Caino, testamento di Saramago. Prova narrativa impeccabile

Matteo Chiavarone

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cainoParlare di “Caino (Feltrinelli, 2010) a pochi giorni dalla morte di José Saramago mi resta difficile ma è un peccato non parlare di un libro che sancisce il più bel testamento che l’autore portoghese potesse lasciarci.



Un libro che si divorerebbe, per la brevità, in un arco di tempo minimo, se non fosse che i molteplici riferimenti biblici tendono a spiazzare il lettore, me compreso, poco accorto.

Una rilettura del testo sacro permette di comprendere i passaggi velocissimi con cui l’autore passa da un avvenimento biblico all’altro senza preoccuparsi minimamente di qualsivoglia reazione umana e perché no comprensibile. Caino, il carnefice del proprio fratello, si trasforma, da assassino, in vittima: ad essere giudicato da Saramago non sarà quindi colui che ha tolto la vita ad Abele ma dio stesso, personificato in una forza portatrice di male prima che di bene.

E Caino, novello Dante, diventa l’attore di un viaggio astorico nelle pagine della bibbia e, marchiato dalla macchia del fratricidio, diventa voyeur privilegiato delle decisioni divine. Toccherà con mano il dolore, osserverà il sangue sgorgare, le lacrime scendere e i muri cadere. E capirà – di fronte alle stragi di Sodoma e Gomorra o alle richieste di infami sacrifici – che c’è un lato oscuro in quelle “storie” che da sempre ci hanno raccontato.

Nel Vangelo secondo Gesù Cristo la chiesa reagì furiosa all’umanizzazione del figlio di Dio: “come tutti i figli degli uomini, il figlio di Giuseppe e Maria nacque sporco dal sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio”. Oggi, in questo periodo di lutto, tirando fuori antiche polemiche, dimostra ancora una volta di non aver compreso il messaggio di Saramago e del “viaggio della vista” che ci ha invitato a percorrere. Nel finale di Caino, il protagonista afferma: “la storia è finita, non c’è più nulla da raccontare”. Avrei preferito una chiesa che invece di scandalizzarsi avesse promesso di ricominciare. Senza Caino, senza sangue, senza scandali.

José Saramago è nato nel 1922 ad Azinhaga, in Portogallo. Due anni dopo la sua nascita, la famiglia dello scrittore si trasferisce a Lisbona dove il padre lavora come poliziotto. Le difficoltà economiche in cui la famiglia versa, lo costringono ad abbandonare gli studi e a intraprendere diversi lavori. Fa così il fabbro, il disegnatore, il correttore di bozze, il traduttore, il giornalista, e il direttore letterario e di produzione in una Casa editrice. Nel 1947 pubblica il suo primo romanzo, Terra del peccato che riceve una tiepida accoglienza. Sono gli anni bui della dittatura di Salazar: Saramago subisce costantemente la censura del regime sui suoi scritti giornalistici ed è tenuto sotto controllo dalla Pide, la polizia politica salazariana, a cui riesce sempre a sfuggire, anche quando – nel 1959 – si iscrive al Partito Comunista Portoghese, allora clandestino. Negli anni sessanta l’attività pubblicistica di Saramago è indirizzata verso la critica letteraria, e nel 1966 dà alle stampe la sua prima raccolta di poesie, I poemi possibili. Seguono, nel 1970 la raccolta Probabilmente allegria e le cronache Di questo e d’altro mondo del 1971, Il bagaglio del viaggiatore del 1973 e Le opinioni che DL ebbe del 1974. Nel 1974, l’anno della “Rivoluzione dei Garofani” – il colpo di Stato militare che sancisce la fine del regime fascista in Portogallo – si apre una nuova fase nell’attività letteraria di Saramago che si concretizza nel romanzo del 1977 Manuale di pittura e calligrafia, mentre l’anno successivo pubblica Una terra chiamata Alentejo. Sempre in questo periodo scrive per il teatro (La notte, 1979 e Cosa ne farò di questo libro?) un attività che continuerà anche negli anni successivi (La seconda vita di Francesco d’Assisi, 1987; In Nomine Dei, 1993 e Don Giovanni, o Il dissoluto assolto del 2005).

Nel 1982 pubblica Memoriale del convento (edito in Italia da Feltrinelli nel 1984), il romanzo che gli dà notorietà a livello internazionale. Seguono L’anno della morte di Ricardo Reis (1984, Feltrinelli 1985), La zattera di pietra (1986), Storia dell’assedio di Lisbona (1989). Negli anni novanta escono Il Vangelo secondo Gesù Cristo (1991), Cecità (1995) e Tutti i nomi (1997). Il primo decennio del 2000 è il più prolifico dell’attività di scrittore di Saramago, che dà alle stampe ben sette romanzi: La caverna (2001), L’uomo duplicato (2002), Saggio sulla lucidità (2004), Le intermittenze della morte (2005), Le piccole memorie (2006), Il viaggio dell’elefante (2008) e Caino (2009, ed. it. Feltrinelli 2010). Nel 1998 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento che suscitò molte polemiche nel mondo cattolico per le sue ben note posizioni antireligiose. Polemiche che lo hanno fatto decidere di trasferirsi a Lanzarote, nelle Isole Canarie. È morto nel giugno 2010.

Info: lo speciale

Autore: José Saramago
Titolo: Caino
Editore: Feltrinelli
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 15 euro
Pagine: 142

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Matteo Chiavarone

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