Pennacchi al Museo Crocetti presenta Canale Mussolini

Alessandra Stoppini

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canale_mussolini_-_antonio_pennacchi_-_mondadoriIeri, giovedì 11 novembre alle ore 18,30 presso il Museo Crocetti sito in via Cassia 492 a Roma, si è svolta la presentazione di “Canale Mussolini” (Mondadori, 2010) di Antonio Pennacchi.

Erano presenti oltre all’autore lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, l’Assessore alle Politiche Culturali e alla Comunicazione del Comune di Roma Umberto Croppi, l’Assessore alla Cultura del XX Municipio Marco Perina e Roberto Rosseti Vicedirettore del Tg1.

Con Canale Mussolini Pennacchi ha descritto la sua famiglia narrando le gesta del clan contadino dei Perruzzi sradicati dalla loro terra originaria nella bassa padana per approdare nell’agro pontino, terra bonificata dalla malaria durante il regime fascista. Questo grande romanzo popolare è valso all’autore la meritata vittoria al Premio Strega 2010. Con passione, onestà e grande dedizione Pennacchi con Canale Mussolini restituisce al lettore la memoria condivisa, di là da ogni polemica scaturita all’uscita del volume. Non si tratta solo quindi di una saga familiare ma di un’opera letteraria su una parte della storia italiana rimossa dalla memoria e dalla cultura italiana. Famiglie d’origine proletaria, agricoltori e operai veneti, friulani e romagnoli poverissimi, i quali possedevano una sola ricchezza: la propria numerosa prole che serviva come manodopera per lavorare la terra, un tempo malsana. Erano dei nuovi colonizzatori che il tempo ha dimenticato.

Indicativa è inoltre la biografia di Pennacchi il quale non è nato scrittore e che fino a cinquant’anni ha fatto l’operaio in fabbrica. La storia della sua città, Latina nella quale l’autore è nato nel 1950, ha confermato il suo innato talento per la scrittura. I lettori avevano già scoperto le sue qualità nelle opere precedenti di Antonio Pennacchi, come ad esempio Il fasciocomunista (Mondadori 2003) dal quale è stato tratto nel 2007, il film Mio fratello è figlio unico regia di Daniele Luchetti con Riccardo Scamarcio, Elio Germano e Angela Finocchiaro.

Di fronte a un numeroso pubblico Marco Perina ha aperto la presentazione ringraziando con poche ma incisive frasi l’Associazione M.Arte che ha organizzato l’evento. “Ho letto il romanzo l’estate appena trascorsa mentre mi trovavo a Sabaudia proprio nei luoghi nei quali si svolge la storia. Ho apprezzato molto il volume”. Rosseti ha definito il volume di Pennacchi “come il libro delle sue radici”. Il Vicedirettore del Tg1 ha parlato delle persone del veneto come di un “popolo lavoratore, di gente che si è rimboccata le maniche”. Appassionata e molto apprezzata la presentazione di Pietrangelo Buttafuoco “Il romanzo non è altro che una saga familiare che rappresenta al meglio l’Italia di allora, quel decennio che va dal 1926 al 1937, cioè gli anni impiegati per il prosciugamento delle paludi, la costruzione dei canali e dei nuovi centri d’insediamento urbano. Ricordo che la forza lavoro era data dal numero di figli che ciascuna famiglia aveva. I tanti lettori che hanno attraversato il Canale Mussolini di Pennacchi hanno compreso l’amore e il senso di responsabilità dell’autore nei confronti del popolo. Il volume, autentico progetto di letteratura, è un testo letterario profondo che restituisce cose e storie vere che altrimenti avremmo dimenticato. È la nostra memoria. Del resto la letteratura è fondamentale per la memoria”. Buttafuoco ha inoltre ricordato i volumi precedenti di Pennacchi “che sono stati una sorta di preparazione per quest’ultimo testo”.

Per lo scrittore e giornalista siciliano l’autore “possiede la capacità di scavare le cose e di portarle alla luce. È l’arte della maieutica”, metodo socratico dialettico d’origine filosofica basato sul dialogo. Perfettamente calzante inoltre il paragone che Buttafuoco fa tra Canale Mussolini e Il Mulino del Po di Riccardo Bacchelli “è la stessa epopea di palude e sudore”. Vengono anche ricordate le polemiche che hanno accompagnato il successo del libro al quale è stato fatto “un esame di fascisticità. È andata così non si poteva scrivere diversamente.”. Buttafuoco termina dicendo che forse Antonio Pennacchi non sarà mai invitato nel salotto di Fabio Fazio per presentare Canale Mussolini, perché il conduttore teme “la parte comunista di Pennacchi perché il mio amico Antonio è un comunista con l’entusiasmo di un fascista… ”.

Un caloroso applauso ha accolto l’intervento di Antonio Pennacchi che ha iniziato il suo discorso ricordando che ad Aprilia in Piazza Roma è collocata la statua bronzea di San Michele Arcangelo creata da Venanzo Crocetti nel 1936. L’artista teramano che visse e lavorò proprio nel Museo che ospita l’evento, concepì la statua in onore della città appena fondata. “Le città di fondazione in Italia sono 150 e Aprilia è la più bella”. “Non volevo fare un libro di storia né un romanzo politico ma solamente un romanzo sulla storia di una famiglia. I fatti accaduti descritti nel libro sono tutti veri. Era da quando avevo sette anni che sentivo la necessità di raccontare tutto ciò senza fare sconti a nessuno. Tutte le mie storie nascono dalla pancia e raccontano fatti che conosco. Compito gravoso per questo per molti anni mi sono rifiutato di metterlo su carta”. Simpatia e carica umana contraddistinguono Pennacchi il quale con semplicità prosegue nella sua narrazione davanti a un pubblico silenzioso e particolarmente coinvolto. “Siamo venuti dal Veneto spinti dalla fame”, confessa candidamente lo scrittore figlio di coloni giunti dal Veneto a causa della bonifica dell’Agro Pontino e nato da una famiglia numerosa composta di ben sei figli. “Le popolazioni locali ci consideravano come ladri delle loro terre. Eravamo come gli extracomunitari di oggi. C’erano più veneti in giro per il mondo che nel Veneto stesso!”.

Antonio Pennacchi si considera “un cantastorie” che racconta con onestàsia le cose belle sia quelle brutte. Il mio difetto è quello di credere che la storia dell’uomo vada vista da un singolo organismo. Considero l’individuo subordinato alla collettività. L’uomo non è padrone della propria vita ma solamente un tramite tra le varie generazioni”. È sicuramente questo il significato profondo di un romanzo nel quale i personaggi anche quando sembrano perdenti sono vincenti “perché si rialzano subito”.

Bello o brutto che sia, questo è il libro per cui sono venuto al mondo”.

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Alessandra Stoppini

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