“La baracca dei tristi piaceri”. Dialogo con Helga Schneider

Daniela Allocco

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baracca-tristi-piaceriOggi 27 gennaio il mondo ricorda l’Olocausto. La giornata della Memoria istituita per non far dimenticare al mondo libero l’orrore perpetrato dal nazismo. La data ricorda l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e la fine dello sterminio. Per non dimenticare e conoscere più a fondo la tragedia che ha sconvolto l’umanità, ecco un romanzo “La baracca dei tristi piaceri” (Salani, 2009) di Helga Schneider che vuole raccontare ciò che per troppo tempo è stato nascosto, per troppo tempo rinnegato.

L’autrice ci porta proprio nei campi di concentramento dove l’orrore e la morte erano all’ordine del giorno. E’ una storia diversa dalle tante perché l’autrice ci fa conoscere una nuova realtà dei lager, i bordelli e la prostituzione forzata ai fini bellici. Un argomento per troppo tempo taciuto, come anche l’omosessualità che ha visto lo sterminio di tante persone innocenti, condannati senza colpa.

L’autrice ha risposto ad alcune nostre domande.

Un romanzo tutto al femminile nel lager, protagonista una donna che tenta di salvarsi vendendo il suo corpo. Come mai ha scelto di raccontare dell’esistenza dei bordelli nei lager nazisti, un argomento poco trattato finora, ma di sicuro una parte importante della storia?
“Ho pensato a questo libro per diversi anni e ho deciso di concretizzare l’idea  quando i media hanno cominciato a trattare con sempre maggiore frequenza il tema della violenza sulle donne. Ho poi trovato una motivazione ulteriore nel fatto che, quando nel corso di una conferenza accennavo ai bordelli esistiti nei campi di concentramento nazisti, ho riscontrato ogni volta espressioni di sorpresa e incredulità, e ciò mi dava la sensazione che fosse un tema assolutamente sconosciuto. Anche questo mi spinse a scrivere “La baracca dei tristi piaceri”, per far conoscere uno scampolo di Storia che è stata rimossa per decenni.”

Per poter descrivere così minuziosamente i particolari, quanto tempo ha impiegato nella raccolta di materiale per poter essere il più fedele possibile?
“Circa 5 – 6 mesi, documentandomi con saggi di storici accreditati come ad esempio quello delle austriache Helga Amesberger, Katrin Auer e Brigitte Halbmayr dal titolo “Il sesso violato”, che per la prima volta affrontava esplicitamente il tema del sesso forzato nei bordelli dei campi nazisti. Oppure consultando la mongrafia di Christa Paul del 1995 dal titolo Zwangsprostitution, Prostituzione forzata nel nazionalsocialismo, e Tabu Lagerbordell, ovvero il tabù dei bordelli nei Lager di Christl Wickert. E molti altri, un arsenale di testi storici.”

In questo libro racconta della condizione di queste donne, delle sofferenze e   umiliazioni che subivano. Secondo lei, la realtà della violenze sulle donne è cambiata?
“La violenza sulle donne è antica come il mondo e ha travalicato indisturbata i confini delle nazioni, dei tempi e delle civiltà, arrivando intatta ai nostri giorni. I media lo confermano ogni giorno: la violenza sulle donne è addirittura in aumento.”

Con questo libro lei denuncia una realtà storica che è stata taciuta per decenni, si è domandata il perché?
“Durante gli ultimi anni, la Germania ha compiuto grandi sforzi per elaborare la storia dei crimini commessi dal nazismo, e per riconoscere e risarcire le vittime del male ricevuto. Ma forse il fatto che durante il nazismo il corpo e il sesso della donna è stato usato a scopi bellici, costituisce tuttora per la Germania un certo imbarazzo.”

Nel libro vengono toccati argomenti come l’omosessualità, un’altra realtà che tuttora   sembra scomodo e difficile da affrontare. Cosa ne pensa?
“Poiché l’omosessualità era considerata una pratica sterile, l’ideologia nazista la reputò incompatibile con i propri ideali, considerandola un tradimento alle politiche demografiche di potenziamento del popolo ariano. Nella Germania nazista l’omosessualità era considerata reato. Purtroppo anche nella società moderna e cosiddetta “evoluta”, il pregiudizio nei confronti degli omosessuali continua ed è palese. Dichiararsi è rischioso a causa di un persistente clima di generale diffidenza e intolleranza, anche se si cerca di negarlo.”

Il romanzo è ambientato a  Berlino, una città sempre in fermento e in piena evoluzione, che cerca di rinnovarsi, come mai ha scelto questa città e non un’altra location?
“Ho trascorso l’infanzia a Berlino. Ho conosciuto questa città durante il nazismo e la guerra, e conosco perfettamente la Berlino moderna, ricostruita. Era logico che  ambientassi la storia là.”

Lei era solo una bambina durante la guerra e nel libro si percepisce il dolore e la sofferenza; quanto di lei e dei suoi sentimenti c’è nella “Baracca dei tristi piaceri”?
“Molto di me, molto dei miei sentimenti più veri ed autentici.”

Cosa non dimenticherà mai di questa grande tragedia?
“Tutto sopravvive indelebilmente nella mia anima e nella mia coscienza.”

Helga Schneider è nata in Polonia nel 1937. Ha vissuto in Germania, in Austria e ora vive in Italia a Bologna dal 1963. Ha pubblicato: Il rogo di Berlino, Porta di Brandeburgo, Il piccolo Adolf non aveva le ciglia, Lasciami andare, madre, L’usignolo dei Linke, Io, piccola ospite del Führer. Per Salani ha pubblicato Stelle di cannella (Premio Elsa Morante ragazzi 2003), L’albero di Goethe e Heike riprende a respirare.

Autore: Helga Schneider

Titolo: La baracca dei tristi piaceri
Editore: Salani
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 14 euro
Pagine: 216

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Daniela Allocco

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