Ipazia scopre il metodo sperimentale

Chiara Pieri

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ipaziaE’ raro riuscire a coniugare poesia, scienza e filosofia, ma Adriano Petta e Antonino Colavito vi sono pienamente riusciti conIpazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo” (La Lepre, 2009).  Un’opera che “tutti dovrebbero leggere” come dice Margherita Hack nella prefazione. Se Petta ci offre una biografia romanzata di Ipazia, Colavito si fa interprete dei sogni con cui la donna dell’antichità preannuncia scoperte e idee della scienza e della filosofia, divenute acquisto irrinunciabile del nostro tempo.

Il romanzo si apre con un’intuizione originale: Ipazia si reca da Isidoro, un venditore di papiri, per scrivere le sue teorie che spaziano dall’astronomia alla medicina, dal metodo sperimentale alla teoria degli atomi, fino alla filosofia neoplatonica. Shalim, il figlio di Isidoro, ha un talento brillante e tra i due giovani nasce subito un’intesa che si trasformerà ben presto in un’amicizia e infine in un amore platonico, che lasci, però, libero spazio allo studio e alla ricerca incessante. Shalim diventa  discepolo al centro studi di Alessandria d’Egitto, dove Ipazia, figlia del matematico Teone, è maestra.

Abbiamo così modo di conoscere, accompagnati da Shalim, voce narrante del racconto, i pensieri, le emozioni e le consuetudini della scienziata fino alla sua tragica fine.

Sono tempi difficili per i sostenitori del libero pensiero: Ipazia, che è un’ellena, libera pensatrice, e donna di scienza, riunisce al suo seguito discepoli pagani, ebrei e cristiani. Da vera maestra insegna la ricerca della verità, suffragata dal metodo sperimentale, anche al popolo per le strade. Proprio la sua influenza positiva sulla gente comune, farà sì che la scienziata venga scambiata per una donna che aspira al potere. Per questo dovrà scontrarsi con il vescovo di Alessandria Teofilo e con il suo successore Cirillo, ancor più fanatico e convinto che il cristianesimo debba essere l’unica vera religione. Ma si tratta di un cristianesimo ben diverso da quello rivoluzionario ed egualitario delle origini, infatti è ormai la religione di stato alleata del potere. Ipazia verrà fatta uccidere in modo atroce, resterà Shalim a raccontare come il libero pensiero e la scienza siano stati perseguitati dal fanatismo religioso.

“Quanto diverso sarebbe stato il nostro mondo se non fossero stati messi a tacere tanti spiriti liberi come Ipazia?” Questo ed altri interrogativi sono quelli che suscita la lettura di un libro drammatico, poetico e al tempo stesso molto attuale: la lotta tra ragione e religione è una costante della storia. Ipazia rappresenta l’icona ante litteram di una donna libera e all’avanguardia costretta a combattere contro il potere in un mondo fatto da uomini.

Adriano Petta (Carpinone 1945) è studioso di storia della scienza e di storia medievale. Tra le altre pubblicazioni, oltre ad Assiotea (2009) si ricordano Eresia pura (2001) e Roghi fatui (2002) che, con Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo costituiscono una trilogia sulla lotta tra Ragione e Religione, tema mutuato dai suoi studi storici.

Antonino Colavito (Roma, 1947-2007). Questa è stata la sua unica esperienza di scrittura nella quale ha narrato – o come soleva dire “sognato” – discorsi intorno alla filosofia e alla scienza

Autore: Adriano Petta e Antonino Colavito
Titolo: Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo
Editore: La Lepre
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 22 euro
Pagine: 338

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Chiara Pieri

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