Che la festa cominci!

Luca Giudici

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tanatopartyLaura Liberale è al suo esordio. Il titolo, “Tanatoparty” (Meridiano Zero, 2009), è un modo linguisticamente moderno per riferirsi alla Toden Tanz, la Danse Macabre che spesso ritroviamo negli affreschi delle chiese medioevali. Ne ricordo una particolarmente spettacolare nell’Oratorio dei Disciplini, a Clusone, un borgo della bergamasca, dove ad una Danza Macabra si contrappone un Trionfo della Morte.
Forse però – più prosaicamente – molti lettori ricorderanno il rifacimento di una danza medioevale compiuto da un italico menestrello.

Ma tant’è, per tornare al romanzo ed a Laura Liberale, ciò che accade  – a voler ben vedere – è affine all’antico esorcismo medioevale del ‘ballo con la morte’, della partita con la morte così ben immaginata da Bergman, ma traslitterato nelle attuali opere di trasformazione dell’evento morte.

Di fronte allo sviluppo dell’industria mortuaria e del marketing sul post-mortem, non possiamo forse ancora parlare di reificazione del cadavere, ma certamente si può parlare di mercificazione, che è comunque una forma di alienazione della morte dal vissuto. Ogni forma di approccio al cadavere che non lo colga in quanto tale, altro non è che un modo per allontanare da noi questo calice, per trasformare il corpo amato in un oggetto come tanti, anzi, nell’oggetto per definizione.

La prima osservazione, espressamente grafica e visiva, che si compie aprendo il libro, riguarda delle frasi che letteralmente incorniciano ogni pagina del volume. Questa cornice definisce un limite (ancora una volta), un margine apparentemente insuperabile, una linea che contiene il testo. Queste frasi sono tutti estratti dal Bardo Todol, il Libro Tibetano dei Morti. Perché Laura Liberale fa questo? Cosa significa incorniciare (delimitare) il testo, ovvero la parola, con una serie di mantra estratti da un testo ancora per molti versi misterioso, ma che certamente ha la sua ragion d’essere nella mortalità stessa degli uomini? Io amo interpretarlo come una specie di pentacolo, che dovrebbe delimitare un’area sacra, un’area protetta, dove si svolge un rito. Ed il rito è proprio la narrazione della morte, il testo che evoca i morti.

Tanatoparty” concentra il suo sguardo sulle pratiche cosiddette post mortem, ovvero su quell’arte chiamata Tanatoprassi. A partire dalla pratica egiziana della mummificazione fino agli odierni deliri hollywoodiani, quali l’invio delle ceneri sulla luna, la compressione delle stesse fino ad ottenere zirconi artificiali, la cementificazione per partecipare alla ricostruzione delle barriere coralline, il corpo è stato espropriato della sua mortalità, ed obbligato a ripresentarsi come se fosse vivo. Zombie dotati di maquillage e silicone, attraverso tutte le tecniche della ricostruzione, questi sono i morti che Laura Liberale ci descrive nei dettagli e con profonda conoscenza delle tecniche oggi usate, soprattutto in caso di ricostruzione post-trumatica. Truccati e ricomposti, scuoiati ed esposti al pubblico adorante dei parenti addolorati, i corpi dei defunti sono come i corpi trattati con la tecnica detta ‘plastinazione’ di Ghunter von Hagens, dove sono sottoposti alle più sofisticate tecniche di conservazione. Poveri morti che non hanno più il diritto di restare tali, poiché noi non siamo in grado di comprendere il loro (non) essere. Marina Abramovic’, e con lei i molti artisti corporei presenti sulla scena oggi, ci mostrano da tempo la sofferenza di questo corpo, privato del suo stesso destino, della sua morte.

Laura Liberale ha una scrittura estremamente evocativa, contenuta come si è detto dal pentacolo tibetano, che ne oggettivizza la necessaria distanza. I morti hanno un loro mondo, in cui hanno il diritto ed il dovere di permanere, un Ade in cui noi viventi non siamo ammessi, salvo rarissimi casi che perciò sono ricordati nella vera storia del mondo.

Laura Liberale è quindi negromante, e cinge di formule magiche tibetane il suo libro, desiderosa di riportare il rapporto con la morte nel suo alveo naturale, precedente al loro ritorno come oggetti del desiderio, dove i morti sono raccontati così, solamente per ciò che in realtà sono: morti, un passato che non è più. E’ doloroso, ma glielo dobbiamo: vanno salutati, e lasciati andare, per sempre.

Laura Liberale è alla sua prima esperienza come scrittrice, è Indologa e vive a Padova, dove ha un marito scrittore ed una splendida bambina.

Autore: Laura Liberale
Titolo: Tanatoparty
Editore: Meridiano Zero
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 10 euro
Pagine: 128

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Luca Giudici

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