Fellini e La Dolce Vita

Ghita Montalto

Tagged: , , ,

fellini_la_dolce_vitaLa sensazione immediata provata subito dopo aver concluso la lettura del libro di Angelo ArpaFederico Fellini. La Dolce Vita” (Edizioni Sabinae, 2010) è di totale appagamento perché ogni pagina, sapientemente scritta, è arricchita di aneddoti e particolari poco noti o del tutto sconosciuti su quello che sicuramente è da considerarsi tra i maggiori capolavori di Fellini, che all’epoca, nell’Italia degli anni ’60, scatenò un vero e proprio caos politico, religioso e culturale.

Il film venne infatti etichettato da molti come scandaloso ed immorale.

In queste pagine l’autore riporta alla luce l’immagine di un Fellini del tutto inedito, quel Federico vissuto quotidianamente soprattutto in veste di amico e non solo di regista. La realizzazione di questo testo è stata molto sofferta ed incerta, come spiega lo stesso autore, il quale, intimo amico del Fellini, per anni dubitò sull’opportunità di scrivere qualcosa che lo riguardasse, la loro grande amicizia durata per ben oltre quattro decenni gli impediva infatti di utilizzare la notorietà dell’amico a fini personali. Solo dopo molti anni e diversi ripensamenti il padre gesuita Arpa si convinse a scrivere la vera storia che stava dietro “La dolce vita” e su tutto il pandemonio politico e religioso che quel film aveva suscitato.

Quella che l’autore ci dà è senza dubbio una testimonianza unica ed affascinante al tempo stesso, che coinvolge anche per lo stile che lo caratterizza, una prosa poetica raffinata che cattura l’interesse del lettore coinvolgendolo sempre nella lettura. Un testo che rivela fatti mai svelati prima, aneddoti legati alla vita del regista, all’amicizia che li univa da anni, un contributo prezioso perché racconta numerosi retroscena sconosciuti, legati agli ambienti vaticani e a quelli della politica italiana.

Il cappello da prete di Anita che volteggia in piazza S. Pietro, non è e non vuole essere un’offesa alla sacralità dei ministri di Dio: è soltanto un gioco senza peccato di un giocoliere di immagini.”

Queste le parole pronunciate da padre Arpa, eppure c’è chi vide in quelle immagini e in quei gesti qualcosa di profondamente scabroso ed immorale tanto da definire il film “uno schifo”; questi furono i duri commenti che circolarono negli ambienti vaticani di quel periodo. Molte scene, come quella relativa allo spogliarello della Ekberg, vennero ritenute inguardabili, un vero e proprio affronto per l’epoca e considerate offensive per la morale bigotta di quegli anni; molti furono i preti, i cardinali e i vescovi del periodo che incriminarono la Ekberg sulla base di un articolo che vietava l’uso abusivo dell’abito talare.

L’Osservatorio romano ribattezzò il film di Fellini “Schifosa vita” e il centro cattolico cinematografico lo etichettò come vietato per tutti; per molti fu solo immorale e da evitare pur non avendolo mai visto. “Non è necessario vedere le porcherie per condannarlo”. Tanti preconcetti e diversi giudizi negativi sia sul film ke sul regista; solo Arpa li difese entrambi schierandosi a favore del film contro ogni critica sia per ciò che riguardò lo stile che per la profondità dei temi trattati.

Ogni singolo capitolo mostra un aspetto nuovo ed inedito del regista, il suo lato prettamente umano, la sua grande sensibilità, la sua forte creatività, la passione per l’arte, l’amore intenso per la sua donna, quello per la sua città magicamente e realisticamente raccontata in numerose scene dei suoi film; un uomo realistico e sognatore, “un personaggio che come uomo è rimasto fanciullo e come artista è un grande, un poeta delle immagini istintivamente e profondamente cristiano” che parlava di Gesù come di un uomo che aveva sicuramente un grande fascino su di lui.

L’autore ha trascritto con cura e dovizia di particolari tutte le chiacchierate avute con l’amico regista, svelando molto della loro intima amicizia; ne ha raccontato i pensieri, quelli sull’amore, sulla morte, sulla religione e la religiosità, sull’amicizia, sul modo in cui considerava la musica, cos’era per lui il sogno, le interviste, le confidenze più importanti, gli aneddoti, il modo straordinario con cui costruiva i personaggi attingendo sempre dal suo immaginario, il suo rapporto con la chiesa, le riserve nei confronti della morale cattolico-romana e il grande fascino che Papa Giovanni ebbe su di lui.

Non credo che Fellini fosse il solo a subire il fascino di papa Giovanni, ma nell’ottica dell’immaginario questo papa bello, grosso, totale, che parlava con la Luna come parlava con Cristo, certo, per Fellini era un fenomeno.”

Padre Arpa dedica molte pagine anche ai numerosi film realizzati da Fellini, da Satyricon ad Amarcord, al modo in cui concepiva la donna, considerata come“l’universo, una concezione tantrica” e al ruolo che essa aveva nei suoi capolavori. Numerose sono anche le lettere che l’autore gli scrisse negli anni, nelle quali, in confidenza, dava all’amico suggerimenti sul modo in cui rappresentare i personaggi, o giudizi tecnici sulle sceneggiature inviategli.

Dai racconti dell’autore vine fuori così il vero volto di Fellini, quello più intimo, in un ritratto che ci regala un’immagine a tutto tondo del grande regista.

L’orgasmo politico-religioso provocato da La dolce vita alla sua uscita pubblica è una spasimante conferma: quante coscienze turbate in quegli anni, quanti peccati accarezzati nel chiuso dei confessionali, quanti volti smarriti, in ginocchio, alla ricerca di se stessi ai piedi del confessore. Come una giovane donna, che esitante relegava ai piè della lista dei propri peccati “quello”, il più “grosso”: la visione de La dolce vita.”

Angelo Arpa, gesuita, filosofo ed intellettuale, è molto apprezzato nell’ambiente cinematografico per aver da sempre sostenuto la creatività in ogni sua forma. Condivise con Federico Fellini una lunga amicizia e il regista lo ritrasse in un “cameo” nel film Toby Dammit del 1968 nel quale lo chiama padre Spagna. Personaggio molto carismatico, disponibile all’ascolto di chiunque cercasse ed esprimesse arte. Solo dopo la morte di Fellini si convinse finalmente a raccogliere con molta discrezione la sua esperienza con il regista.

Titolo: Federico Fellini. La Dolce Vita
Autore: Angelo Arpa
Editore: Edizioni Sabinae
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine:185
Prezzo: euro 15

/ 34 Articles

Ghita Montalto

Comments Closed

Comments for this post are now closed.