La “maschera” di Hamilton. Memoria del passato

Alessandra Stoppini

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la-mascheraNel cuore della Germania a Berlino sono ambientate le prime struggenti pagine de “La maschera” (Fazi, 2009) di Hugo Hamilton. Nel 1945 l’Armata Rossa è alle porte, la disfatta nazista imminente.

La città quasi rasa al suolo dagli intensi bombardamenti alleati e dalla battaglia cittadina che si svolse quartiere per quartiere, casa per casa. Durante l’ennesimo raid aereo, Gregor Liedmann di soli due anni “… dormiva nel suo letto e nemmeno si svegliò”. Di lui rimase solo un frammento di una delle matite che il bimbo teneva sempre con sé e a cui la madre diede sepoltura.

Durante il viaggio verso il sud del paese insieme alla figlia disperata, il nonno Emil trova un piccolo profugo polacco che dovrà sostituire Gregor. Nessuno oltre a loro due dovrà mai sapere la verità. Sessantatré anni dopo in “… una bella giornata di sole di fine settembre”, in un casolare vicino Berlino il bambino divenuto adulto mentre si trova a raccogliere mele in un frutteto insieme alla ex moglie Mara, al figlio Daniel ed agli amici si ritrova a rievocare il passato tracciando un bilancio della propria vita. Chi sono io veramente? Nel profondo della propria anima sente di essere un ebreo polacco, pur non avendone la certezza. “Tutti hanno bisogno di un’identità, di una maschera, di una storia nella quale sentirsi a proprio agio…”.

Il romanzo è incentrato sulla memoria, su cosa significa vivere non conoscendo le proprie origini, quindi senza radici. Fin dall’adolescenza Gregor ha condotto un’esistenza errabonda, allontanandosi da una casa che non sente sua e girando l’Europa: Londra, Irlanda, Turchia, Spagna e il Marocco per poi tornare a Berlino nel ’68 “perché era il posto dove chiunque poteva ricominciare da capo”. Ha aderito al movimento sociale e politico del ’68, è diventato musicista, suona la tromba, ma nella sua esistenza permane un vuoto, un buco nero.

Tra passato e presente, con frequenti flashback che danno alla scrittura un ritmo incalzante, lo scrittore che Joseph O’ Connor ha definito “dal talento eccezionale”, traccia un ritratto vivo, reale a volte necessariamente crudo di un uomo attanagliato dal dubbio di essere un altro, dall’identità non certa, proprio come è accaduto allo stesso Hamilton, nato da padre irlandese e madre tedesca, il quale ha descritto la sua infanzia nella splendida autobiografia, “The specked people”, letteralmente gente maculata, dove racconta che veniva rimproverato in irlandese dal proprio padre fanatico nazionalista e consolato in tedesco dalla madre e costretto insieme ai fratelli a parlare solo tedesco o gaelico.

In “Disguide”, ciò che emoziona è la descrizione della morte crudele, improvvisa del vero Gregor, una delle tante vittime innocenti della immane carneficina che è stata la Seconda Guerra Mondiale, certamente il più grave ed agghiacciante conflitto della storia dell’umanità. Basti citare solo il numero complessivo dei morti tra la popolazione civile in Europa, Giappone e Cina: 30milioni e 365mila. La cifra parla da sola.

Hugo Hamilton è nato a Dublino nel 1953. Giornalista e scrittore, è autore del libro autobiografico Il cane che abbaiava alle onde (Fazi 2004), best seller e vincitore del Prix Femina Etranger 2004. Altri suoi libri editi sono L’ultimo sparo (2006), Il marinaio nell’armadio (2007), pubblicati da Fazi. Hugo Hamilton vive a Dublino.

Voto: 8

Autore: Hugo Hamilton

Titolo: La maschera

Editore: Fazi

Anno di pubblicazione: 2009

Prezzo: 18,50 euro

Pagine: 291

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Alessandra Stoppini

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