L’enciclica “Caritas in veritate”, pubblicata in luglio da Papa Benedetto XVI, predica, tra l’altro, un’economia pulita. Leggendo “Vaticano Spa” (Chiarelettere, 2009) di Gianluigi Nuzzi questo principio suona quanto mai ipocrita.
Lettere, relazioni riservate, bilanci, verbali, bonifici. Spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La finanza del Vaticano come non è stata mai raccontata. Magagne finanziarie, fondazioni fittizie, riciclaggio di denaro sporco, collusioni tra mafia e Vaticano. Questa è solo una piccola parte dell’intricato e losco universo che Nuzzi cerca di indagare sempre corredando le proprie affermazioni con documenti, dichiarazioni e scritti consultabili.
La saletta dedicata alle presentazioni della libreria Boragno di Busto Arsizio, giovedì 10 settembre, era piena fino all’orlo nonostante il caldo di un’afosa serata di fine estate. I presenti avevano tutti in mano una copia di “Vaticano Spa”: c’è voglia di incontrare l’autore per chiedere spiegazioni, approfondimenti, chiarimenti su un argomento che quantomeno stupisce per quanto sia paradossale.
Tutto comincia con il ritrovamento di documenti preziosissimi provenienti proprio dell’interno delle mura vaticane: si tratta dell’archivio di monsignor Renato Dardozzi, tra le figure più importanti nella gestione dello Ior (Istituto per le opere religiose, ovvero la banca del Vaticano), fino alla fine degli anni Novanta. Il prelato aveva fatto per anni la spola tra Ior, banche, politici e Santa Sede, aveva coperto intrecci finanziari di dubbia legalità per paura di rimetterci la vita. Tuttavia, alla fine dei suoi giorni, lascia le carte in suo possesso per denunciare un sistema corrotto e ambiguo. Si tratta di documenti che coprono un periodo che ha inizio con la morte per avvelenamento del banchiere Michele Sindona mentre lo Ior era diretto dal vescovo Paul Marcinkus, degli accordi tra Vaticano, Banco Ambrosiano e Loggia P2, del ritrovamento del cadavere di Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.
Era stato detto che il pontificato di Giovanni Paolo II aveva contribuito a restaurare il buio periodo di illegalità economico-finanziaria degli anni ‘70. Dalle carte risulta tutto il contrario. Dardozzi viene nominato nella commissione incaricata di “tirar fuori” lo Ior dal caso Calvi-Banco Ambrosiano, operazione riuscita con successo nel 1984, ma con la perdita di 242 milioni di dollari. Si parla di conti correnti occulti su cui sono transitati almeno 270 milioni di dollari provenienti da giri mafiosi. Come il conto Spelman, tra i cui firmatari autorizzati risulta anche l’onorevole Giulio Andreotti, e sul quale sono passate tangenti.
I conti utilizzati per il riciclaggio vegono aperti da monsignor Donato De Bonis, prelato dello Ior, che dimostra un cinismo senza limiti intestando gli stessi a finte associazioni di beneficenza in favore di bambini poveri o malati di leucemia. Ci sono poi eredità che dovevano essere devolute per opere di bene intascate da De Bonis & co. e denaro sottratto alle celebrazioni funerarie.
Gianluigi Nuzzi è giornalista di “Libero”. E’ stato inviato di “Panorama”, giornalista del “Corriere della Sera”, del “Giornale” e dal 1994 segue le principali inchieste giudiziarie con implicazioni politiche e finanziarie del nostro Paese.
Autore: Gianluigi Nizzi
Titolo: Vaticano Spa. Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa
Editore: Chiarelettere
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 15 euro
Pagine: 280
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