Vincent van Gogh ritratto dalla sorella Elisabeth

Alessandra Stoppini

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vincent-mio-fratelloLe macchie di calendule, reseda e gerani rossi s’incendiavano ai raggi del sole al tramonto. Tutto era fiorito in quel pomeriggio di fine agosto”. L’incipit di “Vincent, mio fratello” (Skira, 2010) di Elisabeth van Gogh, assomiglia a uno dei tanti dipinti del geniale artista olandese. Alla metà del XIX secolo nel villaggio di Groot – Zundert, borgo di 6000 anime del Brabante nell’Olanda meridionale, presso un giardino di un piccolo priorato, una vecchia casa colonica carica di storia, “tre bambini allegri si divertivano” a giocare nel prato dove erano stese ad asciugare “candide lenzuola di lino”.

I tre fratellini van Gogh, due bambine e un bambino figli del pastore protestante Thedorus e di Anna Cornelia Carbentus “una coppia perfetta” osservavano i passanti. Mentre si voltava, uno dei bambini vide avvicinarsi il fratello maggiore, un ragazzo di diciassette anni dalle spalle larghe, allampanato e con la schiena ricurva. Vincent, il futuro pittore che avrebbe identificato la sua arte con la propria esistenza si recava al torrente a pescare. Non rivolse un cenno di saluto ai fratellini prima di varcare il cancello del giardino, né chiese loro se volevano andare con lui perché amava la solitudine. Del resto proprio a causa del suo difficile carattere Vincent era il cruccio dei genitori.

L’aspetto dell’adolescente era poco attraente: il viso nascosto da un cappello di paglia non riusciva a celare i capelli rossi, “l’ampia fronte già solcata di rughe, le sopracciglia corrugate dai pensieri” e aveva occhi piccoli e infossati. “Non era un ragazzo normale, ma i grandi uomini di rado lo sono”. Nonostante l’aspetto sgraziato “si intuiva in lui una grandezza” e si percepivano “i segni di una profonda vita interiore”. Vincent apparentemente sembrava quasi non accorgersi della bellezza del panorama che lo circondava come gli sterminati campi di segale che si perdevano a vista d’occhio e i prati e i frutteti attraversati “da uno dei tanti ruscelli del Brabante”. A cosa pensava mai Vincent, rude ma sensibile, in quella giornata di tarda estate? Non era ancora arrivato per lui il momento di disegnare, di porre su carta il suo estro creativo, si limitava a osservare la splendida Natura che lo circondava in ogni suo minimo dettaglio perché “la Natura gli parlava con mille voci”.

Nel 1910 Elisabeth van Gogh pubblicò Vincent van Gogh. Persoonlijke herinneringen aangaande een kunstenaar tratteggiando con insolite pennellate di luce e colori la breve esistenza del fratello morto suicida ad Auvers – sur – Oise il 29 luglio 1890 all’età di trentasette anni. Oggi diremmo che Vincent van Gogh soffriva di un grave disturbo bipolare, cioè alternava momenti di euforia ad altri di forte depressione. La prima breve esperienza lavorativa del pittore a Parigi come commesso presso il mercante d’arte Goupil, dove il giovane Vincent comprese di possedere una grande manualità. In seguito fece l’insegnante di francese a Londra in un collegio aperto da un vicario. Pochi sanno che van Gogh era un uomo di grande cultura, parlava inglese e francese. Nella capitale dell’impero britannico Vincent insegnò a studenti che appartenevano alla classe disagiata dei più miseri commercianti londinesi.

Il futuro pittore scriveva molte lettere alla famiglia nelle quali con uno stile dickensiano descriveva “con profusione di dettagli” e con uno stile “sincopato e brusco” paesaggi fantastici, scene di vita cittadina ”l’Arte era il suo primo, unico amore”. Gli schizzi che disegnava nelle lettere “per illustrare al meglio il suo pensiero” altro non erano che i primi abbozzi dei suoi futuri dipinti capolavori assoluti per piglio e colore alcuni dei quali presenti in fotografie a metà del volume. “Il segreto della sua arte era tutto nei colori”. Anima impetuosa, appassionata e inquieta Vincent ritornò a casa, dove trovò lavoro in una libreria di Dordrecht. La sua nuova occupazione gli dava modo di girovagare nei meandri dell’antica cittadina alla ricerca di una strada che lo ammaliasse o ammirare il fiume dove molti apprendisti pittori dipingevano sulle sue sponde. “Ma per lui il tempo non era ancora maturo, la sua formazione non era terminata”. Anche la successiva esperienza nella regione mineraria belga del Borinage a Paturage come predicatore, umile e povero tra i diseredati fu importante per la sua formazione artistica, perché “la fonte della vera arte è l’amore”.

Un piccolo libro finora inedito in Italia, poco più di novanta pagine, ma denso di suggestioni, indispensabile per capire la brama di vivere di van Gogh, l’aiuto decisivo sia morale sia materiale che gli seppe dare la sua famiglia, il ruolo fondamentale che ebbe nella formazione artistica del pittore l’opera di Jean – Francois Millet da van Gogh chiamato Père.

Vincent, mio fratello affascinante viatico da tenere in mano mentre si osservano gli oltre settanta capolavori tra dipinti, acquarelli e opere su carta contenuti nella mostra Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna esposti a Roma presso il Complesso del Vittoriano dall’8 ottobre 2010 al 6 febbraio 2011.

Un’esposizione da record, una mostra assolutamente imperdibile.

Ho saputo che sta per essere pubblicata un’edizione delle sue lettere, saranno come voci dalla tomba… Questi ricordi mi sono così cari, hanno lasciato un’impronta così profonda su di me, che ho sentito il bisogno di trascriverli per amore della verità”.

Elisabeth Huberta van Gogh di cui si hanno scarsissime notizie biografiche, era nata nel 1859 quando Vincent aveva sei anni. Era la sorella intermedia: dopo il pittore – primogenito della famiglia, si si eccettua l’omonimo bambino nato morto esattamente un anno prima – erano venuti alla luce Anna nel 1855, Theo nel 1857, e dopo Elisabeth, Willemina, nel 1862 e infine Cornelis, nel 1867. I suoi ricordi iniziano quando Elisabeth ha undici anni.

Autore: Elisabeth van Gogh
Titolo: Vincent, mio fratello
Editore: Skira
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 15 euro
Pagine: 91

/ 592 Articles

Alessandra Stoppini

2 Comments

  1. Antonio De Robertis

    Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.

  2. Antonio De Robertis

    Salgono a 5 le opere dubbie di Van Gogh al Vittoriano
    Nelle scorse settimane ho segnalato 3 opere dubbie di Van Gogh in mostra a Roma:
    Ritratto di Madame Roulin con la figlioletta (1888)Olio su tela, 92,4 x 73,5 cm,Philadelphia Museum of Art – Lascito di Lisa Norris Elkins,1950,Autoritratto (1886)Olio su tela, 38,8 x 30,3 cm,del Geemente museum dell’Aja,La casa di Jorgus (1890)Olio su tela, 33 x 40,5 cm,già proprietà Readers Digest.Ora che finalmente ho potuto visionare il catalogo Skira mi sono accorto che altre due vanno aggiunte alla serie:Contadino che fabbrica un cesto (1885)Olio su tela, 41 x 33 cm,collezione privata,Dr. Gachet (1890),Incisione su carta, 18 x 15 cm.
    Cinque quadri falsi su più o meno 25 esposti fanno il 20%,media altissima se consideriamo che dei circa 900 Van Gogh catalogati,90(solo il 10%) sono stati ritenuti dubbi dai 13 massimi studiosi mondiali.La mostra si sta rivelando un successo di pubblico e ne sono contento,ma come studioso non posso tacere che dal punto di vista filologico si sono trascurate le risultanze di anni di studi scrupolosi sui falsi,condotti da me e da altri ben più eminenti ricercatori,che avrebbero invitato alla prudenza,quindi sarebbe stato meglio evitare di esporli.Per il commento ai primi tre rimando in particolare ai blogs Geometrie fluide e alle interviste che ho rilasciato recentemente a New Notizie e Gossip Italiano.Il quarto è un falso Schuffenecker,già da me contestato alla mostra di Treviso del 2002.Il quinto è contestato da anni da Benoit Landais,studioso francese,trapiantato ad Amsterdam. Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.

    PERCHE’ QUESTO QUADRO E’ IN MOSTRA AL VITTORIANO?
    Del comitato scientifico che ha organizzato la mostra di Van Gogh al Vittoriano di Roma fa parte anche lo staff del museo Van Gogh,che ha pure prestato alcuni quadri.Nel numero di gennaio 2005 della prestigiosa rivista d’arte inglese Apollo Martin Bailey,giornalista di spicco e critico d’arte specialista di Van Gogh presenta un articolo dal titolo Van Gogh the fakes debate.(Vincent van Goghs paintings),in cui elenca 38 dipinti per i quali è aperto un dibattito tra i maggiori studiosi al mondo circa la loro autenticità,fortemente messa in discussione.Uno di questi è proprio CONTADINO CHE FABBRICA UN CESTO,che viene così indicato:
    Peasant making a basket.(Nuenen Period) Jan 01, 2005 … 2. Peasant making a basket, 1885, private collection, JH657/F171a. Oil on panel, unsigned, 41 x 33 cm. Van Gogh Museum specialists have questioned certain ‘repetitions’ of authentic paintings. In this context Louis van Tilborgh and Ella Hendriks point out that this work is a …
    In sostanza ci avverte che i due funzionari del museo Van Gogh Louis van Tilborgh and Ella Hendriks contestano alcune opere che sono ripetizioni di quadri originali e nella fattispecie proprio questo.Ma io ne avevo già contestato l’autografia in tempi non sospetti nel 1994,stilando un elenco di 30 opere dubitabili in catalogo,tutte provenienti dalla collezione dei fratelli falsari Claude-Emile e Amedée Schuffenecker,poi riportate da Martin Bailey in un articolo per il Giornale dell’Arte del giugno 1997 e dalla giornalista inglese Geraldine Norman per il documentario su Channel 4,andato in onda il 26 ottobre del 1997.Lo avevo di nuovo contestato nel 2002 quando l’originale era esposto a Treviso e le mie motivazioni erano chiare:
    Il quadro sospetto è uno dei soli 3 dei 229 del periodo olandese(gli altri sono: CONTADINA DAVANTI AL FUOCO F176JH799, e MULINO AD ACQUA A GENNEP F47JH526,entrambi non in mostra a Treviso) che sono una copia quasi identica degli omologhi F171aJH657 ,F158JH946 ,F125JH525, quest’ultimo in mostra a Treviso), e la coincidenza che entrambe le versioni dei primi due siano appartenute sia a Schuffenecker che anche ad Eugene Blot,mercante parigino amico dei fratelli falsari non lascia certo tranquilli.

    Ora mi chiedo: PERCHE’ QUESTO QUADRO E’ IN MOSTRA AL VITTORIANO nonostante sia giudicato dubitabile proprio dal museo Van Gogh? Altre notizie sul sito in allestimento http://www.vangoghiamo.altervista.org, su vangauguin e su Geometrie fluide.