Di solito leggere un fumetto o un libro è un procedimento automatico. Aperta la copertina, si saltano o si spulciano le pagine introduttive e alla prima pagina numerata si inizia la lettura. Tutto questo non avviene in “Le avventure di Jimmy Corrigan” (Mondadori, 2009), l’unico fumetto che io abbia mai visto dove ogni singolo elemento, da una angolo all’altro delle due copertine, diventa oggetto di lettura.
L’autore, Chris Ware, ha creato una vera e propria opera totale, una miniera di di tocchi di genio dove anche il prezzo di copertina gioca il suo ruolo.
Descritto così, questo “Jimmy Corrigan” potrebbe sembrare un fumetto pirotecnico, tutto effetti e trovate sorprendenti, una specie di gioco di prestigio per ragazzi, ma sarebbe un errore. Leggere “Jimmy Corrigan” è un affare molto più impegnativo, e più che di lettura si dovrebbe parlare di decifrazione, perché Ware ci propone un enigma, un gigantesco e raffinatissimo gioco a incastri fatto di disegni e parole. Ogni cosa stampata su quelle pagine ha il suo significato, bisogna solo pensarci su, a volte anche per parecchio tempo, cosa che potrebbe scoraggiare i lettori occasionali.
Tentare di spiegare le particolarità di questo fumetto sarebbe un delitto, quindi è preferibile citare un paio di esempi e lasciare al lettore il compito della scoperta. Cominciamo con le pagine iniziali del volume, vere e proprie istruzioni per l’uso su come funziona un fumetto; come tutte le istruzioni parlano di tutto e sono complicatissime, tanto che forse ci vorrebbero delle istruzioni per le istruzioni. Il secondo esempio riguarda invece una serie di vignette che rasentano la genialità. Jimmy Corrigan, il ragazzo più in gamba del mondo, viene disegnato quasi sempre come un uomo di mezza età, ma in una pagina Ware fa accadere un piccolo miracolo: l’anziano protagonista si sta svegliando e, per un paio di vignette, torna bambino, prima di tornare nuovamente adulto. Il perché bisogna trovarselo da soli, esplorando le molte pagine tutte intorno.
“Le avventure di Jimmy Corrigan” è quindi un fumetto impegnativo, pieno di cose da leggere e capire, disegnato con uno stile nostalgico che ricorda il primo Superman degli anni trenta o le pubblicità disegnate di quegli anni. È però anche un racconto di grande sensibilità dove si intrecciano fantasie e spunti reali, annodati in una trama non facile da sbrogliare. Ware stesso ironizza su questo aspetto e presume che il suo fumetto, edito in copie numerate, possa venire cestinato con facilità. I numeri gli servirebbero proprio per recuperare i suoi fumetti abbandonati.
Qualche parola va spesa per l’impaginazione italiana curata della Coconino Press, un lavoro certosino che ha trasposto un mare di segni, simboli e allusioni nella nostra lingua, cosa non facile. Il risultato è un oggettino di carta e inchiostro che cela i suoi tesori molto in profondità. Senza un po’ di sacrificio e tempo da dedicargli, “Le avventure di Jimmy Corrigan” rimarrà un’accozzaglia di parole e vignette senza senso, ma si sa che solo chi cerca alla fine riesce a trovare qualcosa.
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