Amore mio uccidi Garibaldi. Parla Isabella Bossi Fedrigotti

Alessandra Stoppini

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amoremio-uccidigaribaldiNel prologo di “Amore mio uccidi Garibaldi” (Longanesi), Isabella Bossi Fedrigotti rievoca il gioco sulle scale della casa avita di Sacco Rovereto nel comune di Trento, quel“inventare il mestiere di chi ci viveva appeso”.

Dopo lo zio Nanetto con lo spartito in una mano, il conte il cui abbigliamento ricordava l’aspetto di un mugnaio, la donna – uomo “con la scollatura grande e maestosa”, il vecchio frate severo appeso di fronte una donzella vanitosa, ecco il nonno Fedrigosul quale non osavamo scherzare”. Il bisnonno, padre dell’amato nonno Ferdinando appare vestito nell’uniforme blu degli ussari. Accanto al conte – principe “il primo a dar lustro alla famiglia, forse solo per via matrimoniale” è appeso il ritratto della sua consorte, la boema Leopoldina Lobkowitz che sorride appena “le mani sul grembo, i capelli tirati su”.

Fedrigo e Leopoldina sono i protagonisti di questo volume che a trent’anni dalla prima uscita è ripubblicato in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Il libro è incentrato sulle lettere che i coniugi si scambiarono in un momento fondamentale della storia europea e italiana. Romanzo storico, quindi ma anche appassionante storia d’amore tra due persone che la guerra stava per dividere.

Nel 1866 a Rovereto in Trentino “quasi nell’ultimo confine della monarchia” sta per scoppiare il conflitto che vedrà contrapposto l’esercito austriaco contro quello prussiano e quello del nuovo Stato Italiano. È la III Guerra d’Indipendenza nella quale il conte Fedrigo fedele suddito asburgico si arruola come volontario ed è spedito sulle montagne sopra Rovereto a combattere contro Garibaldi e le sue camicie rosse. “… cosa possono pretendere gli italiani da questo brigante? Dicono che da giovane, in Sudamerica, abbia fatto il pirata”.

Breve ma intenso romanzo d’esordio capace, con dettagli accurati, di ricreare un ambiente, un’epoca e una società aristocratica che svaniranno alla fine della I Guerra Mondiale. Alii bella gerunt, tu felix Austria nube, gli altri fanno la guerra, tu, Austria felice, pensa ai matrimoni. Mentre l’Ottocento sta lentamente volgendo al termine, questa tendenza degli Asburgo a utilizzare le unioni matrimoniali come strumento per allargare la propria potenza sembra ora tragicamente inutile. A Fedrigo “… è risparmiato il dolore di diventare italiano” muore nel 1902, mentre Leopoldina morì dieci anni prima del marito nel 1892, sempre fiera di essere suddito di una potenza imperiale. “Amore mio, uccidi subito questo Garibaldi! Lo trovi gli spari e torni da me un eroe per tutti e non solo per gli occhi di una donna innamorata”.

Signora Bossi Fedrigotti ci descrive brevemente le figure dei suoi antenati Fedrigo e Leopoldina?
“Io li conosco dalle lettere e dai ritratti ma ne ricevo un messaggio discordante. Nelle lettere sono teneri, ingenui, sognatori, indifesi, fragili quasi, soprattutto il bisnonno. I ritratti mi restituiscono invece l’immagine di due persone rigide, severe, impacchettate nei loro vestiti scuri, serie se non tristi. Ma forse è colpa del pittore…”

Nel romanzo è posto in evidenza il concetto del Tirolo come terra di frontiera, avamposto dell’Impero di Francesco Giuseppe. Ce ne vuole parlare?
“La mia terra era ed è di frontiera, anche se ora non esattamente come prima. La frontiera c’è sempre stata nella mia vita, se non altro perché ho genitori di due nazionalità diverse. Al tempo dei bisnonni il Trentino era zona poverissima, infinitamente distante dalla capitale dell’impero, e facilmente trascurata, dimenticata da chi governava a Vienna. Inevitabile, dunque, che non pochi trentini, sudditi austriaci di lingua italiana, guardassero con speranza all’Italia che era paese giovane, vitale, reduce da una lunga marcia con la quale aveva raggiunto l’unità.”

Possiamo considerare il volume come una storia a due voci, nella prima parte la vita vista attraverso lo sguardo acuto di Leopoldina e la seconda parte invece dedicata al conflitto armato descritto da Fedrigo?
“Certo, è così.”

C’è voluta la guerra per sentirti dire che hai desiderio di me”. Che cosa ha provato leggendo le lettere dei Suoi progenitori che sono la testimonianza di una grande storia d’amore coniugale?
“Vorrei ricordare che si tratta di un romanzo, non di una memoria, che le lettere sono state riscritte e reinventate, sempre conservando il loro senso originale…”

La storica inglese Lucy Rial ha definito Giuseppe Garibaldi come il primo leader nazionale carismatico e comunicatore. Che cosa ne pensa?
“Mi pare che abbia ragione. Ma il mio Garibaldi, pur presentissimo e temuto, mitico e terribile, non appare mai. Del resto, nel 1866 era vecchio e malandato, ferito alla gamba tanto che in campo di battaglia giungeva in portantina. Comunque, al di là dei detrattori che, a sorpresa, si contano numerosi anche da noi, bisogna riconoscere che senza la sua energia e il suo carisma, difficilmente si sarebbe fatta l’Italia nei tempi in cui è stata fatta.”

Alla vigilia della manifestazione del 13 febbraio scorso Se non ora quando? Clio Napolitano ha detto “Vivo questo momento storico come con turbamento ma anche con speranza. Le donne sono tante cose, la maggior parte sono le donne di questo paese”. Possiamo domandarle una Sua opinione al riguardo?
“Poiché scrivo queste parole l’otto marzo, festa delle donne, e leggo che ci sono state due diverse manifestazioni di donne che non hanno voluto riunirsi per motivi che non mi sono sembrati così essenziali, do sì ragione a Napolitano, ma mi chiedo anche quando verrà il giorno della vera maturità delle donne italiane, dell’uscita dall’eterna adolescenza.”

Isabella Bossi Fedrigotti è nata a Rovereto da madre austriaca. Scrittrice e giornalista scrive su argomenti culturali e di costume sul Corriere delle Sera. Ha un suo forum nel sito www.corriere.it. Con il romanzo Casa di guerra (1983) è stata finalista al Premio Strega e al Campiello. Il successo al Premio Campiello è arrivato nel 1991 con il terzo romanzo, il bestseller Di buona famiglia. Altri titoli: Il catalogo delle amiche (Rizzoli 1998), Cari saluti (Rizzoli 2001), La valigia del Signor Budischowsky (Rizzoli 2003), Il primo figlio (Rizzoli 2008), Se la casa è vuota (Longanesi 2010). Tutti i suoi libri sono stati tradotti in varie lingue.

Autore: Isabella Bossi Fedrigotti
Titolo: Amore mio uccidi Garibaldi
Editore: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 15,60 euro
Pagine: 180

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Alessandra Stoppini

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