Fare scene: una storia di cinema di Domenico Starnone

Stefano Donno

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fare-scene«Da bambino ho visto moltissimi film perché mia madre faceva le camicette, mio padre faceva i quadri commerciali e mia nonna, la madre di mia madre, per lasciarli in pace a lavorare ci portava spesso al cinema Stadio e ci teneva lì, me e i miei fratelli, per due spettacoli di seguito, quello delle quattro e quello delle sei.». Lo troviamo nel libro “Fare scene. Una storia di cinema” (Minimum Fax, 2010), l’ultimo lavoro di Domenico Starnone.

Lo si può affermare anche con una certa tranquillità, e soprattutto con la consapevolezza di non poter essere smentiti: Domenico Starnone, non solo è una delle migliori penne della nostra patria, ma è riuscito a regalare a noi, esiguo popolo di attenti lettori, un libro meraviglioso e splendido, che solo un amante e conoscitore del cinema, solo un occhio attento e indagatore che ha saputo assorbire il meglio della cultura e della storia del “grande schermo” poteva  riuscire a realizzare.  Dunque ulteriore prova narrativa, ulteriore pluriverso di storie che abbracciano un arco temporale di circa un sessantennio della nostra Italia. Prima parte del libro: conosciamo la vita di un bambino che nella Napoli del dopoguerra vive di atmosfere magiche a metà tra coscienza e stato onirico, nelle sale cinematografiche dell’epoca (fumose e non sempre igienicamente impeccabili) in grado di far sognare, magari tra un western  con James Stewart o tra le volute morbide di nuances conturbanti di un’immensa  Deborah Kerr.

Spazio di riflessione che Starnone si concede per parlare di umanità a vari livelli, e soprattutto per delineare profili topo/antropologici dove era possibile scambiare qualche battuta leggera, e magari stringere amicizia con il vicino di poltrona. Come “principium individuationis” nell’intera struttura della narrazione, il desiderio dei protagonisti di lasciarsi alle spalle miseria, sofferenza, incertezze e pensare al futuro, un qualsiasi futuro plausibile pur di ottenere una briciola di benessere. Seconda parte del libro: quel bambino che il lettore ha lasciato “imbambolato” nelle sale cinematografiche a vivere nella fantasia della sua solitudine innumerevoli e incredibili avventure , agli inizi del  XXI secolo ha smesso di sognare e o meglio ha trasformato il suo sogno in realtà, divenendo scrittore di sceneggiature per il cinema. Ma quello di cui scrive il protagonista, non è il cinema di Fellini o di Rossellini.

E’ un cinema che si sta scavando la fossa con le sue mani, che non è più in grado di rispondere alla amletica domanda di come poter dare corpo e spessore all’immaginazione, di come poter con la pellicola rendere reale la finzione e sublimare in finzione la realtà. Il libro che Starnone ha immaginato proprio come un film, con tanto di primo e secondo tempo, e un intervallo, non solo si legge con grande velocità, ma è in grado sin da subito di mettere in chiaro una cosa: il cinema è una passione che divora e la sua fiamma in chi si lascia prendere per mano da quest’arte al limite dello stregonesco, non si spegne mai. “Fare scene. Una storia di cinema” rientra nella top ten dei miei preferiti, ergo imperdibile.

La storia d’Italia, fatta attraverso passaggi di vita di un bambino che realizza il suo sogno, dal dopoguerra e per circa un sessantennio, con questo grandioso romanzo. Per gli amanti del cinema, quello buono ovviamente, questo libro li farà godere attraverso splendide pagine di generosa narrativa, merce rara ai giorni nostri.

«La strada che andava da via Gemito al cinema mi è sempre sembrata lunghissima e inessenziale. In realtà erano quattro passi, la conoscevo a memoria. Affrettavo il passo, mi tiravo dietro i fratelli. Nostra nonna gridava: venite qua, non scendete il marciapiede che finite sotto le macchine. Mi fermavo. L’ultima cosa che volevo era essere investito da un’automobile prima di vedere il film».

Domenico Starnone ha cominciato la sua carriera di scrittore negli anni Ottanta con una serie di libri sulla propria esperienza di insegnante (Ex cattedra, Fuori registro, Solo se interrogato, dai quali sono stati tratti i film La scuola di Daniele Lucchetti e Auguri professore di Riccardo Milani). Ha poi intrapreso con altrettanto successo la strada della narrativa pura: tra i suoi romanzi ricordiamo Via Gemito (vincitore nel 2001 del Premio Strega), Denti (da cui è stato tratto un film diretto da Gabriele Salvadores) e il recente Spavento.

Autore: Domenico Starnone
Titolo: Fare scene. Una storia di cinema
Editore: Minimum Fax
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 13,50 euro
Pagine: 192

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