“Via da Gormenghast”: opera fantastica, surreale e simbolica

Chiara Pieri

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via-da-gormenghastAdelphi pubblica l’ultimo libro della trilogia di Mervyn Peake “Via da Gormenghast“, che narra la fuga di Tito dei Lamenti dal suo regno natale ormai cadente alla ricerca di un altro mondo e di nuove esperienze che lo conducano alla maturità. Tito di Gormenghast, settantasettesimo conte, rinuncia al trono, abdica, fugge dal suo mondo, che però porta sempre con sé, dentro il suo cuore, nel tentativo di abbandonarlo e nello stesso tempo nella speranza di ritrovarlo.

Il suo regno è ormai cadente, polvere e ruderi; il protagonista cerca un altrove e lo rinviene. Ben presto si accorgerà che il nuovo mondo ultrascientifico, tecnologicamente avanzato, apparentemente abbagliante, è dominato dal male. Scopre nella terra raggiunta aerei teleguidati di tutte le forme, sfere quasi vitali (in realtà strumenti di spionaggio), guardie con elmetti potenti e onnipresenti. Incontra però anche uno  strano amico, Musotorto, che gli viene sempre in aiuto nei momenti di pericolo, e  una donna bellissima, Giuna, che lo salverà dalla prigione e per la quale proverà, ricambiato, un profondo amore e una grande riconoscenza.

Tito comunque fugge sempre alla ricerca di un altrove con in cuore il suo Gormenghast. Vi è poi un mondo sotterraneo, “Sotto il Fiume”, dove si rifugiano tutti gli emarginati della terra e dove egli riesce a nascondersi dalla implacabile polizia. Riemerso alla luce, il protagonista viene salvato da una ragazza bella, ma arida e fredda, figlia di uno scienziato, un omuncolo insignificante, che guida una fabbrica di distruzione e di morte. Rifiuta l’amore della fanciulla, che giura vendetta e organizza una festa finale, prima della partenza di Tito: una sorpresa destinata a distruggerlo e verso la quale convergono tutte le aspettative del lettore. Ma l’organizzazione quasi perfetta si scontra con l’imprevedibilità della vita.

Tutti gli amici del conte di Gormenghast convergono, per le più strane vie, alla Casa Nera, il lugubre luogo della festa, e ribaltano i piani: la fabbrica di morte viene distrutta, esplode. Gli amici salvano Tito, che però si ritrova di nuovo solo a fuggire. Dopo mesi di cammino egli crede di essere tornato al suo regno, ma si allontana e scopre che il suo mondo, ormai, lo porta dentro di sé.

Il libro si potrebbe definire fantascientifico, surreale, talvolta onirico, sempre imprevedibile. L’aggancio alla realtà è tuttavia evidente: la fabbrica di distruzione non è altro che un campo di sterminio, il nuovo mondo è dominato da spie, poliziotti scienziati che controllano e distruggono tutto ciò che si sottrae  all’ordine prestabilito. Il mondo sotterraneo, dove si rifugiano poeti ed emarginati, sembra alludere all’inconscio, cui attingono gli uomini che provano sempre sentimenti opposti. La maturità raggiunta fa scoprire a Tito che egli porta ormai in sé le sue radici: gli amici e l’amore lo hanno salvato, le esperienze lo hanno reso uomo.

Mervyn Peake (1911-1968) poeta, narratore, pittore (illustrò in modo memorabile alcuni classici della letteratura inglese), pubblicò la trilogia di Gormenghast fra il 1946 e il 1956: i primi due volumi –  Tito di Gormenghast e Gormenghast – sono apparsi presso Adelphi rispettivamente nel 1981 e nel 2005.

Autore: Mervyn Peake
Titolo: Via da Gormenghast
Editore: Adelphi
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 19 euro
Pagine: 329

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Chiara Pieri

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