La sfida dell’Africa

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la-sfida_dellafricaWangari Maathai e “La sfida dell’Africa” (Nuovi Mondi Editore, 2010). Spentisi i riflettori e gli echi delle vuvuzelas negli stadi dei Mondiali di calcio, si tornerà sui media a parlare del continente africano solo in occasione di conflitti sanguinosi, catastrofi naturali o devastanti carestie. Un’immagine, questa, che non riflette compiutamente la realtà di oggi: l’Africa non è più, infatti, solo un luogo di perenni sofferenze e di profonde ingiustizie, una somma di popoli feriti e rassegnati, ma un mondo in costante, profonda trasformazione.

Nell’attuale società africana, infatti, va emergendo un ceto medio slegato ai tradizionali ceti dirigenti, composta da uomini e donne dotati di un eccellente grado di istruzione e con una mentalità aperta acquisita con l’esperienza di viaggi e di soggiorni di studio e di lavoro all’estero, che ambiscono e sono pronti a ricoprire un ruolo nello sviluppo del proprio paese. Si tratta di una classe ancora minoritaria dal momento che la maggioranza della popolazione è ancora alle prese con i problemi elementari della sopravvivenza, ma destinata a crescere e ad affermarsi nei prossimi anni.

Nella graduatoria mondiale sullo sviluppo del reddito nel quadriennio 2006/2009, troviamo ai primi posti paesi, come Ruanda, Nigeria ed Etiopia appartenenti all’Africa sub-sahariana. Secondo uno studio dalla Banca Mondiale, in Nigeria, ad esempio, già oggi vi sono oltre 100 mila famiglie con un reddito superiore ai 75 mila dollari, una soglia di opulenza dato il basso costo della vita in quel paese. E non solo a costoro, ma a tutti gli africani che si rivolge l’autrice di questo libro, Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace 2004, una dei leaders della nuova Africa. Il suo è soprattutto un appello ad una “rivoluzione morale”, che porti gli abitanti del continente a liberarsi da quel senso di inferiorità che li ha tenuti finora immobilizzati, ad assumersi le proprie responsabilità prendendo in mano il proprio destino, ad affrancarsi dalla dipendenza dagli aiuti per imboccare, contando soprattutto sulle proprie forze, la via dell’autonomia e dello sviluppo.

Nel testo viene svolta un’attenta ed illuminante analisi della complessa dinamica sociale africana. E indica i maggiori ostacoli allo sviluppo del continente, che vanno ricercati soprattutto nella perdurante povertà (“L’Africa” – scrive -“è un paradosso: è uno dei più ricchi continenti del pianeta, eppure la maggior parte degli africani è ancora povera”), nello “stravolgimento culturale “(molte regioni africane, che hanno subito il fenomeno della deculturazione, “devono riscoprire il proprio patrimonio culturale, sia per ricongiungersi con il passato che per orientarsi nell’attuale processo di sviluppo”) e nella classe dirigente attuale, corrotta ed iniqua, che non si occupa dei problemi dei cittadini, ma è interessata, spalleggiata spesso dai paesi europei ex coloniali, a fomentare i conflitti su base etnica.

Forte della sua esperienza di studiosa e di attivista politica, l’autrice si dilunga anche ad esporre con chiarezza quali a suo giudizio debbano essere le scelte concrete e realistiche che gli africani possono e devono operare per sé stessi”. Il libro della Maathai è, tuttavia, anche un invito rivolto a tutti noi a prendere consapevolezza della nuova realtà dell’Africa che, così come è avvenuto e sta tuttora avvenendo per i paesi del continente asiatico, è destinata a conquistare un ruolo crescente nel concerto delle nazioni. Ecco perché questo libro, che sembra scritto per i nuovi africani è importante anche per noi.

Wangari Maathai, ambientalista, attivista e veterinaria keniota, è nata il 1 aprile a Ihite del 1940.  E’ membro del parlamento keniota ed è stata Assistente Ministro per l’Ambiente e le Risorse Naturali nel governo del presidente Mwai Kibaki fra il gennaio 2003 e il novembre 2005. Appartiene all’etnia kikuyu. E’ stata la prima donna nativa del centro Afica a laurearsi nel 1971 presso l’Università di Nairobi in biologia, lavorandoci poi fin dal 1976 presso la Facoltà di Veterinaria. Nel ’76 si è iscritta nel Consiglio nazionale delle donne del Kenya, assumendosene la presidenza nel 1981, fino al 1987, anno nel quale ha abbandonato l’associazione. Attivista e fondatrice nel ’77 del Green Belt Movement associazione no – profit, ha intrapreso negli anni Novanta una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei problemi della natura e del disboscamento in particolare. L’Associazione ha piantato in Kenia oltre quaranta milioni di alberi per combattere l’erosione.

Autore: Wangari Maathai
Titolo: La sfida dell’Africa
Editore: Nuovi Mondi
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 18,50 Euro
Pagine: 352

* Diritti dell’articolo di Roberto Bisogno

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