Laurenti: i vicoli della foresta. Una poesia dal sapore antico

Matteo Chiavarone

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ivicolidellaforesta1“I vicoli della foresta” (Perronelab, 2010) è la prima, intensa, prova poetica di Giorgio Laurenti. Più che percorsi reali sono movimenti incessanti, ora palpabili ora intangibili, che si muovono su un magma predefinito.

Un edificio, una struttura poetica che cresce in larghezza, spargendosi a macchia d’olio fino a toccare le superfici più disparate.

Una “foresta” che è opposizione tra percezione interiore, intima ma mai intimista, e realtà fisica, esteriore. Una foresta quindi “psichica”, squisitamente mentale, e un’altra intesa come “luogo di eventi straordinari”.

Il riferimento dantesco è fin troppo chiaro: ma se, in Dante – che seppure “eterno” è comunque autore medievale – la selva assume una connotazione religiosa, diventa luogo di corruzione morale e di smarrimento; in Laurenti, osservatore privilegiato del nostro tempo, la foresta diventa metafora dell’esistenza e “luogo” a tutti gli effetti, inteso come “stare al mondo” e quindi “città”, scorrere del tempo, ridicola quotidianità.

Non c’è nulla in questi sentieri di “oscuro”, “selvaggio”, “aspro”, “forte”, “amaro”: vi è semmai incomunicabilità, difficoltà di approcciarsi e di relazionare con l’altro: che sia esso una donna, un amico, un autore del passato, il proprio alter ego. Più che un rimando al prologo della Comedìa, questi Sentieri sembrano rivolgere un personale tributo a Dante e alla poesia medievale, del trecento e del quattrocento: autori, anche minori, del passato sono rievocati attraverso rime – baciate, alternate, interne, derivative, – giochi linguistici, figure retoriche che ora appaiono ora scompaiono perdendosi nella ricercata intelaiatura dei versi.

Un meccanismo, tutto terreno, che mette in moto un sistema di evocazioni e introduce una epopea comunque e profondamente “moderna”. Laurenti scavalca il verso libero tipico del Novecento sovrapponendolo a forme del passato e creando un mélange mai sgradevole o pedante. C’è tanto amore nella poesia di Laurenti, un amore pervasivo che non è solo amore per una donna ma amore per la poesia, per la vita, per se stessi (senza però mai sfociare nel narcisismo). Un amore che è indistricabilmente legato e contrapposto alla delusione: elementi al vertice di un binomio vorace, al tempo stesso benigno e matrigno.

L’energia vitale della conoscenza e quella della passione sviluppano un rapporto dialettico eternamente in tensione: il bisogno d’amore si contrappone ad una forma innata di negatività, la ricerca estetica si contrappone alla dura realtà dello scorrere del tempo “dilatato e precario” e all’immobilismo del proprio io-poetico.

Non vi è mai, in queste poesie, una cristallizzazione del verso, lo choc, inteso come elemento disturbante (la trebbiatrice di Pascoli o la scavatrice di Pasolini) trova linfa vitale nel suo opposto, nel momento di stasi. Le novità, se abbiamo bisogno di trovarle, sono da ricercare nella ri-contestualizzazione della foga, dello slancio giovanile, della tesaurizzazione linguistica. Tutto è messo nel polverone, persino il fatalismo, le opportunità che la vita ti mette di fronte:

A chi si rivolge il poeta poco importa: l’interlocutore è un tu generico e proprio per questo invisibile ed evanescente. Nel gioco narrativo le parti appaiono in modo inatteso: luoghi, persone, oggetti sono solo accennati, sfuggevoli nella loro essenza.

Giorgio Laurenti, nato a Roma il 23 Agosto del 1985 da genitori che non gli hanno fatto mancare nulla, scopre il piacere per la lettura con il Guerin Sportivo e quello della letteratura grazie alla professoressa d’italiano delle superiori, che lo “spinge” a leggere, durante le vacanze estive, I dolori del giovane Werther. Diplomato all’Istituto Tecnico Industriale Galileo Ferraris, pur di non lavorare si sarebbe iscritto persino a Ingegneria; infatti sceglie la Facoltà di Lettere e Filosofia che, nella sua mente, gli assicurerà molti anni di non lavoro. Attualmente è al
secondo anno della Laurea Magistrale in Italianistica, altro escamotage per continuare a non lavorare.

Autore: Giorgio Laurenti
Titolo: I vicoli della foresta
Editore: Perronelab
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 10 euro
Pagine: 80

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Matteo Chiavarone

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