“Basta poco” di Antonio Galdo. Per una nuova ecologia

Roberto Bisogno

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basta-pocoBasta poco” (Einaudi, 2011) è il nuovo libro di Antonio Galdo: si può dire, parafrasando un vecchio detto, che non tutte le crisi vengono per nuocere. Un libro che offre lo spunto per ipotizzare un nuovo modo di vivere.

E mi sembra che la crisi che stiamo attraversando non faccia eccezione e anch’essa può rivelarsi benefica se sapremo cogliere l’occasione che ci offre per modificare il nostro stile di vita.

Dinanzi all‘impoverimento di consistenti gruppi sociali certi vistosi livelli di consumo appaiono moralmente intollerabili, offensivi per chi è in situazioni di grave difficoltà economiche e deve stimolare ad una maggiore attenzione al rapporto qualità e prezzo di quello che acquistiamo, all’evitare sprechi. Si può vivere meglio con meno: ci aiuterà a ritrovare un più soddisfacente equilibrio interno, a salvaguardare il nostro futuro e delle generazioni a venire, minacciato dall’inquinamento e dal progressivo esaurimento delle maggiori risorse.  Ci sono non poche cose che ciascuno di noi, con un piccolo sforzo, può fare per contribuire all’equilibrio del pianeta. Sì, basta poco, come sostiene Antonio Galdo, con i suoi pensieri forti e con i gesti semplici che ci suggerisce nel suo libro per una nuova ecologia della vita quotidiana.

Innanzitutto occorre evitare gli sprechi, di cui neanche ci rendiamo più conto, tanto sono radicati nei nostri comportamenti: ad esempio, nel consumo sfrenato dell’acqua o in quello del cibo. Sprecare cibo, scrive Galdo, è una delle più perverse abitudini dell’uomo contemporaneo. Uno spreco che ha molte facce e molti protagonisti: dalle aziende alimentari ai punti vendita della grande distribuzione, dai campi agricoli alla tavola di un consumatore medio. Solo due dati:  nel mondo una percentuale compresa tra il 30 ed il 40 per cento del cibo prodotto dalla filiera alimentare viene scartato e distrutto, senza mai essere consumato; nel nostro paese si buttano sei milioni di tonnellate di derrate (prodotti scaduti, avanzi di cucina non utilizzati, cibi e bevande dimenticati nel frigo, ecc) che rappresenta l’equivalente dei consumi alimentari degli spagnoli. In tale situazione si assiste al paradosso che vede il pianeta afflitto da due epidemie parallele: da un lato un sesto dell’umanità che si nutre con l’equivalente di due ciotole di cereali, dall’altro, nei paesi “sviluppati”, un miliardo di persone obese.

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Roberto Bisogno

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