Il 20 febbraio 1909 veniva pubblicato sul quotidiano “Le Figaro” il manifesto del futurismo scritto da Filippo Tommaso Marinetti. In “La nostra sfida alle stelle. Futuristi in politica” (Laterza, 2009), Emilio Gentile ripercorre la breve parabola politica di quel movimento che, nato per lanciare un’azione di rinnovamento nel campo dell’arte, volle ben presto “investire ogni aspetto della vita individuale e collettiva” e creare, attraverso una vera rivoluzione antropologica, l’uomo nuovo della modernità.
“L’uomo nuovo vagheggiato dal futurismo era una creatura primordiale, animata da istinti violenti di conquista e di dominio, avidamente disposta a vivere nuove esperienze, a sperimentare nuove forme di cultura, di arte e di poesia, a dominare la natura trasformandola incessantemente, e trasformando con essa l’essere umano. L’uomo futurista doveva essere in perpetua lotta con se stesso e con i propri simili per non rimanere imprigionato nel tempo e nello spazio di un presente assoggettato al passato”
Ma ben presto dal campo dell’arte i futuristi passarono alla politica attiva perché l’uomo nuovo, l’uomo moderno che avrebbe abolito la storia e dissacrato le tradizioni della società borghese doveva e poteva pervadere ogni aspetto dell’umano. E così il movimento futurista fu il primo movimento fra le avanguardie artistiche novecentesche a dar vita ad un partito politico che avrebbe avuto il compito di plasmare uno Stato nuovo. Il movimento dei fasci futuristi fu violentemente nazionalista, accesamente interventista, aggressivo nel rivendicare il primato di un’italianità non basata sul culto del passato e della romanità ma tutto proteso verso una feroce grandezza moderna dell’uomo nuovo generato dalla rivoluzione futurista.
Dall’esaltazione della violenza infatti “nascevano il disprezzo dei futuristi per la democrazia parlamentare e l’incitamento a una politica estera aggressiva, militarista e imperialista, in nome di una nuova grandezza italiana, tutta proiettata verso il futuro, senza retoriche evocazioni di grandezze passate”.
Tuttavia il futurismo in politica ebbe vita breve. Dopo il 1920 infatti quel movimento politico che era nato negli anni della Grande Guerra sull’onda di un accesissimo interventismo bellico si esaurì. L’avventura politica del futurismo, che ebbe legami non occasionali e non fortuiti col fascismo e col suo capo si concludeva con un ritorno all’arte e con una violenta presa di posizione antipolitica del suo fondatore. E per Emilio Gentile “E’ certo che l’abbandono della politica e l’esaltazione dell’antipolitica, da parte di Marinetti segnavano la fine malinconica della grande ambizione futurista: compiere una rivoluzione totale per creare l’uomo nuovo della modernità trionfante, sovrumana e disumana..” Veniva così lasciato al laboratorio totalitario del regime fascista e del suo capo il compito di dar vita all’uomo nuovo ben diverso da quello anticonformista vagheggiato dai futuristi. Ma per l’Autore “Si può ritenere un errore considerare la politica un aspetto importante del futurismo, ma è certo che i primi a commettere quest’errore furono i futuristi stessi”..
“La politica del futurismo è una piccola tessera della storia italiana del primo ventennio del Novecento. Anche se la sua capacità di conseguire risultati concreti fu molto scarsa, l’esperienza politica del futurismo merita attenzione per conoscere meglio il ruolo del radicalismo nazionale nella crisi del sistema liberale e nell’origine del fascismo”
Emilio Gentile, storico di fama internazionale, insegna Storia contemporanea all’Università di Roma la Sapienza. Nel 2003 ha ricevuto dall’Università di Berna il Premio Hans Sigrist per i suoi studi sulle religioni della politica. Collabora al “Sole 24 Ore”. Tra le sue numerosissime opere, molte delle quali tradotte nelle principali lingue: “Il mito dello Stato nuovo” (n.e.,20022); “Le origini dell’Italia contemporanea. L’età giolittiana” (2003); “Renzo De Felice. Lo storico e il personaggio” (2003); “La Grande Italia. Il mito della nazione nel XX secolo” (2006); “I giorni di Roma” (con altri Autori, 2007); “Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi” (20072); “Il fascismo in tre capitoli” (20073); “Modernità totalitaria. Il fascismo italiano” (a cura di, 2008); “Novecento italiano” (con altri Autori, 2008); “La democrazia di Dio. La religione americana nell’era dell’impero e del terrore” (20083); “Fascismo di pietra” (20084); “Fascismo. Storia e interpretazione” (20086); “Il culto del littorio” (200912).
Autore : Emilio Gentile
Titolo: La nostra sfida alle stelle. Futuristi in politica
Editore: Laterza
Anno di Pubblicazione: 2009
Prezzo: 15 euro
Pagine: 148
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