Colori della vita

Alessandra Stoppini

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lavitasognata-seraphineL’avventura di dipingere per Séraphine, protagonista di “La vita sognata di Séraphine de Senlis” (Archinto, 2010) di Francoise Cloarec, nacque da un ordine imperioso “della Vergine Maria o di un angelo”. Fu l’inizio della storia di una semplice governante il cui nome ricordava quello degli “angeli della prima gerarchia, i più vicini alla presenza divina”, di straordinario talento artistico.

Non fu una vita facile quella di Séraphine Louis nata il 3 settembre 1864 ad Arsy nell’Oise da una famiglia di pastori e domestici, padre bracciante agricolo e madre “donna delle pulizie nelle fattorie dei dintorni”. I genitori non avrebbero mai immaginato che la figlia sarebbe diventata una pittrice naif (1) i cui dipinti raffiguranti intrichi di fiori, foglie e frutta, un giorno avrebbero adornato le più importanti gallerie d’arte mondiali. Nell’autunno del 1912 il mercante d’arte e collezionista Wilhelm Uhde arrivò a Senlis e il destino gli fece incontrare Séraphine incaricata di servirlo come domestica. Lo scopritore di Picasso, di Braque e del pittore primitivista Henry Rousseau rimase incantato davanti ai quadri di Séraphine. Grazie al mercante tedesco la donna riuscì a imporsi come artista naif ma la crisi economica americana del ’29 che si propagò anche in Europa, colpì l’opera di Séraphine. Uhde, infatti, non poteva più permettersi di finanziare il talento della pittrice. Séraphine non seppe reagire a questa cocente delusione, smise di dipingere e s’isolò sempre di più. Iniziarono i primi disturbi mentali che la fecero finire nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Clermont de l’Oise dove sarebbe vissuta fino all’11 dicembre del 1942, giorno della sua scomparsa.

Séraphine. La vie revée de Séraphine de Senlis ha il pregio di portare alla luce il ritratto di una donna dimenticata, dall’animo delicato e sensibile, che “nel corso di tutta la sua vita conserva il ricordo della natura, dei campi, dei fiori selvatici, dei pascoli, degli alberi” osservati da piccola nella sua terra ad Arsy, nella Piccardia francese. Un’esistenza quella di Séraphine che era un insieme di genio e solitudine, follia e lavoro umile. “A modo suo, scrive la propria storia, si avvicina al proprio sogno”. Il mondo interiore per la pittrice era rappresentato dai suoi dipinti i quali attraverso i suoi colori forti e sgargianti erano il simbolo del suo rapporto primigenio con la natura che la circondava. “Possiamo immaginarla mentre dipinge e ridipinge le tracce colorate che trasportano le sue prime esperienze affettive, inventa tonalità legate ai ricordi, alle impressioni antiche e rimosse”. Commuove il lettore, la storia di Séraphine entrata nel 1881 a diciassette anni nel convento delle suore di Saint – Joseph de Cluny a Senlis. Nel monastero la pittrice rimarrà vent’anni dove “si occupa come sempre delle mansioni e dei lavori più faticosi”. Vent’anni “al riparo della realtà” fuori dal mondo dove “gli angeli, i fiori alimentavano i suoi pensieri”. Dentro la cattedrale di Notre Dame a Senlis in questo luogo sacro dedicato al silenzio e al raccoglimento, Séraphine udì la Madonna che le ordinava di dipingere. La futura pittrice non poteva non seguire quella voce che le sussurrava di seguire il suo istinto. La pittura era per Séraphine un atto liberatorio capace di renderla felice e di farle vivere una vita parallela a colori in contrasto con quella reale fatta di solitudine e sacrificio. “Con l’appello che viene dal cielo, ha trovato il modo di dare forma a un desiderio imperioso”.

Séraphine pittrice istintiva appartenente al gruppo dei Primitivi moderni trascorrerà dieci lunghi anni in manicomio e l’autrice servendosi degli scritti di Séraphine conduce il lettore attraverso l’indicibile orrore della vita nell’ospedale psichiatrico, “rinchiusa in un mondo di ombre e di incubi aspetta la morte”. Uhde alcuni anni dopo la morte dell’artista trovò casualmente, in un angolo polveroso di un atelier, l’ultimo ritratto di Séraphine: un mazzo di fiori dai colori delicati su uno sfondo chiaro, “l’estrema traccia” del suo genio pittorico.

Il film Séraphine regia di Marcel Prevost ha conquistato il pubblico e la critica francese vincendo sette César ed è stato selezionato per concorrere all’Oscar come miglior film straniero. Raffinato ritratto di una pittrice primitiva protagonista una convincente Yolande Moreau che si è perfettamente calata nel ruolo della visionaria Séraphine. Nelle pagine introduttive del volume l’attrice tra le altre cose scrive “Il viaggio di Séraphine era una specie di ricerca di sé… del nostro rapporto con il mondo, con la natura e con il divino”.

(1) La pittura Naïf è costituita da un’esecuzione elementare, semplice e racconta in modo fiabesco scene di vita quotidiana, con un ricco accostamento di colori, usati generalmente puri. Per gli artisti Naïf sono stati usati i termini di istintivi, primitivi moderni, popolari o pittori dal cuore sacro. Fu proprio uno degli scopritori della pittura Naïf in Francia, Wilhelm Uhde a chiamare pittori come Henri Rousseau, Séraphine, Louis Vivin, Camille Bombois o André Bauchant pittori dal cuore sacro.

Francoise Cloarec psicologa e pittrice, ha studiato presso la scuola di Belle Arti di Parigi. La sua tesi di psicologia è stata intitolata Séraphine de Senlis, un caso di pittore spontaneo. È stata consulente storica per la sceneggiatura del film di Martin Provost, Séraphine (2008).

Autore: Francoise Cloarec
Titolo: La vita sognata di Séraphine de Senlis
Editore: Archinto
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 12 euro
Pagine: 182

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Alessandra Stoppini

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