Signorina Else da Coconino press

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la-signorina-elseRilettura del piccolo capolavoro di Arthur Schnitzler, “La signorina Else” (Coconino press, 2009) di Manuele Fior, è un omaggio grafico e letterario alla scuola viennese del tardo 1800. Else è una giovane borghese ospite degli zii in un albergo sulle Alpi; bellissima ed annoiata, trascorre le sue giornate tra una partita a tennis, una passeggiata e quattro chiacchiere col cugino Paul, molto attratto da lei e per nulla interessato a nasconderlo.

La “serenità” della giovane viene però turbata da una lettera della madre e dalla necessità impellente di chiedere 30mila fiorini in prestito (si fa per dire) al visconte von Dorsday, vecchio amico di famiglia. L’anziano signore chiederà in cambio 15 minuti per osservare la bellezza senza veli della protagonista e lei, totalmente sconvolta, deciderà di stordirsi col veronal (vecchio barbiturico usato a quei tempi principalmente come sonnifero o sedativo) per poi mostrarsi nuda al suo salvatore/carnefice nel bel mezzo di una salone pubblico.

Il fumetto è un lungo monologo interiore che mostra i numerosi tratti di una personalità tutt’altro che positiva: Else è viziata e scontrosa (Paul ama definirla altera), già pronta a costruire esclusivamente sulla sua bellezza un futuro rassicurante, magari in una villa italiana, con una scalinata di marmo che conduca dritta sulla spiaggia.

Quando però il destino la costringe ad affrontare concretamente la raccapricciante idea di dover vendere il proprio corpo e la propria dignità per salvare la stabilità economica della famiglia, la giovane (immersa fino a pochi minuti prima in fantasticherie da civetta riguardanti gli uomini dai quali vorrebbe essere toccata) crolla di colpo in uno stato psichico fragilissimo e confusionale. La scelta disperata (e terribilmente sconveniente) di mostrarsi nuda in pubblico, mostra da un lato il sogno ingenuo di salvare se stessa, dall’altro la ferrea volontà di difendere fino alla morte una famiglia che precedentemente aveva maledetto a più riprese.

L’autore racconta la storia di Else con eleganza, senza alcuna pietà per nessuno e così il lettore non può far altro che disprezzare indistintamente tutti i personaggi che popolano il suo affresco di una classe sociale privilegiata (nobile o borghese) eppure costantemente sull’orlo della crisi più profonda, totalmente occupata a sotterrare le numerose crepe che ne minano lo status economico e sociale. Crepe che l’acquerello di Fior (un omaggio esplicito alla pittura della secessione viennese) lascia intendere con pregevoli variazioni cromatiche, mentre le matite colgono tutto l’orrore nascosto negli occhi, nelle mani, addirittura nelle narici dei protagonisti: la bassezza di Paul, la sporcizia di von Dorsday, l’invidia di Cissy.

Alla fine non resterà nulla di Else, del suo dolore, della sua superbia o della autentica passione che forse aveva sempre coltivato e che certamente non aveva mai conosciuto: all’indomani i presenti racconteranno la triste dipartita di una ragazza problematica, prima di dedicarsi nuovamente al rinfrescante paesaggio alpino.

* Diritti dell’articolo di Gabriele Blandamura

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