“Uccidersi”: solitudine, disperazione e dolore

Raffaella Rogora

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uccidersiGià Fabrizio De Andrè, tra le righe di “Preghiera in gennaio“, ricordava la muta disperazione di chi sceglie di uccidersi. “Muta” perché come spiegano Gustavo Charmet e Antonio Piotti in “Uccidersi, il tentativo di suicidio in adolescenza” (Raffaello Cortina editore, 2009), molto spesso chi architetta la propria morte non sono, come forse si è portati a pensare, persone affette da evidenti patologie psichiche ma si tratterebbe, piuttosto, dei cosiddetti insospettabili.
Ragazzi estremamente intelligenti, dotati di una sensibilità disarmante, studenti eccellenti, fuori dall’ordinario che, giovanissimi, anziché progettare la vita, pianificano nei dettagli il giorno della loro morte. Il filo rosso, che lega tutti questi lutti è il dolore. Vivo, lacerante, straziante, senza tregua. Paragonando la vita a un viaggio, fatto di una sola partenza ed un unico arrivo, c’è chi, dopo svariate tappe percorse in lunghi anni, decide di smettere il suo cammino e si uccide. Ma c’è anche chi, ancora acerbo, neppure comincia la sua strada e, giovanissimo, lasciandosi sedurre dal fascino macabro di una morte auto indotta, si suicida.

Il libro è un’analisi di tutti quegli adolescenti che scelgono la morte. Una dedica al dolore e alle grida senza voce. Un vademecum tecnico per famiglie, genitori, psicologi e aspiranti suicidi. Gli autori indagano e si soffermano sul rapporto che lega suicidio e narcisismo dei nuovi adolescenti, spavaldi e fragili nello stesso tempo, vittime inconsapevoli di una società sempre più plastificata, votata al successo e all’esasperazione dell’immagine. Appaio quindi sono.

Nel libro si legge come gli aspiranti suicidi siano persone divenute incapaci di sperare, cieche verso il futuro, senza nessun sogno, nè progetto. Si uccidono per fragilità narcisistica, per la percezione di un ostacolo insormontabile o per vendetta. Sono sepolti da chili di delusioni, si sentono relegati in un eterno presente fatto di solo buio. Proprio come nell’inferno dantesco, sono smarriti in una foresta mostruosamente intricata, dove non ci sono fiori, né frutti ma solo lamenti senza fine.

Sovente, il progetto di morte si concretizza quando i ragazzi si convincono che tutte le loro relazioni (famigliari, amorose, amicali) siano fasulle, ingannevoli e perciò inutili. Da qui, la riflessione nel libro sull’importanza del ruolo materno e paterno e del loro attivo coinvolgimento nei modelli di intervento proposti. Il testo è un’autentica discesa negli abissi di solitudine e dolore degli aspiranti suicidi e delle loro famiglie. Un ambizioso tentativo di provare per lo meno a capire il fatidico e lacerante “Perché?”.

Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra e psicoterapeuta, è presidente dell’Istituto Minotauro di Milano, del Centro per la famiglia in crisi e il bambino maltrattato ed è stato responsabile scientifico del Crisis Center di L’Amico Charly, associazione che si occupa di adolescenza in difficoltà.

Antonio Piotti, filosofo, psicologo e psicoterapeuta, svolge attività clinica con adolescenti ad alto rischio e con i loro genitori. Ha collaborato con il Crisis Center di L’Amico Charly ed è socio dell’Istituto Minotauro.

Voto: 7
Titolo: Uccidersi. Il tentativo di suicidio in adolescenza
Autori: Gustavo Pietropolli Charmet, Antonio Piotti
Editore: Raffaello Cortina
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 24 euro
Pagine: 335

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Raffaella Rogora

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