Voglio scrivere per Vanity Fair. Emma Travet si racconta

Matteo Chiavarone

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vanityVoglio scrivere per Vanity Fair” (Memori, 2009), libro-diario di Erica Vagliengo, in arte Emma Travet. Nel dialogo con l’autrice emergono aspetti interessanti della società: da Internet al giornalismo.

Una domanda di rito: come è nata l’idea di questo libro? Come ha costruito il personaggio di Emma?
“La mia avventura è cominciata nel 2007, quando ho incontrato alcuni creativi su myspace, che mi hanno dato interessanti idee per realizzare il progetto EmmaT: esempio innovativo di self marketing applicato alla promozione di un libro non ancora esistente. In pratica, ho usato myspace, il blog emmatvanity.style.it e facebook per far vivere il mondo della protagonista e creare curiosità. Ho usato internet per testare il mio progetto e anche per trovare l’editore. Emma, l’ho costruita un po’ su di me e sulle mie amiche.”

Tutti i personaggi sono di fantasia o c’è qualche riferimento evidente o velato?
“Pochi sono di fantasia, parecchi sono reali ma romanzati, uno solo è “realissimo” e non c’è alcun riferimento velato ad esso. Chi mi conosce dal vivo l’ha scoperto subito.”

Lei ha ventisette anni, di “diritto” fa parte della generazione “anni zero” anche se ha sfiorato gli anni ottanta e vissuto l’adolescenza nei novanta. Quanto ha influito nell’Italia di oggi questo passaggio scandito dal boom della televisione commerciale, del reality show e di internet?
“Emma ha 27 anni, io ne ho 33, appena compiuti…posso parlare per me e per i miei amici: questo passaggio ha influito parecchio. Io ne sono un esempio, legato ad internet. Personalmente non mi sento toccata dai reality show perché non li ho mai trovati interessanti da seguire…meglio una serata a condividere idee creative con le amiche di fb, rispetto a seguire l’ottantacinquesima edizione de “Il Grande Fratello”. ”

Entrare nel mondo del lavoro per un aspirante giornalista oggi è pressocché impossibile. Secondo lei esiste un modo per creare nuovi “spazi”? Internet e la tv digitale possono realmente prendere il posto della carta stampata?
“Sì, già oggi il web offre molte opportunità. E la mia storia ne è la riprova. In futuro bisognerà  mettere delle regole, però, perché ora è davvero una giungla. Anche la tv digitale può essere un buon mezzo per aspiranti giornalisti. Sto puntando anche a quella. Non penso, però che sostituiranno mai la carta stampata, il suo fascino c’è ancora e resterà sempre. Semplicemente, si affiancheranno sempre più, in un dialogo trasversale.”

Che ne pensa delle polemiche di questi mesi sulla libertà d’informazione invocata, con maniere e motivazioni diverse, da tutte le parti politiche?
“Penso questo…meno male che ci resta facebook…”

La protagonista, seppur con molte difficoltà, continua a tenere un suo stile inconfondibile e una gioia di vivere mai respinta. Quanto si riconosce?
“Parecchio, di solito il mio approccio alla vita è quello.”

Il tipo di racconto è ideale per farne una continuazione. C’è qualcosa in cantiere? Anche non legato direttamente a questo titolo?
“Sto già appuntando idee per il seguito e sto chiedendo parere anche alle tante lettrici che mi scrivono su fb. In parallelo, mi sono posta come obiettivo quello di riuscire a scrivere anche solo dieci righe su Vanity Fair (sul serio).”

Le grandi realtà editoriali si sono accorte di lei? Come si muoverà per il futuro?
“Al momento non se ne sono ancora accorte…è un mondo veramente difficile. Però io sono molto soddisfatta del rapporto con il mio editore, Massimo Ghinolfi della Memori, che ha investito su di me, sul libro e sul progetto emmat, anche prendendomi un ufficio stampa molto professionale con il quale stiamo lavorando come Caterpillar per diffondere il più possibile la notizia del libro. Nel futuro prossimo ci saranno: la presentazione torinese a metà febbraio, quella milanese a fine febbraio, la partecipazione al Festival del Giornalismo di Perugia in aprile, il Salone del libro di Torino a maggio, e poi spero di andare a New York, a giugno a cercarmi un agente americano per tentare di entrare sul mercato americano.”

Emma Travet, è Erica Vagliengo (Pinerolo, 1977), giornalista free lance, capo redattrice del mensile Lookout magazine. Adora lasciare tracce su internet, collezionare borsette, l’arte contemporanea e il caffè macchiato. Da piccola si sentiva un mix tra Mary Poppins e Virginia Woolf; ora che è diventata grande ha scritto un libro con lo pseudonimo di Emma Travet e conta presto di regalarsi una Balenciaga Motorcycle turchese. Ha lanciato su internet l’innovativo progetto “emmat”: self-marketing legato al romanzo e supportato da partecipazioni a mostre, eventi vari e interviste in radio e tv. Originali anche la grafica e il merchandising, ispirati agli accessori che la protagonista indossa e stampati su spille, specchietti da borsetta, burrocacao, portachiavi. Gli adesivi di Emma Travet sono stati fotografati dai suoi fan un po’ dovunque nel mondo. Le foto fanno parte dell’album Emmat around the world, aggiornato su facebook. Le avventure di Madamin Travet proseguono sul blog emmatvanity.style.it

Autore: Erica Vagliengo
Titolo: Voglio scrivere per Vanity Fair
Editore: Memori
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 14 euro
Pagine: 248

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