L’anima e il corpo

Alessandra Stoppini

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la_signora_della_lampadaLa Signora della lampada (Neri Pozza 2010) di Gilbert Sinoué, biografia romanzata di Florence Nightingale, descrive la lunga e operosa vita, le gesta e le mille contraddizioni di una donna straordinaria. La prima donna ad applicare all’assistenza infermieristica il metodo scientifico, nota anche con il nome di Signora con la lanterna perché durante la guerra di Crimea era solita aggirarsi per le corsie degli ospedali da campo con una lampada a petrolio.

Florence proveniva da un’agiata famiglia inglese i cui genitori William e Fanny, come era di moda allora, avevano fatto una lunga luna di miele in Italia della durata di due anni. Qui erano nate le loro figlie, nel 1818 a Napoli, Parthenope e, nel 1820 a Firenze, Florence. Fin da giovanissima però la nostra eroina “percepisce, al di là delle cose belle che la circondano, l’eco di un’umanità che soffre”, sentiva “di non potersi ridurre a recitare il ruolo che le era stato riservato, il destino di una fanciulla di buona famiglia”. Quando Florence annunciò alla sua famiglia la propria volontà di diventare infermiera l’incomprensione fu totale, ma ella non si arrese: il suo destino era segnato. Del resto allora in Inghilterra le infermiere erano considerate “la feccia della società… era una professione degradante… per donne troppe vecchie, troppo fragili, troppo spesso alcolizzate e ladre”.

Gilbert Sinoué ne La Dame à le lampé ripercorre l’esistenza di Florence Nightingale attraverso i ricordi di parenti e amici, delle persone che la conobbero e che lavorarono con lei. Il trait d’union fu l’americano Jonathan Brink, il quale, conosciuta la donna anni prima e rimasto colpito dal suo temperamento, desiderava scrivere una biografia dopo la sua morte, avvenuta il 13 agosto 1910. Ecco allora parlare Henry Bonham Carter, cugino di Florence e suo fidato collaboratore, il quale rievoca l’infanzia dorata delle sorelle nel castello di Lea Hurst, la loro profonda differenza di carattere, Parthenope fatua e superficiale e Florence introversa e preda di dubbi, la sua propensione alla sofferenza, la chiamata divina nel 1837 cioè “curare i mali dell’umanità, fasciarne le ferite, in senso proprio e figurato, aiutare i più sfortunati”. Per questo, spiega Bonham Carter, ella declina la proposta di matrimonio di Richard Monckton Milnes, influente uomo politico che rimarrà sempre un suo sostenitore. Brink, consultando il diario di Florence prestatogli da Sir Richard Anderton e redatto durante una vacanza in Egitto nel 1850, così legge “Una professione, un mestiere, qualcosa che riempia la mia vita… è tutto ciò che abbia mai desiderato. Il primo pensiero di cui ho ricordo, e l’ultimo, essere infermiera…”. Lucille Pring («la Perla») è una delle discepole preferite dalla Nightingale, ex apprendista della Nightingale Training School presso il St. Thomas Hospital ,prima scuola del genere. Miss Pring, interpellata da Brink, definisce Florence “santa”. Ma nel corso delle indagini emergono altri aspetti del carattere di Florence, quali una certa dose di misantropia e autoritarismo.

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Alessandra Stoppini

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