La luce perfetta del giorno: intervista a Elena Varvello

Michela Gelati

Tagged: , , , ,

la-luce-perfetta-del-giornoLa luce perfetta del giorno” (Fandango), esordio di Elena Varvello racconta con una scrittura profondamente evocativa la vita di Matilde, donna forte e dura, della sua famiglia e degli altri abitanti di una piccola comunità montana.

Una natura splendida e minacciosa, un grappolo di persone che si amano e odiano, tradiscono e soffrono in un piccolo paese italiano, dagli anni Sessanta ad oggi.

Un libro che è stato come “una lunga ricerca”, spiega l’autrice: “Io vengo dal racconto, e mi trovavo a mio agio con quella forma narrativa. Fino a quando Matilde, il personaggio principale di “La luce perfetta del giorno”, è entrata in un racconto, più prepotentemente degli altri, e ho intuito che lei poteva essere un personaggio a cui dedicare piu tempo. Così ho iniziato a raccontare la sua storia, e a un certo punto è come se mi fossi svegliata e c’erano 500 pagine“.

Perché hai scelto di ambientare il libro in un piccolo centro, Croci?
“Vivo in un posto come quello descritto, anche se trasfigurato, nel libro: il bosco, le colline, la neve sono luoghi con cui ho un rapporto intimo, e affascinanti dal punto di vista narrativo perché nelle piccole comunità sembra che ci si conosca tutti ma ogni famiglia nasconde segreti. Una commistione affascinante tra grande confidenza e aspetto oscuro.”

Racconti tutta la tragedia, la speranza, il male di vivere delle persone comuni…
“Ho affrontato alcune delle situazioni descritte e altre le ho viste accadere, in posti dove invece sembra non succeda mai niente. La seconda parte del libro è un’invocazione, la possibilità della salvezza dopo momenti tragici e disperanti. Seppure, per i due personaggi fondamentali del libro, con tendenze diverse: Clara tende sempre verso l’alto, Matilde si appoggia a chi le sta vicino.”

Che ruolo ha la fede nel romanzo?
“Matilde e Clara incarnano due visioni del mondo inconciliabili. Una guarda alla trascendenza, per l’altra c’è solo l’uomo. Due posizioni che si scontrano, ma convivono sempre. Dio per Clara è la provvidenza, la certezza che ogni cosa abbia un senso. E la costante ricerca di un senso vale anche per Matilde. Ma lei lo cerca negli altri e non nella fede. Nel romanzo Dio è un altro modo per dire disegno, significato.”

Non sei la sola scrittrice italiana a raccontare grandi temi legati però a piccole realtà di paese. Penso per esempio a Donatella di Pietrantonio, autrice di “Mia madre è un fiume” (Elliot) ambientato nell’Abruzzo rurale. E’ una nuova “tendenza”?
“Sì, mi sembra indubbio, in Italia come altrove. Penso soprattutto a due libri: il romanzo di Davide Longo, “L’uomo verticale”, e il premio Pulitzer Elizabeth Strout che racconta storie ambientate in una piccola comunità del Maine dove però succede di tutto. C’è una tendenza a guardare piccoli luoghi, che non è una novità in letteratura – c’era già in “Madame Bovary”, dove la protagonista ambisce alla città e vive in provincia – ma sicuramente c’è una maggiore attenzione in questi anni. La provincia permette di vedere le cose più nitidamente: il mistero e il segreto restano, ma il punto d’osservazione è molto piccolo e dunque molto chiaro.”

La natura nel tuo romanzo non è solo sfondo, ma grande protagonista, anche minacciosa: la montagna, i boschi, l’inverno, il buio…
“Volevo raccontare cosa significa essere lontani dalla città, in mezzo ai boschi, ma anche la possibilità che l’isolamento dà di stringere rapporti con i vicini, avvicinarsi l’un l’altro nella solitudine, quando la neve chiude le strade con il resto del mondo. Era importante che la natura fosse incombente, anche paurosa, come nelle fiabe. Soprattutto per i bambini del romanzo, il bosco è potenzialmente minaccioso, ma se si riesce ad attraversarlo si arriva dall’altra parte diversi. Certo c’è anche un aspetto oscuro, come da sempre nelle favole: non sempre chi entra nel bosco riesce a uscirne.”

Elena Varvello è nata a Torino nel 1971. Ha scritto per la radio e per il teatro. E’ autrice di due raccolte di poesie, “Perseveranza è salutare” (Portofranco 2002) e “Atlanti” (Canopo 2004) e della raccolta di racconti “L’economia delle cose” (Fandango 2007), finalista al Premio Strega e vincitore del Premio Bagutta Opera Prima. Insegna alla Scuola Holden di Torino e vive in un piccolo paese tra i boschi, con il marito e i due figli.

Autore: Elena Varvello
Titolo: La luce perfetta del giorno
Editore: Fandango
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 18 euro
Pagine: 332

/ 112 Articles

Michela Gelati

Comments Closed

Comments for this post are now closed.