Con “Immagini” (Garzanti, 2009) viene riproposto un interessante volume del 1992 di Ingmar Bergman, uno dei più importanti registi cinematografici e teatrali del ‘900, dove si ripercorre la sua eccezionale carriera artistica. Questo viaggio per immagini (e didascalie) parte da lontanissimo, sin da Spasimo, la pellicola con la quale il regista svedese esordì, non ancora trentenne, nel lontano1945, fino a Fanny e Alexander, opera che ha segnato nel 1982 il suo triste (per noi) e personale commiato al mondo del cinema.
All’interno del volume ci sono tutti i suoi film – genesi, realizzazione, aneddoti, curiosità – ma soprattutto si compone, attraverso l’opera nella sua quasi completezza, l’immagine reale del regista, del drammaturgo, dell’artista a trecentosessanta gradi ma soprattutto dell’uomo.
Quello che si viene a creare è un universo a se stante, un universo figurativo ricco di suggestioni ma anche una personalissima grammatica. Una grammatica che è sì cinematografica ma soprattutto artistica, nel senso più profondo del termine.
Arte che è creazione, tecnica, impegno. Forza immaginifica che stringe un patto d’acciaio con la ragione, la pratica, le qualità intrinseche e quelle acquisite dall’esperienza. C’è sincerità totale nell’opera di Bergman, volutamente impietosa, una carica fortissima squisitamente umana e di più. Leggere Bergman che racconta i suoi capolavori è come penetrare nelle realtà circostanti, quella a noi contingente e quella lontanissima, attraverso i suoi film, un percorso di immagini che si fa portatore di valori universali
Entrare nel processo stesso della lavorazione –dall’idea iniziale alla stesura del soggetto al lavoro con gli attori – è come iniziare a fare parte, non più solo come spettatori immobili, alla poiesis del regista, al momento stesso e primordiale della creazione.
Il rigore, la dedizione, l’impegno e il tentativo di staccare la propria vita privata al proprio lavoro sono i sintomi di una tensione creativa perennemente non appagata ma sono anche il manifesto obbligatorio da cui la nostra generazione deve attingere per creare i propri simboli, le proprie immagini, la propria arte.
Ingmar Bergman (Uppsala, 1918 – isola di Faro, 2007) è uno dei maggiori registi cinematografici e teatrali del Novecento. Figlio di un pastore protestante della corte reale, esordì come regista teatrale, attività che non ha mai abbandonato. Con Garzanti ha pubblicato anche Lanterna magica (1987, ora riproposto in questa stessa collana), Nati di domenica (1993), Con le migliori intenzioni (1994), Conversazioni private (1996) e Il quinto atto (2000).
Voto: 9
Autore: Ingmar Bergman
Titolo: Immagini
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 22 euro
Pagine: 406
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