Tre giorni nella Storia d’Italia

Michela Spartera

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tre-giorni-nella-storia-italiaIndividuare tre date chiave nella Storia del ‘900 per spiegare agli italiani le peculiarità del loro Paese: lo fa Ernesto Galli della Loggia in “Tre giorni nella Storia d’Italia” (Il Mulino 2010). Interpretazione di quell’Italia novecentesca “caso da manuale”  attraverso tre date d’importanza capitale per ciò che avrebbero determinato: il 28 ottobre 1922, il 18 aprile 1948, il 27 marzo 1994. Agile volume con 3 capitoli, ognuno dei quali consacrato per l’appunto ad una di questi periodi che hanno segnato l’inizio di una nuova fase per la storia del Paese.

Il fascismo, la Repubblica dei partiti, la cosiddetta “Seconda Repubblica“.

Attraverso lucide argomentazioni storiche, con l’equilibrio di analisi che lo caratterizza, Ernesto Galli della Loggia riesce a spiegare perché quegli eventi si sono verificati in Italia e quali conseguenze hanno provocato. “Nel loro insieme quelle date testimoniano quanto sia stato – e chi potrebbe negare che sia tuttora? – tormentato e difficile l’apprendistato del nostro Paese alla democrazia.” E per democrazia l’Autore intende ovviamente “la democrazia costituzionale, il suo insieme di regole, procedure, freni e contrappesi, la democrazia dei limiti, al senso, per esse così necessario, del limite e delle forme.” Le motivazioni di questa “ambiguità democratica” vengono riscoperte attraverso un’interpretazione storica delle sue vicende tutte particolari.

Se la rilettura storica in chiave interpretativa  in apparenza è più semplice, per i primi due capitoli, anche se non mancano originali argomentazioni d’insieme e critiche ad una storiografia spesso di parte, è sicuramente l’ultimo capitolo, dedicato al 27 marzo 1994, a mostrare la lucidità di comprensione e l’imparzialità d’interpretazione  del complesso del sistema politico italiano da parte dell’Autore. “Nell’Europa di oggi è più facile, in generale, parlare di Hitler che di Berlusconi: i rischi son assai minori” questo il sagace esordio del capitolo che ricostruisce il perché dell’ascesa politica di Berlusconi. E lo fa partendo a ritroso, analizzando il periodo precedente a quelle elezioni del 1994, passando dunque in rassegna con grande equilibrio i difetti congeniti del nostro sistema politico esplosi poi in Mani pulite.

“Quello che si chiama “berlusconismo” non è il frutto di qualche oscura degenerazione morale che ha colpito una parte del popolo italiano. Nasce da quella profonda crisi che vede dissolversi ciò che c’era prima di solido e strutturato e non compare ancora nulla in grado di sostituirlo. Esso corrisponde ad una fase di incertezza, di trapasso. In  certo senso corrisponde sì a un vuoto, ma non a un vuoto morale. Piuttosto a un vuoto di immaginazione e di pensiero sociali, di modelli, di idee, di prospettive forti”. “Un vuoto nel quale è giocoforza  accontentarsi di ciò che c’è senza puntare su ciò che non c’è”

Dulcis in fundo per Ernesto Galli della Loggia può capitare che la democrazia appaia in forme diverse da quelle immaginate:  è “un volto che magari può non piacerci” ma non per questo è da temere.

Ernesto Galli della Loggia insegna Storia contemporanea all’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) di Firenze, ed è editorialista del “Corriere della Sera”. Con il mulino ha pubblicato “Il mondo moderno” (1982) e “L’identità italiana” (1998) nella collana omonima da lui diretta.

Autore: Ernesto Galli della Loggia
Titolo: Tre giorni nella Storia d’Italia
Editore: Il Mulino
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 10 euro
Pagine: 161

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Michela Spartera

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