“Sudapest”, terra madre

Stefano Giovinazzo

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sudapestOdore di fango, sudore del sud, lacrime sofferte, amore che si rincorre. Le emozioni che Irene Ester Leo regala e condensa in “Sudapest” (Besa editrice, 2009) portano il peso di parole importanti, che lasciano  il segno. C’è un affetto malinconico a distanza, c’è la rabbia e l’agonia per una terra “spoglia”, “negra”, “fresca”, “puttana”, “santa”. Una terra del Sud. Quel meridione che Irene ha dentro la pelle, ovunque vada.

Le sonate del Sud. Quella dell’autrice salentina è una poesia che scivola via a gocce, difficile non  rimanere toccati dai colpi in faccia dei versi. Strofe che gridano per la propria terra, abusata, schiavizzata, troppo amata per svanire nel ricordo. Ed essere abbandonata. Irene Ester Leo coinvolge in “Sudapest”, coinvolge il lettore in 10 sonate che legano un amore, una passione, un sentimento per l’altro, per la patria, per il passato, per il presente.

E non lo afferri, tu che guardi, il
senso dell’aspro limone appeso e
dondolante sul rampo ossuto, e
non lo comprendi il frutto del fico
d’India che cerca vita tra le spine,
e non lo sai perché un gabbiano
per morire si infrange sul mare
anche se pesce non è
.”

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Stefano Giovinazzo

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