L’Europa è davvero finita? Intervista ad Enrico Letta

Alessandra Stoppini

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europa-finita-lettaL’Europa è finita? (Add editore, 2010) di Enrico Letta e Lucio Caracciolo, è il provocatorio titolo di questo piccolo volume edito da una casa editrice giovane, ma che si è saputa distinguere per la qualità delle opere pubblicate.

È il caso di questo libro nel quale Letta “l’Europa è l’Euro” e Caracciolo “… l’euro è una necessità politica, non economica” in un dialogo serrato, quasi un botta e risposta, senza retorica s’interrogano sul futuro dell’Europa in un momento cruciale di crisi economica, politica e morale.

Il grande continente il cui nome deriva da una figura della mitologia greca ora si trova a un bivio. La crisi greca ha posto in luce i pareri contrastanti delle diverse nazioni sui differenti metodi da adottare per cercare di risolvere l’empasse, “Questo libro nasce dalla crisi che negli ultimi mesi ha investito drammaticamente l’Europa”. Il nostro continente ha un futuro? Quali sono i rimedi possibili e necessari? Caracciolo si dimostra euroscettico e pessimista “l’Europa è un bioparco in cui convivono animali diversi e di varia taglia, l’Europa non esiste… non esiste un’Unione Europea… non esiste una potenza europea, esistono soltanto le grandi, medie e piccole potenze che ne fanno parte. Al massimo si può ipotizzare una Confederazione… ”

Per Enrico Letta invece l’Europa “è una potenza mondiale in cui la pluriappartenenza, la molteplicità delle appartenenze, è nel DNA di ogni cittadino”. Nel volume il co-autore propone di incorporare in Eurostat (Ufficio Statistico delle Comunità Europee) gli istituti di statistica nazionali, inoltre la Banca Centrale dovrebbe operare interventi più rigorosi per superare “la piena separazione dei debiti pubblici dell’Eurozona, dando vita a una capacità, anche parziale, di condivisione”. La terza proposta di Letta è una legge finanziaria europea e l’elezione diretta del presidente dell’Unione.

Mentre scorrono le pagine del libro, il pensiero va ai padri fondatori europei, ad Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Jean Monnet, Paul-Henry Spaak considerati come i principali esponenti dell’integrazione europea dopo la fine della II Guerra Mondiale. L’idea di unione europea nacque alla fine del X secolo sotto l’impero di Carlo Magno, che fu la prima esperienza di governo unitario. Stessa moneta, stesse leggi, culto e scrittura. Il sogno europeo prese il via negli anni Cinquanta, prima nel ’51 con la creazione dell’Unione degli stati occidentali e l’Euratom e poi con i Trattati di Roma firmati nella capitale italiana il 25 marzo del 1957: il Trattato che istituì la Comunità Economica Europea e il Trattato che istituì la Comunità europea dell’energia atomica. Ora la Comunità Economica Europea è formata da ventisette Stati, sedici dei quali hanno in comune una moneta unica ma una diversa strategia economica e differenti politiche fiscali. Le difficoltà politiche dell’unione, “l’inaudita violenza esplosa nelle strade di Atene” e i governi europei impegnati ciascuno nella difesa della stabilità finanziaria e dell’euro fanno, quindi, temere che la costruzione europea sia in bilico.

Un volume di estrema attualità, che parla di temi che riguardano non solo i cinquecento milioni di cittadini europei ma anche quelli degli altri continenti del pianeta, perché “nessun uomo è un’isola”. Una lettura fondamentale, per capire il nostro presente e il nostro futuro e per far si che la lezione di Giorgio Amendola, uno dei primi deputati italiani eletti al Parlamento Europeo, di Altiero Spinelli, uno dei padri dell’europeismo italiano e dell’economista Beniamino Andreatta “europeista di impronta asburgica” non vada sprecata.

Abbiamo ritenuto che la gravità dalla crisi dell’euro ha messo in dubbio l’esistenza stessa dell’Europa, almeno così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Mai come in questa fase, quindi, l’incontro (e lo scontro) di opinioni divergenti è necessario per stimolare un più ampio dibattito sull’Europa che vogliamo”.

Abbiamo intervistato Enrico Letta.

La tendenza all’unità è – mi sembra – una delle “costanti” della storia. Dapprima embrionali, appena abbozzati, gli aggregati umani entrano in contatto, quindi si agglutinano sino a formare un insieme più vasto e omogeneo, poiché, non è un paradosso, più la società umana si dilata, più si sente una. Nel loro istinto oscuro, ancor prima che si faccia luce nei loro cuori, gli uomini portano già ciò che – secondo la parola di Cristo – Dio desidera da parte loro: Ut unum sint, affinché siano una cosa sola”. Desidera commentare la frase di Alcide De Gasperi? (1)
“Condivido pienamente il sentimento di De Gasperi, che trovo illuminante ma soprattutto di grande attualità. Perché in una fase di apparente disgregazione, in cui il riaffiorare degli egoismi nazionali e dei facili populismi ci ha portati sull’orlo del precipizio, è necessario riaffermare che le società europee sono molto più amalgamate di quanto non pensino le élites politiche europee. Oggi io credo si possa parlare di una singola opinione pubblica europea, specie nelle giovani generazioni. L’Erasmus, la Ryanair, sono solo due dei tanti elementi di un’Europa che considera obsolete le frontiere nazionali. Al tempo di de Gasperi non era così: o meglio, lo era per le élites germanofone che hanno costruito l’Europa. Allora fu la politica a portare l’Europa nella società. Oggi la società deve riportare l’Europa nella politica. Chiedendo, per esempio, una competizione democratica transnazionale che porti all’elezione di un Presidente dell’Europa forte e legittimato.”

Durante la presentazione del volume il Presidente Fini ha posto l’accento sulla necessità di «scongiurare la prospettiva di un G2 tra Stati Uniti e Cina volto a fissare le linee dello sviluppo mondiale”. Condivide quest’opinione?
“Certamente. Il rischio G2 è sotto gli occhi di tutti. Come dico nel libro, in questo anno e mezzo di presidenza, Obama ha incontrato un numero impressionante di leader mondiali, ma non ha ancora messo piede a Bruxelles. Per non parlare di come vengono trattate le delegazioni europee in visita a  Pechino. Oggi l’Europa non esprime leadership, e quindi non è ritenuta un interlocutore credibile. E gli Stati europei, che fino ad oggi hanno dominato il mondo, perderanno la loro tradizionale rilevanza, perché il mondo è cambiato improvvisamente. E da grandi Paesi in un mondo piccolo, Italia in primis, gli Stati europei sono diventati Stati piccoli in un mondo grande. Basti pensare a come abbiano bisticciato Spagna e Olanda per essere ammesse ad hoc nel G20: uno spettacolo desolante.”

On. Letta, Lei auspica un’Europa forte proponendo tra le altre cose una legge finanziaria europea. Quali sono, secondo Lei i presupposti, le linee guida per poterla realmente attuare?
“Il presupposto politico è la crisi, che ha messo drammaticamente in evidenza la follia di un sistema in cui la politica monetaria sovranazionale è affiancata da una politica economica completamente decentrata. Certo, è un percorso tanto necessario quanto lungo e difficile. Ma qualcosa si sta già muovendo. La Task Force del Presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy, a cui i capi di governo hanno dato l’incarico di disegnare un nuovo assetto per la governance dell’economia europea, sta lavorando bene. Già dal prossimo anno in sede ECOFIN si terrà un “semestre europeo”, dedicato alla valutazione ex ante dei parametri generali dei bilanci nazionali e delle prospettive di crescita.”

Ritiene che gli stati europei spesso preda di “egoismi nazionali” siano pronti a cedere la loro sovranità a favore delle Istituzioni europee?
“Credo che, prima o poi, i governi si renderanno conto di non avere scelta. E la crisi drammatica che stiamo attraversano, le immagini di Atene che brucia, non fanno altro che anticipare l’inevitabile resa dei conti.”

(1) A. De Gasperi, L’Europa, scritti e discorsi, a cura di M. R. Catti De Gasperi, Morcelliana, Brescia 2004, p. 181.

Enrico Letta è nato a Pisa il 20 agosto 1966. Attuale vicesegretario del Partito Democratico. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Pisa, ha conseguito il perfezionamento in Diritto delle comunità europee presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. È stato presidente dei Giovani democristiani europei dal 1991 al 1995, segretario generale del Comitato Euro del Ministero del Tesoro 1996/97, vicesegretario nazionale del Partito Popolare Italiano 1997/98, Ministro delle Politiche comunitarie ’98/’99, Ministro dell’Industria 1999/2001, responsabile nazionale per l’economia della Margherita dal 2001. Alle elezioni europee del 2004 è stato eletto parlamentare europeo per la lista di Uniti nell’Ulivo. Nel 2006 fu nominato Segretario del Consiglio dei Ministri del Governo Prodi. È segretario generale dell’Arel, l’Agenzia di ricerche e Legislazione fondata da Nino Andreatta. E’ vicepresidente di Aspen Institute Italia e fondatore delle associazioni TrecentoSessanta e veDrò. Tra i suoi libri pubblicati citiamo Euro sì. Morire per Maastricht (Laterza 1997), L’allargamento dell’Unione europea (Il Mulino 2003), L’Europa a venticinque (Il Mulino 2005), In questo momento sta nascendo un bambino (Rizzoli 2007), Costruire una cattedrale (Mondadori 2009).

Lucio Caracciolo è nato a Roma il 7 febbraio 1954. Laureato in Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, dirige la rivista italiana di geopolitica Limes che ha fondato nel 1993 e l’Eurasian Review of Geopolitica Heartland nata nel 2000. Dal 1973 al ’75 è redattore di Nuova Generazione poi passa a La Repubblica dove lavora dal ’78 al 1983 diventando capo della redazione politica. È stato caporedattore di Micromega dal 1986 al ‘96. Scrive editoriali e commenti di politica estera per il gruppo Editoriale L’Espresso. Ha insegnato Geografia politica ed economica all’Università degli Studi Roma Tre, alla LUISS Guido Carli di Roma e all’Università Vita – Salute San Raffaele di Milano. Considerato tra i più eminenti esperti di Geopolitica in Italia ha scritto diversi saggi tra i quali Alba di guerra fredda (Laterza 1986), Euro no. Non morire per Maastricht (Laterza 1997), Terra incognita. Le radici geopolitiche della crisi italiana (Saggi Tascabili Laterza 2001), con Enrico Letta Dialogo intorno all’Europa (Saggi Tascabili Laterza 2002).

Il libro L’Europa è finita? è stato presentato dagli autori in anteprima a Roma il 13 luglio scorso a Palazzo Montecitorio presso la Sala del Mappamondo alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini, dell’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato e del Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto.

Autore: Gianni Letta, Lucio Caracciolo
Titolo: L’Europa è finita?
Editore: Add
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 10 euro
Pagine: 128

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Alessandra Stoppini

2 Comments

  1. Giancarlo

    La “Unione Europea” del Ventunesimo Secolo è la metastasi della “Unione Sovietica” del Ventesimo Secolo, e farà la stessa fine.

  2. Giancarlo MATTA

    La “Unione Europea” del Ventunesimo Secolo è la metastasi della “Unione Sovietica” del Ventesimo Secolo, e farà la stessa fine.