Storia della Contessa Lara. Intervista a Brunella Schisa

Alessandra Stoppini

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dopo-ogni-abbandonoIn Dopo ogni abbandono“, di Brunella Schisa, (Garzanti 2009), viene narrata la vita tumultuosa della scrittrice e poetessa Evelina Cattermole. La quale firmava i suoi scritti con lo pseudonimo di Contessa Lara.

La sua aura bizantina causata da una vita piena di scandali non era ben vista nella Roma di fine Ottocento finta perbenista e papalina dove Lina veniva considerata come una “mangiatrice di uomini“.

Nata a Firenze nel 1849 e morta a Roma nell’autunno del 1896 uccisa da un colpo di pistola del suo giovane amante, il pittore Giuseppe Pierantoni, la bionda Evelina, donna libera, indipendente, eccentrica, che scrisse opere in prosa e novelle, talentuosa, brava giornalista, lavorò per venti giornali, tra i quali Il Corriere della sera. Nell’Italia divenuta Stato da pochi anni il suo comportamento produsse uno scandalo enorme e per questo è stata sempre ricordata più per i suoi amori tempestosi che per ciò che scrisse. La biografia romanzata di Brunella Schisa ha il merito di restituire al lettori una nuova figura di “…donna che aveva amato troppo”. Negli ambienti letterari e mondani romani, in una capitale in espansione, contraddittoria “…miscela di modernità e antico, di città e campagna”, molti sono i personaggi, intellettuali, politici che la animano tra duelli, amori epocali, scandali, per non parlare della curiosità morbosa della gente dopo la morte di Evelina ed il successivo processo a carico dell’omicida. È una Roma che non esiste più che il pittore bellunese Ippolito Caffi durante il suo soggiorno romano nella metà dell’Ottocento seppe mirabilmente ritrarre nelle sue opere.

Abbiamo intervistato l’autrice.


Signora Schisa, ci spiega il significato del titolo del Suo libro?

“È tratto da una frase che dice un personaggio del romanzo, Olga Ossani a proposito della Contessa Lara: <<Dopo ogni fallimento, dopo ogni abbandono ha provato a rialzare la testa>>. Evelina Cattermole nella sua breve vita ha lottato per superare gli abbandoni, che non sono solo sentimentali ovviamente, ma tante piccole e grandi perdite.”


Chi è Fabrizio Parboni?

“Fabrizio Parboni è l’unico personaggio inventato del romanzo. È il dottore che soccorse la Contessa Lara per primo, dopo il ferimento. Fabrizio è inventato fino a un certo punto, perché come racconto nel libro Giuseppe Pierantoni, l’amante della donna, dopo averle sparato andò in una farmacia vicino casa a cercare un medico, e lì trovò un giovane chirurgo che si chiamava Parboni, che andò nel suo appartamento in via Sistina e la curò malamente. Diciamo che su questo giovane dottore ho inserito una storia romanzata.”


Qual è l’ambiente letterario e giornalistico nel quale si muove la protagonista, una delle prime giornaliste iscritte all’Albo?

“Frequentava scrittori come Luigi Capuana, Pirandello, Pierre Loti, e il giovane d’Annunzio che le dedicò un’orrenda poesia, oltre a direttori di giornali e giornalisti. Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio, Angelo Sommaruga, Olga Ossani. Quando il marito le uccise l’amante in duello e la cacciò di casa Evelina aveva 24 anni e dovette trovare lavoro e mantenersi da sola. Era talentuosa, scriveva versi, e così cominciò a scrivere novelle e si improvvisò giornalista. Era così brava e spiritosa che tutti le aprirono le porte. Ha lavorato sodo per  tutta la vita e non è stato facile in una società maschilista e conformista.”


C’è un aspetto della personalità di Evelina che l’affascina di più e c’è un contenuto autobiografico nei romanzi che scriveva?

“Di Evelina mi affascina la personalità, il coraggio, l’anticonformismo. Una donna che si permetteva di avere amori e amanti molto più giovani di lei, sarebbe ancora adesso guardata con sospetto. Di autobiografico c’era molto nei suoi scritti. Le sue poesie, per esempio, erano dettate dai suoi stati d’animo. A ogni amore componeva nuovi versi. Anche nelle novelle. D’altronde si scrive sempre di ciò che si sa e quando si entra nella testa dei personaggi ci si porta dietro le proprie esperienze.”


La ricostruzione del processo a Giuseppe Pierantoni è molto accurata, che tipo di materiale d’archivio ha consultato?

“Ho reperito gli atti del processo naturalmente, e le cronache dei giornali in emeroteca. Quello a Giuseppe Pierantoni è stato il processo più <<mediatico>> del tempo. Fu seguito da tutti i giornali, Evelina Cattermole era una celebrità, la sua vita scandalosa rendeva ancora più interessante la vicenda e poi, come purtroppo accade ancora nei processi di violenza sulle donne, fu lei stessa messa sul banco degli imputati. Tutta materia incandescente per  la stampa e per il pubblico.”


Ne “La donna in nero”, ritratto di Berthe Morisot aveva esplorato il mondo dell’arte francese fin de siècle. Con “Dopo ogni abbandono” rivolge il Suo sguardo verso il mondo letterario romano  dello stesso periodo storico. Cosa hanno in comune queste due affascinanti figure di donna?

“Sono entrambe due anticonformiste. Donne libere e coraggiose che sfidano un mondo paludato e ipocrita. Certo la Francia fin de siècle era molto più aperta dell’Italia appena unificata. Una donna tanto libera da noi era considerata un pericolo sociale.”

Brunella Schisa è nata a Napoli. Giornalista e scrittrice, è inviata de il Venerdì di Repubblica dove cura la rubrica di libri. Ha curato Le lettere di una monaca portoghese (Marsilio 1998) e Il Teatro di Raymond Roussel e Herculine Barbin. Una strana confessione (Einaudi). Il suo primo romanzo La donna in nero (Garzanti 2006) ha vinto il Premio Rapallo-Carige per la donna scrittrice 2007, il Premio Letterario Frignano-Opera Prima e il Premio Letterario Città di Bari 2007. Insieme con Antonio Forcellino ha scritto Lo strappo (Fanucci 2008).

Autore: Brunella Schisa
Titolo: Dopo ogni abbandono
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 17,60 euro
Pagine: 328

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Alessandra Stoppini

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