Pollo alle prugne

Dario Guzzeloni

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polloalleprugnePollo alle prugne” (Sperling & Kupfer, 2009) non è Persepolis. Tutta la mia recensione sull’ultimo fumetto di Marjane Satrapi, gira attorno a questa affermazione. È la prima cosa che mi sono detto una volta arrivato all’ultima pagina del volume, e penso sia la stessa cosa che si diranno i lettori delusi. Io non sono tra questi. Sono soddisfatto di averlo letto, ma tengo a ribadirne la lontananza da “Persepolis”.

La storia è un gioiello di poesia narrativa. Nasser Alì Khan, un famoso musicista, decide di morire perché il suo tar, un tipico strumento musicale iraniano, è rotto e non riesce a trovarne un altro che suoni altrettanto bene. L’intero svolgersi della vicenda passa attraverso gli otto giorni che separano il protagonista dal momento della morte. In altrettanti capitoli assistiamo quindi ad un comporsi di memorie: le tradizioni di un passato ormai perduto, i riferimenti ad un mondo moderno irrimediabilmente cambiato, i volti e i luoghi quotidiani, tutto diventa tassello di un mosaico.

Rispetto a “Persepolis”, che è un vero e proprio affresco storico e culturale dell’Iran a ridosso della rivoluzione Khomeynista, “Pollo alle prugne” si muove su un piano differente, più intimo e riflessivo. I riferimenti alla vita dell’Iran del passato sono sempre presenti, ma in misura minore, come se la Satrapi avesse voluto preparare un terreno fertile dove far crescere la vicenda di Alì. Se “Persepolis” è la storia di un paese vista con gli occhi di una fanciulla, la Satrapi stessa, allora possiamo considerare “Pollo alle prugne” come il racconto della morte di un uomo in un paese trasformato.

Il centro di questo fumetto non è più l’Iran con i suoi cambiamenti, bensì la vita di un uomo che non accetta di stare senza amore e senza musica, per lui un amore gemello; l’Iran del suo passato è un elemento che cambia attorno a lui, e morirà con lui. Si possono individuare molti parallelismi tra la storia di Alì e quella del suo paese, ma bisogna riconoscere il primato della vicenda personale narrata rispetto a eventuali risvolti storico-politici. Per godere appieno dell’intensità della storia è necessario lasciarsi andare, seguire Alì nel suo cammino verso la morte. Dei grandi temi ci si potrà occupare dopo l’ultima pagina.

Chi già conosce il lavoro della Satrapi non mancherà di riconfermare il proprio apprezzamento, ritrovando quei disegni semplici e quasi bambineschi, quell’uso esclusivo della tecnica a china piena che accompagna alla perfezione la profondità dei temi trattati. Chi invece abbia l’impressione di trovarsi di fronte a disegni dozzinali e poco dettagliati sarebbe in errore. I dettagli sono pochi perché viene disegnato solo ciò che è importante per la storia. Per quanto riguarda la pochezza tecnica, basti dire che la Satrapi riesce a mantenere lo stesso stile per centinaia di tavole, prova di una maturità stilistica e di una coerenza del tratto. I suoi disegni potranno essere essenziali, ma non brutti.

Marjane Satrapi è nata nel 1969 a Rasht, in Iran. È cresciuta a Teheran, dove ha frequentato il Lycée Français; si è poi trasferita in Europa, dove ha studiato disegno e illustrazione a Vienna e Strasburgo. Attualmente vive a Parigi. Le sue strisce e illustrazioni compaiono regolarmente su quotidiani e riviste; è autrice di numerosi libri per ragazzi. In Italia collabora con Internazionale.

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Dario Guzzeloni

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