Le luci nelle case degli altri. Dialogo con Chiara Gamberale

Alessandra Stoppini

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le-luci-nelle-case-degli-altriLe luci nelle case degli altri” di Chiara Gamberale (Mondadori, 2010) brillano in via di Grotta Perfetta 315, in un “palazzo stretto e corto rosa e verde di Poggio Ameno”, un quartiere della periferia sud di Roma.

Il condominio abitato da famiglie di vario tipo, è illuminato dalla figura di Maria la giovane amministratrice del palazzo.

Anticonformista, svagata, di animo candido, Maria è adorata da tutti gli abitanti del condominio i quali si rivolgono a lei per chiedere consiglio, appoggio, amore, complicità e amicizia. In questa favola moderna, ma dal sapore antico Maria all’improvviso muore a causa di un incidente stradale. Finite le riunioni condominiali nell’ex lavatoio sotto il tetto del palazzo che assomigliano a una terapia di gruppo, finita la gioia e l’allegria e lo scompiglio legati alla presenza di Maria. La donna lascia in eredità la propria figlia di sei anni Mandorla, un’incantevole bambina, la quale con i suoi occhioni sgranati sul mondo osserva il comportamento degli adulti che la circondano. Nella lettera – testamento spirituale che Maria ha lasciato a Mandorla è scritto il segreto del suo concepimento “vorrei che tuo papà fosse un astronauta… e non un uomo come tanti, che abita in via Grotta Perfetta 315”.

Una sera di marzo nell’ex lavatoio quest’uomo forse per noia forse per curiosità ha fatto l’amore con Maria. Mandorla è il frutto di quell’incontro fugace. Tina Polidoro, Samuele e Caterina Grò, la coppia gay Paolo e Michelangelo, i fidanzati Lidia e Lorenzo e la coppia borghese composta dall’Ingegner Barilla e dalla consorte l’infermiera Carmela decidono di occuparsi tutti insieme della bimba, come se fosse figlia di tutti loro. Mentre passano gli anni, Mandorla sale le scale del palazzo passando da un interno all’altro raccontando in prima persona al lettore cosa si prova a osservare le luci nelle case degli altri”, le loro certezze, i loro dubbi e i loro successi perché “dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male”.

Romanzo corale dal finale sorprendente che parla al cuore di chi legge, perché affronta problemi e dinamiche attuali che riguardano ciascuno di noi. Uno stile coinvolgente lieve e diretto quello della scrittrice, la quale, anche con vari flash-back, fa emergere le personalità dei singoli personaggi. Un libro uscito da poche settimane e già arrivato alla seconda edizione.

È che non c’è un posto dove si possa portare a riparare l’infanzia. Tanto più se ti è capitato di averne cinque”.

Abbiamo intervistato l’autrice.

Viviamo tutti all’oscuro di qualcosa che ci riguarda”. È per questo che scrutiamo le luci nelle case degli altri?
“Anche, sì… Come se sapendo il più possibile di chi ci circonda, ci volessimo mettere al riparo dal mistero: non solo dal mistero degli altri, ma anche da quella parte di mistero insito in noi. Purtroppo e per fortuna è un’illusione voler controllare tutto con la consapevolezza e nel bene e nel male la vita avrà sempre più fantasia di noi, come testimonia Mandorla…”

Di solito era sempre lei a far ridere gli altri”, così la piccola Mandorla ricorda sua madre. Chi è Maria?
“Maria è forse la vera protagonista del libro, anche se muore alla prima pagina… È una di quelle donne piene di difetti che però messi insieme formano un essere umano di cui impossibile non innamorarsi.”

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Alessandra Stoppini

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