L’autrice de “La Repubblica degli stagisti” (Laterza, 2010), è una giovane giornalista, con una brillante carriera davanti. Ma anche lei in passato fu vittima del vortice speculativo degli stage, collezionandone ben 5.
In seguito a tali esperienze, definite “traumatiche”, Eleonora maturò l’esigenza e forse colse anche l’occasione di creare un blog, dove condividere con altri le esperienze dei poveri (in tutti i sensi) stagisti. Sui dati emersi dal fertile confronto che anima tutt’ora questo spazio digitale, libero da censure e capace di presentare uno spaccato dell’Italia spesso senza voce, è nato il testo che qui vi si presenta: “La repubblica degli stagisti: come non farsi fregare“.
Due le tesi fondamentali dell’autrice, già evidenti dal titolo: l’Italia non è più una repubblica fondata sul lavoro, termine che sottintende concetti come la retribuzione, il diritto allo sciopero, alla malattia, ai contributi; bensì essa ormai è fondata sugli stage, vocabolo che indica una situazione assai differente, fatta di precariato, di privazione dei diritti, di non retribuzione e spesso di frustrazione o disillusione. La forzatura nella definizione di Repubblica pare evidente e ben riuscita, tanto che nel concreto il ritratto che esce del nostro paese è impietoso.
Circa 400.000/500.000 stagisti ogni anno offrono bassa manovalanza a minimo costo (spesso nullo) per le grandi e piccole imprese. Basti pensare che, in base ai dati riportati nel testo, solo il 12% dei giovano stagisti vengono assunti nell’azienda ospitante, mentre oltre il 50% non ha recepito nemmeno i rimborsi spese. Se a queste cifre correliamo il fatto che l’80% delle imprese con stagisti, dichiarano di non voler assumere ma di essere ben disposte ad ospitare nuovi stage, è facile comprendere ed identificare l’abuso dell’attuale normativa sulla materia (che non prevede situazioni di illecito).
Ad ogni modo l’autrice cerca infatti di rifuggire dalla mera compilazione di un elenco fatto di disgrazie e sfortune lavorative (sebbene si noti una certa ripetitività nella costruzione narrativa complessiva), cercando di insegnare a distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è. Le indicazione sono precise, semplici e di un sicuro valore generale; anche se nel complesso lo scenario che emerge dalle testimonianze dirette appare comunque fortemente sconfortante.
Argomentate e superate le tematiche principali affrontate nel libro, quello che rimane è una discutibile ma apprezzabile conclusione, dove l’autrice ha l’ardire di indicare una precisa soluzione a un problema tanto complesso. La repubblica degli stagisti si chiude infatti con un invocazione, che sa tanto di sessantotto, dove si auspica una presa di coscienza generale dei giovani, propedeutica ad una riappropriazione del proprio futuro e dei diritti fondamentali del lavoro.
Nel complesso un testo utile da leggere per chi, magari suo malgrado, è interessato da queste tematiche; ed anche per chi, magari non più giovane e aggrappato ad un’intoccabile poltrona, si sente lontano ed insensibile alle nuove condizioni di lavoro.
Eleonora Voltolina, giornalista professionista, è laureata in Scienze della comunicazione all’Università di Roma La Sapienza. Un estratto della sua tesi è stato pubblicato con il titolo La pubblicità che difende cani e gatti (Next Exit 2004). Dopo aver collaborato a lungo con il settimanale “Panorama”, ha fondato la testata online Repubblicadeglistagisti.it, diventata ormai un punto di riferimento per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.
Autore: Eleonora Voltolina
Titolo: La Repubblica degli stagisti
Editore: Laterza
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 12 euro
Pagine: 214
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