Quei quattordici mesi e la storia del partigiano Enzo

Alessandra Stoppini

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i-14-mesiEra l’inizio del 1944. Presi una decisione, fondamentale, poi, per tutta la mia vita: andare coi partigiani“. Inizia così “I quattordici mesi. La mia Resistenza” (Rizzoli, 2009) di Enzo Biagi, a cura di Loris Mazzetti.

Il giovane Enzo fresco sposo una mattina di primavera in compagnia della sua bicicletta in tasca una tessera falsa, va incontro al proprio destino.

In questo periodo storico in Italia è arrivato il momento delle decisioni, c’è in ballo il futuro del nostro paese, quindi si impone una scelta radicale: unirsi ai gruppi partigiani scegliendo il sentiero che sale su per la montagna, oppure aderire alla Repubblica Sociale al fianco di Mussolini e dell’esercito nazista padrone del territorio al di là della Linea Gotica che “andava lungo i crinali dell’Appennino e tagliava in due l’Italia“. Risalendo il fiume, Enzo, in un’atmosfera quasi fiabesca, con uno scoiattolo che lo fissa curioso da un acero, un pettirosso e il profumo del muschio, si inoltra in una passeggiata simbolica attraverso la quale egli diventa un uomo, dentro i boschi dell’Appennino tosco-emiliano direzione la Segavecchia, vicino all’Abetaia dove si trova nascosta la “piccola brigata di montagna” Giustizia e Libertà legata al Partito d’Azione di cui condivide il programma e gli ideali, agli ordini del Capitano Pietrocon un cannocchiale che gli pendeva sul petto e uno Stein a tracolla“. Ad Enzo viene dato il nome di battaglia il Giornalista e con gli altri partigiani fa subito amicizia.

In questo volume di ricordi scritto da uno dei giornalisti più bravi e popolari del XX secolo, Biagi ripercorre tutta la II Guerra Mondiale, dallo scoppio fino al Referendum del ’46 passando per il 25 Aprile ’45, il partigiano Enzo è uno dei primi che entra a Bologna liberata a bordo di un camion Dodge e proprio lui annuncia alla radio della quinta armata l’avvenuta liberazione e sembra di sentire nell’aria il ritmo del boogie-woogie. La generazione di Biagi aveva venti anni quando l’Italia entra in guerra “sotto le bombe a tu per tu con la morte, così è trascorsa la nostra gioventù“, richiamati presto quasi ancora adolescenti, mandati a combattere senza un adeguato equipaggiamento. Il ’43 è stato per loro l’anno della presa di coscienza, del cambiamento, dell’assunzione delle proprie responsabilità perché come dice il Sottotenente Alberto Innocenzi alias Alberto Sordi in Tutti a casa di Luigi Comencini (1960) “non si può stare sempre a guardare” quindi imbraccia il fucile e partecipa alla rivolta popolare napoletana che dopo l’8 Settembre ’43 sarà decisiva per cacciare le truppe tedesche da Napoli.

Nella prefazione, intitolata Quel che resta di un uomo, Bice e Carla Biagi ricordano che il padre ripeteva sempre due frasi “Ci sono due categorie di uomini a me più care: gli operai e i partigiani” e “Quei quattordici mesi con la brigata Giustizia e Libertà sono stati i più belli della mia vita“. Ma il libro è anche un omaggio che Loris Mazzetti e le figlie hanno voluto fare ad un uomo che ha amato per tutta la vita il proprio mestiere, belle sono le pagine dove il giovane Enzo esce dal giornale a notte fonda percorrendo le strade buie incontrando le stesse persone alla vigilia della guerra, oppure l’incontro con i criminali di guerra Reder, Kappler e Kesserling, alcune delle tante interviste che hanno fatto di Biagi un autentico testimone del tempo.

Quel giorno in cui nacque la Repubblica Italiana fu la seconda vittoria, dopo la liberazione, per tutti coloro che l’8 Settembre ’43 decisero di andare a lottare, in montagna o in città, poco importa, contro i nazisti o i fascisti”.

Enzo Biagi è nato il 9 Agosto 1920 a Pianaccio di Lizzano in Belvedere in provincia di Bologna ed è morto a Milano il 6 Novembre del 2007. Giornalista, scrittore e conduttore televisivo, ha iniziato la sua lunga carriera a soli 17 anni collaborando al quotidiano L’Avvenire d’Italia. Nel ’40 viene assunto in pianta stabile al Carlino Sera, versione serale de Il Resto del Carlino, come estensore di notizie o correttore di bozze, ovvero colui che si occupa di sistemare gli articoli portati in redazione dai reporter. Terminata la guerra, inizia la sua carriera di inviato speciale. Nel 1952 diventa Direttore del settimanale Epoca. Nel ’61 diventa direttore del Telegiornale, nel ’62 lancia il primo rotocalco televisivo RT-Rotocalco Televisivo. Ma le pressioni politiche sono troppe e allora nel ’63 Biagi decide di dimettersi, torna a Milano dove diventa inviato e collaboratore del Corriere della Sera, de La Stampa e del settimanale L’Europeo. Nel ‘71 diventa Direttore de Il Resto del Carlino, ma un anno dopo si dimette per divergenze con l’editore. Inizia a collaborare con la Rai conducendo programmi di approfondimento fino ad arrivare alle varie edizioni di Linea Diretta trasmessa fino al 1989. Nel 1995 inizia la trasmissione Il Fatto, programma di approfondimento dopo il Tg1 sui principali fatti del giorno, di cui Biagi era autore e conduttore. Il successo di critica e pubblico è straordinario. Tra i tanti libri pubblicati ricordiamo: Un anno, una vita, I come Italiani, L’albero dei fiori bianchi, Lunga è la notte, Scusate, dimenticavo, Dizionario del Novecento. Il Signor Fiat, La mia America. Insieme a Loris Mazzetti Era ieri, Quello che non si doveva dire, Io c’ero, tutti editi da Rizzoli.

Loris Mazzetti è nato a Bologna il 12 Aprile del 1954. Regista e giornalista ha lavorato dieci anni a Rai Uno con Enzo Biagi. La BUR ha pubblicato Il libro nero della Rai e La macchina delle bugie. Attualmente è capostruttura a Rai Tre e insegna Teoria e Tecnica del linguaggio radiotelevisivo all’Università di Modena-Reggio Emilia.

Autore: Enzo Biagi
Titolo: I quattordici mesi. La mia Resistenza. A cura di Loris Mazzetti
Editore: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 18,50 euro
Pagine: 268

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Alessandra Stoppini

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