Alentejo. Ovvero al di là del Tejo, del fiume Tago. La terra, menzionata nel titolo, si trova ad est di Lisbona ed è riservata unicamente all’agricoltura. “Una terra chiamata Alentejo” (Feltrinelli, 2010) di José Saramago. La storia di una famiglia di contadini, i Mau-Tempo, le cui vicende vanno ad intrecciarsi con la Grande Storia del Portogallo del Novecento fatta di sfruttamento, prevaricazioni, un’economia latifondista che ha inciso notevolmente sulle esistenze dei braccianti.
Il libro racconta quattro generazioni attraversando tutte le difficoltà, le aspirazioni e il dramma di una classe sociale oppressa, soffocata dai padroni e costretti a recitare per sempre la parte degli eterni sfruttati.
Il romanzo non ha la crudezza dei “Malavoglia” di Verga e, nella narrazione, ricorda in alcuni punti il Gabriel Garcia Marquez di “Cent’anni di solitudine” ma possiede una forza avvolgente, un ritmo che non ci si aspetta da una saga familiare.
Più secco e arido rispetto alle produzioni a venire dello scrittore portoghese, “Una terra chiamata Alentejo” mette in mostra sin da subito il pensiero politico dell’autore, di formazione marxista, e lo si evince da alcune descrizioni, nel modo in cui racconta la violenza dei torturatori o quelle vite tirate avanti a forza di sacrifici.
A differenza degli altri romanzi di Saramago, bisogna sentirla dentro la storia, l’Alentejo è piuttosto un luogo dell’anima, dai molteplici colori, un mondo contadino arretrato distante anni luce dal nostro eppure tanto simile. Anche noi subiamo il dramma dello sfruttamento, abbiamo il nostro Alentejo e, seppur armati di passione, non riusciamo a rovesciare il nostro sistema politico-sociale.
L’approccio stilistico è unico : Saramago adopera una forma di scrittura orale, senza le costrizioni e le regole dello scritto, non rompendo, quindi, la narrazione in alcuni punti con punteggiature e pause. Il lettore diviene un tutt’uno con la storia, i suoi personaggi, un voyeur che non può reagire, deve solo stringere i pugni e subire.
Nemmeno la descrizione impressionistica del paesaggio riesce a sollevare da un mondo crudele. È un paesaggio “mai contento tant’è sicuro della morte”. Una terra vissuta da uomini comprati e venduti. Una storia del passato, del presente e del futuro.
José Saramago è narratore, poeta, drammaturgo e giornalista, premio Nobel per la letteratura nel 1998. Si può considerare tra i più grandi romanzieri contemporanei. I suoi libri più importanti sono “Memoriale del convento”, “Il vangelo secondo Gesù Cristo”, “L’anno della morte di Ricardo Reis”, “Cecità”, editi da Feltrinelli UE.
Autore: José Saramago
Titolo: Una terra chiamata Alentejo
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 9,50 euro
Pagine: 320
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