Guido Crainz, storico, autore del bellissimo saggio “Il paese mancato“ (Donzelli, 2007), ha sempre incuriosito il lettore con una narrazione partecipata, in cui la Storia non viene presentata in maniera didascalica o didattica ma raccontata con una sentita partecipazione dell’autore ai fatti narrati.
Ne Il paese mancato, Crainz elabora una delle ricerche più importanti e documentate degli ultimi anni. Una ricerca che racconta l’Italia pre-’68, il fallimento del centro-sinistra nel 1964, l’occasione perduta dai movimenti del 1968 e la “stagione delle stragi” degli anni ‘70.
Pieno di note e citazioni, Crainz, al pari di storici di rilievo come Silvio Lanaro, utilizza soprattutto la stampa e i dati statistici, per raccontare un periodo storico difficile che parte dal miracolo economico per arrivare agli anni ‘80, ma anche i film, le canzoni, la televisione, i libri. Così facendo, Crainz introduce il lettore nella Storia, incuriosendolo e ricreando alla perfezione il clima di un’Italia che, ormai, appartiene al passato.
Invece, “Autobiografia di una repubblica” (Donzelli, 2009) rappresenta la summa dei tanti saggi scritti da Guido Crainz e si preoccupa più di fornire quesiti e dare risposte anziché narrare le vicende che accompagnano la nascita e lo sviluppo dell’Italia Repubblicana. Idealmente si ricollega a Il paese mancato sia nella struttura che nelle fonti utilizzate ma è piuttosto un agile saggio in cui trovano posto diverse voci di intellettuali e giornalisti italiani come Ernesto Galli Della Loggia, Ezio Mauro, Eugenio Scalfari e, addirittura, Giovanni Testori.
Potrebbe sembrare quasi un mero atto di accusa ad un’Italia immobile, incapace di reagire dinanzi all’involuzione della politica italiana ma è piuttosto una valutazione lucida e sentita delll’inadeguatezza di un sistema politico che non si preoccupa più dell’interesse collettivo ma che, a partire dagli anni ‘60, ha perseguito man mano finalità sempre più individuali fino ad arrivare all’Italia berlusconiana di oggi fatta di leggi “ad personam”e governata da una classe politica inadeguata.
Fanno male le parole di Antonio Gambino che, negli anni ‘90, scriveva : “Il problema non è che in Italia ci sono più disonesti che altrove, ma che manca una rete attiva di onesti in grado di fondare un modo diverso di stare nelle istituzioni e nel paese” e che risuonano profetiche.
La situazione, da Tangentopoli ad oggi, è notevolmente peggiorata, vige l’assenza di regole e un corporativismo asfittico e trait d’union col fascismo. Crainz non fornisce soluzioni a riguardo, a differenza di Ainis ne “La Cura” edito da Chiarelettere, ma si limita a spiegare i fatti e gli avvenimenti ponendo ulteriori domande.
Autobiografia di una Repubblica, infatti, è solamente un pamphlet preciso e documentato, che risolve la sua tesi nell’arco di poco più di 200 pagine e che, in definitiva, offre una buona analisi dell’Italia, dal dopoguerra ad oggi, evidenziandone i cambiamenti di costume, le poche gioie e i tantissimi dolori che abbiamo sofferto nel corso di questi anni.
Guido Crainz è docente di Storia Contemporanea nella Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Teramo.
Autore: Guido Crainz
Titolo: Autobiografia di una Repubblica
Editore: Donzelli
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 16,50 euro
Pagine: 239
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