Una terra che nessuno ha mai detto. Intervista all’autrice

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libro-ireneleoUna terra che nessuno ha mai detto” (Edizioni della Sera, 2010) è l’ultimo lavoro di Irene Ester Leo. La poetica della scrittrice salentina è ricca di spunti di analisi: il rapporto con la madre terra, l’amore, la letteratura, il tempo. Nel dialogo con la poetessa emergono tratti interessanti sul suo modo di fare poesia, di intenderla, di amarla. Una riflessione profonda su questo genere poetico tanto amato quanto sottovalutato. Con uno scopo importante: affermarne il carattere d’élite ma uscire dalla nicchia.

Irene Ester Leo: una donna, la poesia, l’amore per la sua terra. Da dove nasce la passione per questo genere letterario?
“La poesia è un’energia sottile e come tale oscilla in maniera perenne tra luce ed ombra, tra pietra e leggerezza di vento, tra carne e spirito. Questa oscillazione altamente rischiosa ma dalla grande forza attrattiva ha da sempre catturato le mie attenzioni, le mie visceri, ogni cellula di me. E’ un discorso che trova ragioni lontane. Ho letto, ho letto moltissima poesia da bambina e continuo a farlo. Lo sparo netto, dritto al cuore, credo sia giunto verso i dieci anni. Un verso solo di Rimbaud, anzi due parole: “…fissavo vertigini.”  Mi chiedevo, allora, come fosse possibile fissare con un chiodo al muro, magari, le vertigini, quelle da corsa a perdifiato o da altezze senza fondo. Me lo sono continuata a chiedere a lungo. Ora, con una coscienza adulta,  le accarezzo quelle vertigini. Quando riuscirò a ”fissarle”, quando avrò tale  risposta, probabilmente smetterò in quell’istante di scrivere Poesia, mi auguro pertanto non avvenga, non avvenga mai.
Tali radici appassionate alla materia poetica poi ovviamente hanno cercato gradini ed alberi cui arrampicarsi, ed hanno cominciato a farlo dal contesto concreto attorno, da questa ”Terra”. Trasfigurazione di un non luogo anche, o ancora volto divino ed umano. Terra amata, odiata, mostrata nuda, per quello che è. Della quale amo disperatamente non le gabbie, ma la possibilità di farsi fondamento verso tutte le altre Terre. Mi ritengo figlia di un contesto immenso, il mondo, tutto.

”

Il suo ultimo libro “Una terra che nessuno hai mai detto” edito da Edizioni della Sera ha inaugurato una nuova collana editoriale della casa editrice di Roma.
 Perché ha sposato questo progetto e cosa pensa dell’editoria che punta sulla poesia?
“Innanzitutto credo molto nella Poesia, ed anche in chi le si affida credendoci a sua volta. Se poi la casa editrice in questione annovera un editore trentenne e carico di entusiasmo e passione, io non posso che esser contenta d’essere parte attiva in questa suo progetto. La serietà che ho notato, mi ha illuminato gli occhi, ed ho accettato di buon grado l’invito di Stefano Giovinazzo. Non siamo di fronte ad un “argomento” facile, ma anzi di fronte abbiamo un qualcosa che si mostra, si ritrae, va quasi afferrato e riservato, coccolato,  mentre la prosa si pone frontalmente, la poesia è sbieca. L’editoria che punta sulla poesia quindi è coraggiosa, ovviamente parliamo dell’editoria ”per bene” che mette innanzi a tutto l’autore e la sua materia umana e poetica, e che conosce il rischio ma anche la soddisfazione che ne può derivare se si crea una bella alchimia di fondo. Mi ritengo fortunata, sino ad ora ho incontrato delle belle realtà in tal senso.”

Perché è giusto puntare sul genere poetico?
“Perché  trovo sia necessaria la buona Poesia, ancor prima che giusta, e credo possa fare bene in un contesto contemporaneo che mette in prima luce altro: bassume e sudiciume senza fondo. Ecco in maniera non troppo “utopistica” io credo che la bellezza possa salvare il mondo. E la parola è il mezzo, e la poesia il mezzo libero e senza corazze, carico di quella bellezza,  atto a raggiungere tale nobile finalità. Pertanto facciamoci del bene, tentiamo almeno. E leggiamo Poesia, ancor prima di scriverla.

”

Nella silloge “Una terra che nessuno hai mai detto” una domanda aleggia per e sul lettore: Perché questo batticuore fosco e impetuoso insegue proprio me?
 Cosa ci può dire a riguardo?
“E’ la domanda che si pone il Viandante di Nietzsche, quando afferrato dall’impulso del vivere il mondo, scegliendo una via diversa e soprattutto più libera, si trova di fronte all’alba delle muse, ma anche alle notti più cupe. Ed è la domanda che si porrebbe a mio parere ogni viandante, ogni essere umano combattuto tra la voglia di assecondare questo innato senso alla vita e la paura di farlo. La Poesia è questo batticuore fosco ed impetuoso.

”

Da dove nasce il titolo dell’opera?
“”Una terra che nessuno ha mai detto” è il verso tratto da una lirica di Pavese, del 1945, della raccolta “La terra e la morte”. Tutto il filone di queste poesie, si stacca dalla produzione precedente e rappresenta a mio parere e non solo, un momento altissimo della produzione poetico-letteraria di tutto il Novecento. Ho amato molto Pavese, specie in questi versi fatti di assenza, di desiderio astratto e di amore per questa Terra che porta con se’ fattezze umane e divine. E questo oltre ad essere un omaggio personale, è un monito a me stessa: solo dove la Poesia tocca il vertice, nascono terre nuove.
”

Un pensiero sulla situazione di questo genere letterario in Italia.
“Esistono in Italia, diverse voci eccellenti, molte delle quali ho avuto modo di incontrare non solo tra le pagine di un libro ma personalmente. Ed in loro ho notato una meravigliosa urgenza del far Poesia. Ma molto spesso manca la progettualità circostante. Noto un po’ di confusione, e forse è normale in un’epoca che vede affermarsi nuovi parametri in tal senso. Credo che manchi la giusta adesione delle realtà concrete: città, provincie, regioni, e che queste realtà non facciano mai abbastanza o abbastanza bene. Speriamo che possa formarsi presto un sistema che dia luce e modo di diffondere Poesia come si dovrebbe, ed abbatta quel timore reverenziale che tante volte la circonda.”

Perché acquistare “Una terra che nessuno ha mai detto”? Cosa contiene la poesia di Irene Ester Leo?
“Vi dirò che non sono brava con le autoreferenze. La Poesia di Irene contiene molte domande e poche risposte, innumerevoli spine e qualche bagliore, somiglia alle pietre arenarie di certi monumenti, cesellate con una morbidezza che è solo apparente.” Ecco mi auguro di avervi incuriosito quanto basta.

Qual è il suo auspicio per l’affermazione della poesia nelle librerie?
“Affinché la Poesia -contemporanea- possa affermarsi nelle librerie, occorre che vi sia una richiesta da parte del lettore, e perché ciò avvenga è necessario fornire un ottimo prodotto in tema di qualità. In cuor mio mi auguro aumenti la qualità, e soprattutto che gli editori la sappiano scovare non necessariamente dietro vistosi blasoni.”

Irene Ester Leo, classe ’80, è laureata in storia dell’arte moderna. Ha esordito ufficialmente nel 2006 con Canto Blues alla deriva (Besa). Nel 2007 ha ricevuto dal Teatro di Musica e Poesia L’Arciliuto di Roma il riconoscimento in “Kagolokatia”. Le sue liriche sono state inserite nella rivista letteraria “Incroci” diretta da Lino Angiuli e Raffaele Nigro (Adda Editore). Ha pubblicato nel 2009 Sudapest (Besa). Nrll’aprile del 2010 la raccolta poetica Io innalzo fiammiferi, con prefazione di Antonella Anedda (Lietocolle). E’ presente su numerose antologie tra le quali AA. VV. L’ustione della Poesia a cura di Anna Maria Farabbi (Lietocolle). E’ stata recensita da Maurizio Cucchi su La Stampa. Collabora con il quotidiano” Il Paese Nuovo” alla pagina culturale. Cura un suo litblog.

Autore: Irene Ester Leo
Titolo: Una terra che nessuno ha mai detto
Editore: Edizioni della Sera
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 10 euro
Pagine: 85

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