Nel giardino di Micòl a dieci anni dalla morte di Bassani

Alessandra Stoppini

Tagged: , ,

ilgiardinodeifinzicontiniNelle prime pagine de “Il giardino dei Finzi Contini” (Mondadori, 2010) di Giorgio Bassani il protagonista racconta come ebbe l’ispirazione di scrivere il romanzo. Una domenica d’aprile del 1957 “durante una delle solite gite di fine settimana” insieme a un gruppo di amici egli si reca presso l’antica necropoli etrusca di Cerveteri. Visitando il luogo il protagonista ritorna con la memoria “agli anni della mia prima giovinezza, e a Ferrara, e al cimitero ebraico posto in fondo a via Montebello, alla tomba monumentale dei Finzi Contini”.

In quella tomba di tutti i componenti della famiglia che lui ha conosciuto è sepolto solo Alberto, il figlio maggiore “morto nel’ 42 di un linfogranuloma”. Il Professor Ermanno e la signora Olga, la signora Regina l’anziana madre paralitica della signora Olga e Micòl la secondogenita sono stati tutti deportati in Germania.

Certo, il cuore, chi gli dà retta, ha sempre qualche cosa da dire, su quello che sarà. Ma che sa il cuore? Appena un poco di quello che è già accaduto”. Questa frase, tratta da I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni si trova nella pagina che precede il prologo del romanzo. Cosa sa il cuore del protagonista? Sa di aver sempre amato Micòl fin da quando erano piccoli, quando i giovani Finzi – Contini i quali studiavano privatamente si presentavano a scuola il giorno degli esami scendendo dalla carrozza. L’infatuazione dell’adolescente era proseguita quando egli sbirciava la sagoma di Micòl durante le feste di Pasqua e Kippùr dentro la Sinagoga di via Mazzini. E’ un sogno poter parlare con Micòl lo stesso giorno che il ragazzo ha saputo di essere stato rimandato in matematica. Per la prima volta la tredicenne gli rivolge la parola e il protagonista fantastica su un loro possibile amore.

Gli anni passano, i fratelli Finzi – Contini sono mandati a studiare fuori Ferrara. Dopo pochi mesi dalla promulgazione delle leggi razziali del 1938 il protagonista viene espulso dal Circolo del Tennis Eleonora d’Este. Alberto e Micòl invitano un gruppo di ragazzi, tra i quali Giampiero Malnate amico di Alberto a giocare a tennis a casa loro, nel parco della loro vasta proprietà. Chi narra la storia per la prima volta varca il grande cancello e si inoltra con la sua bicicletta nel giardino che si affaccia su Corso Ercole I d’Este. Si sviluppa tra il ragazzo e l’eterea, bella e bionda Micòl un’amicizia profonda fatta di chiacchierate e partite a tennis.

Micòl è uno spirito ribelle che dice “che il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui e il passatoforse presagendo il tragico destino che l’attende. Ella vuole godere dell’attimo fuggente perché intuisce che “del doman non v’è certezza”. L’aristocratica e gentile ospitalità dei Finzi – Contini e atmosfera idilliaca del parco contribuiscono a cementare quest’affinità elettiva ma egli quando prova a dichiarare il proprio amore alla donna viene respinto perché ella lo considera solo un caro amico e niente di più. Micòl dunque rimarrà sempre irraggiungibile soprattutto quando il protagonista scavalcando di nascosto l’alto muro di cinta della proprietà comprende che Micòl è stata l’amante di Malnate. E’ arrivato il momento lasciando alle spalle il giardino dei Finzi – Contini di abbandonare un sogno impossibile che rappresenta la sua infanzia felice e diventare adulto.

Giorgio Bassani scrisse la prima stesura del romanzo all’Hotel Le Najadi di Santa Marinella. Il romanzo pubblicato nel 1962 per la Casa Editrice Einaudi divenne subito un bestseller. Stampato per la prima edizione in 30mila copie raggiunse le 350mila copie dopo qualche anno. Il volume il quale vinse il Premio Viareggio e che confluì successivamente nel ciclo Il Romanzo di Ferrara, rappresenta la memoria dell’autore e il mondo della ricca borghesia ebraica ferrarese durante il fascismo. Classico romanzo di formazione nel quale l’io narrante rimane anonimo e poco caratterizzato anche se nel protagonista possiamo riconoscere lo stesso autore. Chi scrive non si pone al centro della storia ma si mette da parte esaminando la psicologia dei personaggi ritratti spesso dentro il giardino incantato in uno spazio quasi senza tempo anche se fuori il cancello la tragedia sta per scoppiare e travolgerà tutti. Storia della Shoah e di una generazione falcidiata dalla guerra come si legge nell’epilogo del romanzo. Il libro è percorso da una vena di malinconia e lo si può sicuramente considerare come uno dei più completi stilisticamente di tutta la letteratura italiana del Novecento. Nel giardino il futuro non esiste, nessuno sembra accorgersi della imminente bufera nemmeno la ricca Ferrara composta da agrari e industriali che avevano aderito in massa al fascismo. Ora Mussolini li sta per condurre dentro il pantano di una guerra inutile e gli stessi ebrei italiani come dichiarò nel 1984 Bassani a un seminario di studenti “pur essendo stati, la più parte, convintissimi fascisti, finirono a Buchenwald o Auschwitz”.

Nel 1970 Vittorio De Sica trasse dal romanzo l’omonimo film protagonisti Dominique Sanda, Lino Capolicchio, Romolo Valli, Helmut Berger e Fabio Testi. La pellicola vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino 1971 e il Premio Oscar come miglior film straniero nel 1972. Esattamente dieci anni fa Giorgio Bassani moriva a Roma. Secondo le sue volontà è sepolto a Ferrara nel cimitero ebraico di via delle Vigne dove ha immaginato la tomba dei Finzi – Contini.

E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire: di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare”.

Giorgio Bassani nacque il 4 Marzo 1916 a Bologna da una famiglia della borghesia ebraica ma trascorse l’infanzia e la giovinezza a Ferrara Si laureò in Lettere nel ’39 a Bologna. Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò alla Resistenza conoscendo l’esperienza del carcere. Nel ’43 si trasferì a Roma dove rimase fino alla morte pur mantenendo sempre in forte legame con la città di Ferrara. Dopo il 1945 si dedicò completamente all’attività letteraria lavorando sia come scrittore di poesie, romanzi e saggi sia come redattore della rivista Paragone fondato nel 1950 da Roberto Longhi sia consulente e direttore editoriale della Feltrinelli. In questa veste riuscì a far pubblicare Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel 1956 pubblica le Cinque storie ferraresi con le quali vince il Premio Strega Questo romanzo è il primo del ciclo de Il Romanzo di Ferrara che comprenderà opere quali Gli occhiali d’oro (1958) dove l’omosessualità è per la prima volta vista come motivo di emarginazione, Il giardino dei Finzi – Contini (1962) Premio Viareggio, Dietro la porta (1964), L’airone (1968) Premio Campiello e L’odore del fieno (1972). Nel 1957 venne eletto Vicepresidente della Radiotelevisione Italiana e Presidente di Italia Nostra. Fu anche docente di Storia del Teatro all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma. Bassani collaborò a prestigiose riviste quali Nuovi Argomenti, Il Mondo, Officina e lavorò come sceneggiatore per Luchino Visconti, Mario Soldati e Luigi Zampa Nel 1982 pubblicò la raccolta di tutte le sue poesie in In rima e senza (Premio Bagutta 1983) e nell’84 la raccolta di tutti i suoi saggi in Di là dal cuore. Morì a Roma il 13 Aprile 2000 dopo una lunga malattia.

Autore: Giorgio Bassani
Titolo: Il giardino dei Finzi Contini
Editore: (Oscar) Mondadori
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 9 euro
Pagine: 236

/ 592 Articles

Alessandra Stoppini

Comments Closed

Comments for this post are now closed.