Dario Borso raccoglie in “Microliti“ (Zandonai) scritti inediti di Paul Celan, uno dei maggiori poeti tedeschi del XX secolo. Frammenti, aforismi, abbozzi di racconto, scritti di poetica, ordinati secondo un criterio cronologico, lapidari, incisivi, talvolta oscuri. I microliti, secondo Celan, “sono pietruzze, appena percepibili, lapilli minuscoli nel tufo denso della tua esistenza - e ora tenti, povero di parole e forse già irrevocabilmente condannato al silenzio, di raccoglierli in cristalli? Rifornimenti sembri attendere- donde dovrebbero venire, di‘?“
L’opera contiene questi piccoli componimenti, pietruzze ovvero cristalli, che dovrebbero costituire dei punti di riferimento per la vita. Gli aforismi sono sentenze lapidarie, spesso di facile lettura, in alcuni casi di ardua comprensione. Gli apologhi e i brevi racconti accennano a incontri d’amore, al rapporto con i vivi e con i morti. I pensieri, le riflessioni sono volti a scavare che cosa sia la poesia. Celan accenna alla sua oscurità e insieme alla sua volontà di essere compresa, alla sua unicità e irripetibilità, al suo rapporto con la lingua e la parola, alla sua sete d’infinito.
La poesia è preghiera, invocazione. Incisive e attuali sono le considerazioni del poeta, mai ovvie, ma sempre profondamente meditate. Più oscuri appaiono i frammenti, le critiche rivolte alla società letteraria e a quella neocapitalistica. In più punti Celan accenna alla tragedia che segnò la sua esistenza: entrambi i genitori morti in un campo di concentramento. Egli rivendica perciò la propria identità ebraica e condanna inesorabilmente la società tedesca occidentale, colpevole del genocidio e corresponsabile nel suo silenzio.
Microliti è un’opera densa di riflessioni profonde, talvolta oscure, mai ovvie. Il libro per la decisione di affiancare frammenti e testi secondo un ordine cronologico, eliminando scritti troppo enigmatici perché incompleti, risulta apprezzabile anche ad un lettore medio. Sopratutto intense sono le riflessioni di poetica che aiutano a comprendere la profondità e insieme l’oscurità della lirica a noi contemporanea.
Paul Celan (1920-1970) è stato senza dubbio il maggior poeta tedesco del XX secolo. Nel corso della vita soggiornò tuttavia in territorio germanofono per non più di pochi mesi: mai come nel suo caso la lingua-madre fu solo ed esclusivamente lingua della madre, ebrea della Bucovina romena morta in un lager nazista nel 1944. Lettore di Tedesco all’École Normale Supérieure di Parigi per gli ultimi tre lustri, ebbe rapporti, seppur problematici, con filosofi sia tedeschi sia francesi (Martin Heiddeger, Theodor W. Adorno, Jacques Derrida): non poco per una autore che aveva fatto della solitudine una virtù. Da questa solitudine popolosa, che Celan coltiverà strenuamente fino al suicidio finale, e da un’altissima vocazione poetica, non potevano che scaturire frammenti, minuscoli cristalli che, riuniti nella loro accidentale sequenza, danno un accidentato straordinario intero: i Microliti.
Autore: Paul Celan
Titolo: Microliti
Editore: Zandonai
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 18 euro
Pagine: 172
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