“Paesaggio con incendio”. Intervista a Ernesto Aloia

Alessandra Stoppini

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paesaggio-con-incendioAvevo ripreso a considerarmi uno del posto”. Vittorio è la voce narrante degli avvenimenti dell’intenso “Paesaggio con incendio” (Minimum Fax, 2011) di Ernesto Aloia. Il protagonista è uno storico torinese di quarant’anni il quale insieme alla moglie Carla, grafica pubblicitaria, e alla figlia Giulia torna come ogni anno in estate a soggiornare per due settimane nella vecchia casa dei nonni a Castagneto nel cuore dell’Appennino.

Tra i monti e le valli boscose che durante la II Guerra Mondiale sono state delimitate dalla Linea Gotica, Vittorio ha trascorso “le estati dell’infanzia e della prima giovinezza”. Dopo la nascita della figlia, la coppia ha ripreso a soggiornare nel paese frequentando ogni anno le stesse persone, ammirando lo stesso panorama che Carla cerca di ritrarre dipingendo dalle finestre della casa. Vittorio deve portare a termine la sua ricerca sui campi di battaglia della Linea Gotica ma la recente scomparsa della madre, portata via in poco tempo da un male crudele, ha spezzato il suo equilibrio. Vittorio pensa sempre più spesso alla morte e al passato, Carla invece desidera un altro figlio, quindi la coppia si allontana perché “lei guardava in una direzione ed io in un’altra… ”. Il paese nasconde odi e desideri di vendetta, vecchie passioni mai sopite in un’estate calda e soffocante. Nel suo secondo romanzo Aloia descrive con uno stile scorrevole e coinvolgente i drammi e le debolezze dell’animo umano. La tragedia shakespeariana è in agguato pagina dopo pagina. Uno sguardo sull’Italia attuale che sorprende e avvince il lettore, perché per raccontare il male e la follia non c’è bisogno di usare toni cupi o violenti. … in paese i rancori crescevano mostruosi, smisurati.”

O saisons, o chateaux, Quelle ame est sans defauts?”(1). Può chiarire il significato dei versi di Rimbaud che aprono il romanzo?
“Si riferiscono a quella specie di vizio dell’anima che caratterizza Vittorio, il protagonista, al distacco e all’indifferenza che gli impediscono di notare quello che si sta preparando davanti ai suoi occhi al di sotto della placida apparenza di una villeggiatura. Infatti ad accorgersi più o meno consciamente dei conflitti accesi dietro la rassicurante facciata del paese non sarà lui, ma sua moglie, che li rappresenterà in forma simbolica in un quadro, da cui tra l’altro deriva il titolo del romanzo.”

Il paese io l’avrei voluto immutabile”. Qual è il fascino che Castagneto esercita su Vittorio?
“È sicuramente il fascino dell’infanzia, il magazzino segreto di tutte le forme dell’immaginazione che poi siamo destinati a rielaborare per tutta la vita. Vittorio, oppresso com’è da un lutto recente, cerca anche il ritorno a una stagione della vita in cui la nozione della morte era vaga e distante. E cerca anche un luogo in cui sia possibile fermare il tempo. Si riveleranno tutte illusioni.”

Benvenuti a Castagneto” è scritto nel cartello all’ingresso del paese. Quanti rancori e livori repressi può contenere una comunità apparentemente tranquilla?
“Se la città, la vita metropolitana, cancella ogni cosa a una velocità preoccupante, ciò che caratterizza la dimensione del paese è la persistenza. In quello spazio chiuso tutto è destinato a ripetersi, a riecheggiare all’infinito come il suono che sentiamo avvicinando l’orecchio a una conchiglia. E niente viene mai dimenticato davvero. I sentimenti, e soprattutto i risentimenti, si intrecciano, si moltiplicano, si solidificano.”

… e dove guardavo io c’erano l’inverno passato, mia madre e il pensiero della morte… ”. Nel suo romanzo il dolore allontana Vittorio da Carla. Desidera chiarire il suo pensiero?
“Li allontana solo inizialmente, in realtà, perché il fatto che alla fine a vincere sia la capacità di rigenerazione e di trasformazione della vita finisce col riunirli.”

Il protagonista ama tornare nei boschi dell’Appennino, teatro delle battaglie della II Guerra Mondiale. Ci tolga una curiosità: lo scrittore partigiano Beppe Fenoglio è uno dei suoi autori preferiti?
“Considero Fenoglio uno dei più grandi scrittori del nostro Novecento. I suoi libri non sono solo bellissimi ma, come autore, li considero fondamentali per la costruzione di un’etica della scrittura che consiste nel non accontentarsi mai, nel rifiutare le mezze soluzioni, nel ricercare in ogni riga la propria particolare forma di perfezione. Beppe Fenoglio è un maestro. Se avesse avuto più tempo, chissà dove sarebbe arrivato.”

(1)O stagioni, o castelli, Quale anima è senza errore?”

Ernesto Aloia è nato a Belluno nel 1965. Vive e lavora a Torino. Ha pubblicato due raccolte di racconti Chi si ricorda di Peter Szoke? (Minimum Fax 2003) e Sacra Fame dell’Oro (Minimum Fax 2006) e un romanzo I compagni del fuoco (Rizzoli 2007). Paesaggio con incendio è il 50esimo romanzo della collana Nichel della Minimum Fax.

Autore: Ernesto Aloia
Titolo: Paesaggio con incendio
Editore: Minimum fax
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 11,70 euro
Pagine: 149

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Alessandra Stoppini

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