Invisibili all’Ilva di Taranto

Stefano Donno

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invisibiliSi parla dell’Ilva e di questioni delicate e interessanti nell’ultima pubblicazione di Kurumuny a cura di Fulvio Colucci e Giuse Alemanno dal titolo “Invisibili – vivere e morire all’Ilva di Taranto“. Ma facciamo qualche passo indietro. Accanto al “brand” Salento (marchio d.o.c. dalla pizzica all’editoria) anche Taranto assurge sempre più spesso negli ultimi tempi a geografia letteraria di tutto rispetto, a brand da esportare oltre i confini regionali pugliesi.

Lasciai l’Italsider nell’87. Ho rimpianto lo stabilimento siderurgico per quel senso di fratellanza tra compagni di lavoro. Eravamo sulla stessa barca. Tutti a remare nello stesso senso. Perché il mistero del metalmezzadro, o del pescatore che si fece operaio, resta tutto ancora da scoprire. Quale grande inclinazione permetteva a questi uomini, della terra e del mare, di mostrare una così grande versatilità nel lavoro meccanico? La mano? L’occhio, appunto, che rubava il mestiere? La versatilità traccia di uno spirito artigiano? La pazienza e la fame?“. (Pescatore e operaio di Fulvio Colucci).

Tra editor, critici e valenti penne da Mario Desiati, a Michelangelo Zizzi a Girolamo De Michele (solo per citarne alcuni),  la città di Taranto si racconta attraverso una serie di libri molto interessanti. Penso a “Taranto-Firenze, monologo dell’ultimo dei Pazzi” di Agostino Palmisano (Lupo editore) che narra di una Taranto psichedelica tra precariato, visionarietà e deriva; prendo in considerazione “L’Eroe dei due mari” di Giuliano Pavone edito da Marsilio X, ricchissimo di una folta selva di storie e malumori che si agitano sotto la cappa di una città cancrenosamente decadente e velenosamente italsiderea; impossibile non citare per i tipi di Edizioni Controluce “Belli di papillon verso il sacrificio” Giuseppe Cristaldi  dove si descrive una Taranto tutta viva nella mente di un ragazzo che erige un vero e proprio monumento al padre morto, figura border-line nato e cresciuto nel quartiere Tamburi dove ha alimentato favole e racconti sulle proprie gesta. Spinto alla disperazione da un’ingiunzione di trasloco, l’uomo si ucciderà. L’orazione del figlio sarà un canto di lotta contro i potenti e i prepotenti.

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Stefano Donno

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