“L’ultimo inverno” di Harding. Il recupero delle radici

Chiara Pieri

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ultimo_inverno_neripozzaDi natura poetica il romanzo “L’ultimo inverno” (Neri Pozza 2011, collana I Narratori delle tavole) di Paul Harding, accosta il racconto delle vite di George e di Howard Crosby, l’uno il figlio e l’altro il padre.

Prima di morire George ricorda il passato della sua esistenza e la figura paterna, che un tempo nella sua adolescenza aveva amato e odiato. Solo ora comprende la natura profonda del genitore e, prima di morire, si riconcilia con lui.

George Crosby  trascorre i suoi ultimi giorni di vita in un letto d’ospedale posto in mezzo al salotto. È circondato dai suoi cari, dalla moglie, dalla sorella, dalle figlie e dai nipoti. Nonostante il tumore che lo fa soffrire, il suo pensiero spazia, ricorda la sua infanzia e soprattutto suo padre, un venditore ambulante. Gli torna in mente il carretto che Howard faceva trainare da un asinello e tutte le piccole cose che il padre vendeva alle donne disperse in case poste sulle colline. La natura con le sue mutanti stagioni e il suo incanto accompagnava il viaggio del carretto e c’era sempre qualche problema da risolvere: cavare un dente o recuperare una bambina caduta nel lago.

Howard soffriva però di epilessia e, durante una crisi, aveva morso due dita al figlio, che non riusciva a capirne la ragione. La madre voleva far internare il marito in un ospedale psichiatrico. E così Howard era scomparso e aveva trovato un’altra donna che lo amava e lo capiva. Il protagonista, un disegnatore tecnico, con il sopraggiungere della pensione era diventato un orologiaio: sapeva aggiustare i meccanismi più complessi e più antichi di questi strumenti misuratori del tempo, che per lui avevano un fascino particolare. George ora, di fronte alla morte, capisce la figura e la malattia del padre, che lo prostrava, ma gli faceva vivere anche attimi fuori del tempo comune. La riconciliazione con il passato consente al protagonista di morire sereno, assistito dalla sua famiglia.

L’ultimo inverno di Harding. Il recupero delle radicidi Paul Harding ha vinto il premio Pulitzer 2010, sbaragliando gli avversari. Ed è giusto che sia così, per un libro che scava nelle radici della vita, che sa scoprire le gioie e l’incanto dei mestieri più umili, che riesca a capire la sofferenza e anche l’attimo di felicità di una malattia come l’epilessia. È la morte che ci porta a fare i conti con il nostro passato e a ritrovare una conciliazione con chi ci è stato accanto e di cui non sempre abbiamo capito la profondità.

Paul Harding ha insegnato critica e scrittura creativa a Harvard e all’Università dello Iowa, ed è stato batterista in un gruppo rock con cui ha registrato due album e girato l’Europa in tour. Oggi vive a Georgetown, nel Massachussetts, con la moglie e i figli. Pubblicato negli Stati Uniti nel 2009 da una casa editrice indipendente, la piccola Bellevue Literary Press, L’ultimo inverno ha vinto nella sorpresa generale  il premio Pulitzer 2010  e ha scalato le classifiche dei bestseller.

Autore: Paul Harding
Titolo: L’ultimo inverno
Editore: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 15,50 euro
Pagine: 185

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Chiara Pieri

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