Michele Ainis, autore de “La Cura“ (Chiarelettere, 2009), propone al lettore un decalogo di azioni da mettere a segno “contro il potere degli inetti, per una Repubblica degli eguali”, come recita il sottotitolo. Dieci buoni propositi per combattere il malcostume della politica italiana che, di anno in anno, diventa sempre più putrescente e nauseabonda.
L’Italia che descrive il costituzionalista Ainis è il regno dell’ingiustizia, che vuole apparire meritocratica ma che è, in realtà, ingiusta con le persone di talento precludendo loro ogni possibilità e chance nella maggior parte dei casi.
Leggendo le pagine di questo bellissimo saggio, si capisce che la democrazia è una forma di governo che ha funzionato bene solamente nei primi anni, nelle vesti di “democrazia diretta”, ma che, in realtà, è risultata nel corso della storia come una soluzione fallimentare.
In Italia la democrazia non funziona perché, ci spiega Ainis, non c’è, innanzitutto, mobilità sociale. Tutto ciò dipende dal potere delle lobby, argomento trattato nel primo punto, che, oltre a limitare la libertà di concorrenza, limitano proprio la libertà tout court, “il diritto ad esprimere un’idea fuori dal coro, a nuotare lontano dal branco”. Ainis cita vari esempi tra cui quello del giudice Forleo, trasferita per incompatibilità ambientale dal Csm, e di Giovanni Falcone.
Chi non si allinea alla logica della corporazione, non viene premiato, non fa carriera.
Ma Ainis volge lo sguardo anche e soprattutto al sistema oligarchico di partiti e sindacati, un “nuovo assolutismo” in cui si accede per cooptazione e non sulla base di titoli di studio o curriculum. Anche in questo caso si premia il più fedele, la persona più affidabile che, in nome della democrazia parlamentare, potrebbe far carriera entrando nelle grazie del segretario di partito di turno. E gli strumenti di partecipazione diretta? Quanto può ancora influire una decisione del popolo? Ainis ci propone una cura, una ricetta per distruggere le metastasi di una società politica allo sbando, ma implica una fattiva partecipazione dei cittadini e soprattutto l’adozione di quelle poche misure di democrazia diretta di cui ancora disponiamo.
Certo, è utopia ma perché non provarci? “La Cura” di Michele Ainis ci dà le armi, ci indica la strada giusta da percorrere e invita, in un epilogo appassionante, il lettore a spegnere la TV, a smettere di essere uno spettatore passivo e a divenire protagonista della nostra società civile.
Se siete sfiduciati, se pensate che non ci sia più niente da fare in Italia, allora vi invito ad acquistare questo libro perché abbiamo ancora, per fortuna, il potere di decidere. Dobbiamo solo orientarci ma, per questo, c’è l’autore che ci dà la giusta medicina.
Michele Ainis, costituzionalista, opinionista, saggista, insegna a Roma Tre. Fra i suoi libri : per Laterza ha pubblicato “La legge oscura” e “Vita e morte di una costituzione” ; per Mondadori “Se 50,000 leggi vi sembran poche” ; per Rizzoli “Le libertà negate” ; per Garzanti “Stato matto” e “Chiesa padrona”.
Autore: Michele Ainis
Titolo: La Cura
Editore: Chiarelettere
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 14 euro
Pagine: 183
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