Viaggio di un Ulisse moderno. Le ricerche di Jean Cuisenier

Luca Pantarotto

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Con “L’avventura di Ulisse” (Sellerio, 2010),  Cuisenier si mette sulle tracce del più grande navigatore dell’antichità;  ricostruendo, sulla base dei dati omerici, la cultura nautica di un’intera nazione.

L’idea di utilizzare i testi omerici come guida per la riscoperta di un mondo sepolto dal tempo non è certo nuova. Basti pensare al nome di Heinrich Schliemann, che servendosi dell’Iliade come di una specie di “Baedeker” dissotterrò la città di Troia. L’Odissea non poteva essere da meno. Per secoli, studiosi, dilettanti, marinai, poeti, storici, astronomi, guidati dalle più svariate ragioni, hanno passato al setaccio i racconti di Odisseo nel tentativo di localizzarne rotte e mete, per stabilire se i riferimenti geografici omerici possano rivestirsi di un’esistenza concreta, o se invece appartengano irrimediabilmente al regno della fantasia. Il fatto che già nel III secolo a.C. il filologo Eratostene pronunciasse la massima (fin troppo famosa) secondo cui si sarebbero trovati i luoghi dei viaggi di Odisseo il giorno in cui si fosse trovato il calzolaio che cucì l’otre dei venti, ci mostra l’antichità di simili tentativi, e al contempo la loro scarsa utilità.

In parte, la ricerca di Jean Cuisenier si inserisce in questo solco, cercando di localizzare i luoghi dell’errare dell’astuto Odisseo. Per questo si mette in mare, ripercorrendo carte alla mano (in due esplorazioni del 1999 e del 2000) le rotte odissiache, solcando un Mediterraneo che, oggi come allora, è sentiero infaticabile di commerci, esplorazioni, contatti tra civiltà. Non c’è dubbio che l’essenza fondamentale del corposo volume di Jean Cuisenier consista nell’intenzione di fornire un nuovo contributo all’infinita ricerca, nei poemi omerici, di un’eventuale verità storica nascosta sotto il velo della finzione poetica. Analisi estremamente dettagliata dei versi dell’Odissea contenenti indicazioni geografiche; riscontro di analogie o differenze tra i paesaggi omerici e quelle che, nei medesimi luoghi, si offrono al viaggiatore moderno; tentativi di interpretazioni di passi oscuri o ambigui: queste le caratteristiche di parte della ricerca di Cuisenier, che affianca (con grande efficacia evocativa) al testo di Omero estratti dai propri diari di bordo, tenuti durante le traversate.

Se fosse tutto qui, però, sarebbe davvero troppo poco. Cosa potrebbe esserci di nuovo, o anche solo di interessante, in una ricerca ormai esausta da secoli? E cosa potrebbe insegnarci su Omero un autore come Cuisenier, che del resto non è nemmeno un grecista, ma un etnologo? Proprio qui si inserisce la seconda ambizione di questa nuova avventura di un Ulisse moderno; la ricerca che veramente costituisce il senso ultimo del libro e dei viaggi del suo autore. L’Odissea è solo una narrazione di viaggi fantastici in cui l’eroe si trova a combattere contro mostri mitici, superando prove tremende? O è anche (o soprattutto) qualcos’altro? Qual è il significato delle indicazione precisissime che il poeta fornisce riguardo a venti, rotte, scali, porti, tempi di navigazione, tempeste e bonacce?

In tutto ciò, nei dettagli tecnici della narrazione poetica, Cuisenier vede, ed analizza puntualmente, una concezione sottesa al poema omerico profondamente diversa da ciò che noi, oggi, intendiamo come poesia. L’Odissea interpretata come una sorta di antico portolano: un repertorio di informazioni utili alla navigazione, di dati e di conoscenze su cui i marinai potessero basarsi nella rotta da dare ai loro viaggi, nell’affrontare gli ostacoli frapposti all’uomo da un mondo in gran parte ancora sconosciuto. Una teoria che ricorda molto da vicino quella, celebre, dell'”enciclopedia tribale” di Eric Havelock (Preface to Plato, 1963, stranamente mai citato nel volume di Cuisenier), secondo cui i poemi omerici, con i loro abbondanti dati tecnici, sarebbero stati in realtà il ricettacolo della cultura di un intero popolo esposta in poesia e trasmessa per secoli per via orale.

Così, l’Odissea ci appare in una nuova luce. Ci spiega riti e tecniche di una società che nel mare aveva il suo referente più immediato ed inevitabile; ci mostra come affrontarlo, di quali espedienti profittare per cavarsela, le vie migliori da percorrere, le correnti più insidiose, i venti più favorevoli, i porti più sicuri. Svelandoci anche, da vero etnologo, come si concepiva l’altro da sé: uomini e usanze strani e misteriosi con cui, in questi viaggi, si veniva a contatto. Insomma, un’analisi a tutto tondo della più famosa storia di viaggi dell’umanità, ed allo stesso tempo un’esposizione documentatissima della cultura marittima di un’intera epoca. A riprova del fatto che davvero i classici non finiscono mai di dire quello che hanno da dire.

Jean Cuisenier, etnologo e studioso di tradizioni popolari, è stato direttore del Musée National des Arts et des Traditions Populaires ed il Centre d’Ethnologie Française. Oltre alle ricerche dedicate a Odisseo, ha scritto Etnologia dell’Europa (1994) e Manuale di tradizioni popolari (20092).

Autore: Jean Cuisenier
Titolo: L’avventura di Odisseo
Editore: Sellerio
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 28 euro
Pagine: 519

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Luca Pantarotto

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