Singer: “Il mago di Lublino”. Mazur tra cielo e terra

Alessandra Stoppini

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ilmagodilublinoQuel mattino Yasha Mazur, o il Mago di Lublino, com’egli era conosciuto ovunque tranne che nella sua città natale, si destò di buon’ora“. È l’inizio de “Il Mago di Lublino” di I.B. Singer (Longanesi 2009). 

Ma chi è veramente Yasha? Lo scrittore ce lo descrive fisicamente: “Era un uomo basso di statura, largo di spalle e stretto di fianchi, aveva capelli ribelli color lino e liquidi occhi celesti, labbra sottili, un mento appuntito e un corto naso slavo“. Il protagonista è un mago, un funambolo, un illusionista, prestigiatore, ipnotizzatore che “sapeva camminare in equilibrio su una corda tesa, scivolare su un cavo metallico, scalare i muri, aprire qualsiasi serratura”.

Questo fantastico illusionista che “aveva gli occhi di un gatto” capace di scrivere con le dita dei piedi, inghiottire le spade, ritrovare gli oggetti smarriti e vedere al buio si sente diverso dagli altri ebrei della comunità di Lublino. Non solo perché è un vagabondo, un viaggiatore, ma perché pur avendo studiato il Talmud non osserva il Sabato e tutte le leggi ebraiche, anzi “aveva elaborato una propria religione. Esisteva un Creatore, che però non si rivelava a nessuno…“, coltiva il dubbio “Che accadeva dopo la vita, nell’al di là? Esisteva una cosa come l’anima”. Ma Dio non si manifesta a lui fino al giorno nel quale a Varsavia, dopo non essere riuscito per la prima volta ad aprire una serratura, entra dentro una sinagoga ed ascoltando le parole del cantore ritrova il Dio perduto della sua infanzia.

Poi il colpo di scena: il Mago di Lublino torna nel villaggio che l’ha visto nascere e si fa murare in una stanza della casa studiando la Mishnà e lo Zohar allo scopo di scontare i suoi peccati in una sorta di auto-reclusione espiatoria.

Lo scrittore polacco naturalizzato statunitense pubblicò “The Magician of Lublin” nel 1960 e la Longanesi lo riedita in una nuova edizione. Come per gli altri suoi capolavori Singer scrisse il romanzo in lingua yiddish, la lingua parlata dagli ebrei originari dell’Europa Orientale: “Lo yiddish è la saggia e umile lingua di noi tutti, l’idioma di un’umanità spaventata e piena di speranza“. Anche qui viene posto in primo piano l’universo interiore dei personaggi, soprattutto quello di Yasha, le sue debolezze, i suoi travagli, la sua ricerca di Dio, perché anche se non sembra egli crede in Dio che Yasha vede in ogni cosa “La mano di Dio appariva evidente ovunque. Ogni frutto, ogni ciondolo, ogni granello di sabbia ne proclamavano l’esistenza”. Attorno a lui l’umanità ebraica viva, reale, rumorosa e colorata, vista con ironia che fa da cornice ad ogni romanzo dell’autore, umanità che egli conosceva bene essendo stato figlio di un rabbino chassidico.

Gli estimatori di Singer sanno che in ciascun protagonista maschile egli mette un po’ di se stesso, del suo carattere, dei suoi dubbi e desideri oltre alla sua passione per le donne, del suo bisogno d’amore e di successo ed in questo ci ricorda uno dei tanti personaggi di Woody Allen moderno cantore della crisi esistenziale della comunità ebraica newyorkese. Avviene anche per “Il Mago di Lublino” dove Yasha come gli omini volanti di Marc Chagall si muove tra cielo e terra, tra mondo reale e mondo fantastico e questo è sicuramente il segreto del suo fascino.

Isaac Bashevis Singer nato il 14 Luglio 1904 a Radzymin in Polonia e morto a Miami il 24 Luglio 1991, è considerato il più grande narratore ebraico del Novecento. Nel 1978 gli venne conferito il Premio Nobel per la Letteratura. Tra le sue opere tradotte in italiano da Longanesi, sono pubblicate in edizione economica dalla Tea: Il certificato (2004), Nemici. Una storia d’amore (2004), Gimpel l’idiota (2006), Ombre sull’Hudson (2006), Shosha (2006), La Famiglia Moskat (2009).

Autore: I.B. Singer
Titolo: Il mago di Lublino
Editore: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 18,60 euro
Pagine: 256

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Alessandra Stoppini

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