Come “vivere senza Dio”. Laicismo e speranza

Chiara Pieri

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vivere-senza-dioNel suo saggio appassionato, “Vivere senza Dio” (Newton Compton, 2009), Ronald Aronson affronta il problema della fede e sostituisce alla religione l’impegno morale per una società laica e multiculturale, contro le disuguaglianze.

La forza del libro consiste nel coraggio e nell’entusiasmo con cui l’autore sostiene che la morte di Dio non comporta il crollo della morale e la caduta della speranza.

Aronson prende le mosse dall’America, una nazione in cui è profondamente diffusa la religione, della quale recentemente si è avvalsa per sostenere un’ingiustificata guerra contro l’Iraq. Come già diceva Lucrezio, la religione, secondo Aronson, nasce dalla paura dell’ignoto e dall’insicurezza. In un paese ricco, ma pieno di disuguaglianze  sociali, di  discriminazioni razziali, fondato sulla competitività e sul mito del self-made man è chiaro che si avverta profondamente l’esigenza di Dio.

Nei vari capitoli, scritti con vera passione e che si leggono d’un fiato, Aronson dimostra che la gratitudine, che proviamo quando vediamo un bel paesaggio, è indeterminata e rivela il nostro essere radicati nella natura. Contro la ripresa del creazionismo egli si rifà a Darwin e al concetto di evoluzione: deriviamo da un microrganismo e ci siamo evoluti nel corso di 3,6 miliardi di anni. E continua: non solo siamo interdipendenti dalla natura, ma viviamo in relazione con altri uomini e abbiamo una responsabilità morale nei loro confronti. E’ una responsabilità che non si restringe al piccolo ambito familiare, ma si allarga ai problemi sociali e politici che dobbiamo affrontare con energia e vigore morale.

Non esiste l’immortalità, ma siamo come granelli di sabbia. Lasceremo un segno, per quanto piccolo e breve. La morte non ci deve, però, sgomentare, ma indurre a vivere con più intensità la vita. L’idea di progresso di origine illuministica, a cui si è legato per molto tempo l’ateismo, oggi, dopo le due guerre mondiali e l’Olocausto, è miseramente crollata. Resta tuttavia una speranza, consapevole dal senso del limite umano, che ci induce ad agire, sostituendo all’idea di Dio l’impegno e la lotta per un miglioramento della società in cui viviamo.

Sebbene l’autore sottolinei continuamente il limite dell’uomo, della sua responsabilità, della stessa speranza, tuttavia non si sofferma a pensare che l’avvertimento di tale limite deriva da un’idea di infinito e perfezione che, insita nella mente umana, ci apre al senso del mistero, anche se non necessariamente alla fede in Dio.

Ronald Aronson è autore e curatore di numerose pubblicazioni di filosofia e religione. Ha lavorato per molte università in tutto il mondo, e attualmente insegna presso la Wayne State University. Vive in Michigan.

Autore: Ronald Aronson
Titolo: Vivere senza Dio
Editore: Newton Compton
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 12,90 euro
Pagine: 237

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Chiara Pieri

One Comment

  1. maria diletta

    La migliore recensione scritta su questo testo, ne condivido pienamente la riflessione finale: bisogna sempre fare i conti con la nostra possibilità di pensare l’infinito che condiziona ogni altro nostro pensiero!