“La ragazza di via Maqueda”. Intervista a Dacia Maraini

Alessandra Stoppini

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la-ragazza-di-via-maquedaLa raccolta di 24 racconti ne “La ragazza di via Maqueda” (Rizzoli, 2009) di Dacia Maraini, racchiude una galleria di ritratti femminili ambientati nella mai dimenticata Sicilia, a Roma città d’adozione dell’autrice e in Abruzzo. La terra boscosa, magica e selvaggia rifugio della maturità dove la scrittrice si ritira a scrivere e a riflettere “in questi racconti senza neanche volerlo, ho seguito la strada dei miei passi… come scrive Croce, preferendo il plurale al singolare più rattrappito e corretto“.

Molte sono le figure di donna che affollano il libro come Ada che durante un viaggio in aereo verso Toronto sotto il periodo natalizio decide di lasciare il marito, la ballerina Adalgisa e sua figlia Morena generosa infermiera, Splendor che “ha dodici anni ed è appena arrivata da un paese dell’est che non vuole ricordare“, le ragazze di Palermo Giusi, Mariola, Cettina, Tanina e Rodi “jeunes filles en fleur”. Ciò che accomuna tutte queste donne dal passato problematico e dal presente difficile non è solamente la presa di coscienza di se stesse e del loro potenziale ma la comune voglia di non mollare, di non darla vinta, di non rassegnarsi. Il percorso è irto di difficoltà ma il futuro certamente migliore non è poi così irraggiungibile. Ancora una volta Dacia Maraini si rivela lucida spettatrice della realtà che ci circonda, con il suo stile di scrittura anticonformista, coraggioso e dolce, senza illusioni o finzioni letterarie, sempre a fianco dell’universo femminile, sua peculiarità fin dalla prima opera letteraria La vacanza del 1962.

Abbiamo intervistato l’autrice.

Signora Maraini, chi è la ragazza che dà il titolo al Suo ultimo libro?
“È la protagonista di uno dei racconti. Non il più importante ma l’ultimo scritto, il più recente.”

Vorrebbero essere racconti della curiosità verso il mondo e della gioia di narrare… ma la memoria vi fa capolino”. Desidera spiegarci il significato di questa Sua frase che si trova nel capitolo introduttivo Geografia della narrazione?
“A volte il piacere della narrazione cerca solo la libertà di racconto. Ma, visti i tempi che corrono, mi sento in dovere di coltivare la memoria, come una “giardiniera paziente””.

Ne “La ragazza di via Maqueda” Lei parla della sua Sicilia come luogo della memoria coltivata“. È un’occasione per denunciare non solo la piaga sociale della prostituzione minorile, ma ancora una volta gli abusi edilizi, l’inquinamento ambientale che devasta l’isola argomento di stretta attualità?
“È proprio come lei dice. Sono tutti temi che mi stanno a cuore e che mi fanno indignare. Perciò ne parlo.”

Mi capita spesso di sognare Pier Paolo… lo ascolto camminare su e giù… sopra il soffitto del mio studio… nella terrazza condominiale… in una morbida Roma ottobrina“. Che ricordi conserva di Pasolini?
“Ho nostalgia della voce pacata, soave di Pier Paolo, della sua curiosità indomabile, delle sue risate mute, dei suoi silenzi densi, della sua capacità di indignazione, del suo giudizio critico, della sua onestà intellettuale.”

La figura indomita dell’anziana Colomba rimasta a vivere sola a Gioia dei Marsi, villaggio abbandonato dopo il terremoto del 1915, rappresenta la forza morale e la determinazione del popolo abruzzese che Lei conosce bene?
“Il romanzo Colomba è nato dall’amore per l’Abruzzo dove mi ritiro per scrivere. Sono innamorata dei suoi boschi e dei suoi silenzi.”

L’universo maschile descritto nei Suoi racconti sembra ancorato a comportamenti e privilegi oramai inaccettabili. Ce ne vuole parlare?
“Purtroppo la violenza contro le donne è in aumento. C’è una nuova misoginia che cresce e mette radici. Pensi a quella ragazzina quattordicenne che è stata stuprata per una notte intera da un gruppo di suoi coetanei. Cose simili accadono tutti i giorni e in tutto il mondo. Nonostante questo mi rifiuto di pensare che il mondo sia diviso in due generi nemici fra di loro. Non ho mai pensato a un mondo di donne che si oppone a un mondo di uomini. Sarebbe razzista. Penso a due culture: una attaccata ai privilegi, ai ruoli, che si sente insidiata e reagisce con la violenza – ma ci sono anche molte donne che ne fanno parte – e una aperta, generosa, che crede nel rispetto dell’altro da sé, in cui si trovano uomini e donne. Guerra di culture, non di sessi. Gli uomini devono essere gli alleati migliori delle donne nel combattere la cultura del razzismo, dell’intolleranza e dell’odio di sesso.”

Possiamo definire le donne dei suoi racconti come donne in cammino, mai rinunciatarie?
“Sì, amo le donne coraggiose. E cerco di raccontarle.”

Dacia Maraini è autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, narrazioni autobiografiche e saggi editi da Rizzoli e tradotti in venti paesi. Nel 1990 ha vinto il Premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucria e nel 1999 il Premio Strega con Buio. Scrive sul Corriere della Sera. Nel 2006 è uscito nei tascabili Fiume Oro il volume dei Romanzi che comprende Memorie di una ladra (1973), Isolina (1983), La lunga vita di Marianna Ucria (1990), Bagheria (1993), Voci (1994), Dolce per sé (1997) e Colomba (2004). Nel 2008 è uscito Il treno dell’ultima notte.

Autore: Dacia Maraini
Titolo: La ragazza di via Maqueda
Editore: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 18,50
Pagine: 276

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Alessandra Stoppini

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