Vita di Pauline, la Venere Imperiale

Alessandra Stoppini

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flora_fraserNella biografia “Paolina Bonaparte. La Venere dell’impero” (Mondadori, 2009) di Flora Fraser, traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana, l’autrice descrive la sedicenne protagonista come “oltremodo graziosa, con i capelli bruni e la pelle chiara, gli occhi scuri e la bella bocca mobile”. La sorella prediletta di Napoleone Bonaparte fu universalmente riconosciuta come una delle donne più belle e affascinanti della sua epoca “agile corpo latteo, il seno e le braccia, le mani e i piedi di fattura squisita”.

Paulette nacque ad Ajaccio in Corsica il 20 ottobre 1780 da Carlo Bonaparte e Maria Letizia Ramolino Madame Mère, sesta di otto fratelli. La famiglia Bonaparte si considerava di ascendenze nobiliari, ma era molto povera e viveva in una casa modesta. Morto precocemente il padre fu Letizia a tenere unita la famiglia inculcando nei figli l’importanza dell’aiuto reciproco. Le sorti del clan migliorarono con la rapida ascesa militare di Napoleone il quale dopo la rivolta dei patrioti corsi trasferì la famiglia prima a Tolone e poi a Marsiglia. La bellezza di Paulette era già evidente insieme alla sua esuberanza. Il fratello la promise in sposa al proconsole Louis Fréron, ma quando quest’ultimo cadde in disgrazia Paulette sposò, sempre per volere del fratello, il Generale Victor – Emanuel Leclerc “biondo, snello e con la faccia ossuta”. Quando nel 1802 il Primo Console ordinò a Leclerc di andare a Saint Domingue per combattere Toussaint Louverture il quale si era autoproclamato presidente a vita dell’isola, Paolina fu costretta suo malgrado ad abbandonare la mondana Parigi nella quale si trovava a suo agio per seguire il marito insieme al loro piccolo figlio Dermid, il quale sarebbe morto a soli sei anni d’età. Dopo aver fatto prigioniero Louverture nel 1802, il Generale Leclerc “mon joli petit gamin” morì di febbre gialla a Haiti. Leclerc “aveva avuto il merito di non mettere mai in discussione le decisioni o gli ordini di Napoleone, il suo senso del dovere verso la repubblica, la sua ammirazione per il primo console era ineccepibile”. Una nuova fase della vita della Venere Imperiale si stava per aprire.

Flora Fraser grazie a documenti, lettere e appunti “per tutta la vita a Paolina piacque mandare lettere, molte e in fretta” ricostruisce la storia di una donna frivola, appassionata, impudica, séduisante, dotata di prontezza di spirito, dall’intelligenza vivace “mistura di bellezza classica e di fascino”. Per tutta la vita Paolina rimase fedele a se stessa e al suo amato fratello Napoleone che seguì anche all’isola d’Elba quando l’apogeo della sua grandeur era al tramonto. Durante il periodo del Direttorio, del Consolato e dell’Impero rimase sempre la regina indiscussa dei salotti napoleonici in aperta rivalità con la raffinata cognata Joséphine. La volubile Paolina non fu sposa fedele dei suoi due mariti il secondo il Principe Camillo Borghese “occhi neri come il carbone e una criniera di capelli corvini” dall’intelligenza assai limitata. Donna dotata di natura pratica e indipendente dalle grandi contraddizioni: coraggio e sfrontatezza, carattere forte e apparentemente leggero, Paolina seppe passare con grazia e nonchalance dalla povertà di Ajaccio al fasto di Palazzo Borghese. Anche lo scrittore Chateaubriand rimase ammaliato dal suo fascino incantatore. “Era entusiasta della moda, che anzi per lei rappresentava un chiodo fisso”.

Si può ammirare la beltà di Paolina alla Galleria Borghese di Roma, dove la donna continua a incantare i visitatori provenienti da tutto il pianeta allungata in modo seducente su un materasso marmoreo di un triclinio. Antonio Canova maestro del neoclassicismo volle ritrarre così la Principessa Borghese come una Venere vincitrice mentre trattiene nella mano sinistra il pomo della vittoria donatole da Paride in onore della sua bellezza. A chi le chiese, se posare per lo scultore semi nuda l’avesse messa in imbarazzo lei rispose “No, lo studio era ben riscaldato”.

L’autrice per documentarsi e scrivere Pauline Bonaparte. Venus of Empire ha soggiornato in Corsica e a Parigi in rue du Fabourg Saint – Honoré, ora sede dell’ambasciata britannica e un tempo abitazione di Paolina. A Roma Flora Fraser ha visitato Palazzo Borghese, Villa Bonaparte vicino Porta Pia la Villa Paolina di un tempo e residenza della Principessa ora sede dell’Ambasciata Francese presso la Santa Sede e il Museo Napoleonico. La scrittrice è tornata a visitare la statua di marmo del Canova. Ha consultato anche la Biblioteca Lapeyre della Fondation Napoléon a Parigi, l’archivio segreto del Vaticano, la British Library e molte altre biblioteche europee pubbliche e private.

Paolina Borghese morì a Villa Fabbricotti, sulle colline sopra Firenze, il 9 giugno 1825. Secondo il suo desiderio le spoglie mortali riposano a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore all’interno della cripta della famiglia Borghese.

Flora Fraser è la figlia della storica Lady Antonia Fraser e di Sir Hugh Fraser, uomo politico. Ha studiato a Londra, Firenze e Oxford dedicandosi in particolare alla storia del XVIII e XIX Secolo. Autrice di opere di narrativa storica ha pubblicato per Mondadori La regina ribelle (1998) e Lady Emma (2001).

Autore: Flora Fraser
Titolo: Paolina Bonaparte. La Venere dell’Impero
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 20 euro
Pagine: 302

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Alessandra Stoppini

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