“L’ultima estate”. La malattia e il ricordo

Alessandra Stoppini

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ultima-estateNella folgorante opera prima di Cesarina Vighy “L’ultima estate” (Fazi, 2009), Zeta, la protagonista, alter ego della scrittrice e come lei colpita dal morbo di Lou Gehrig, ripercorre  mezzo secolo di vita privata e storia italiana. Quanto e come cambiano le proprie abitudini, il modo di pensare, di affrontare la vita quando una grave malattia neurologica, la Sindrome laterale amiotrofica stravolge l’esistenza. Affidarsi ai ricordi per sopravvivere quando anche il corridoio di casa diventa un ostacolo insormontabile.

Zeta si domanda “…perché mi è toccata questa umiliazione?…” riferendosi alla malattia che la obbliga alla quasi immobilità, sapendo benissimo che a quesiti come questi non vi è alcuna risposta possibile.

Dalla finestra della sua camera dove osserva una singolare coppia di merli femmina che hanno costruito un nido nell’incavo di un tronco di un albero, ella ripensa alla propria vita, al passato. Ricostruisce l’infanzia balzachiana di sua madre Nives, l’incontro a Venezia con suo padre, l’Avvocatino già sposato, la sua nascita col fatto di essere stata considerata subito la bambina più bella del mondo, la II Guerra Mondiale nella città lagunare. Zeta ricorda mentre la Gatta, sua fedele compagna, si trova nel letto accanto a lei. Il racconto prosegue. La guerra è finita, Zeta è cresciuta, dopo una drammatica esperienza sentimentale si trasferisce nella vitale Roma degli anni Cinquanta, dove si stabilirà definitivamente. In seguito ci sarà il periodo femminista, dell’analisi, il ’68, il matrimonio, gli anni di piombo in una vita vissuta a 360° fino allo stop imposto da un’infermità crudele che purtroppo non concede speranze di guarigione.

Ciò che colpisce e che fa riflettere chi legge è che in quasi 200 pagine, anche quando viene narrato il decorso evolutivo della malattia, non c’è mai nella scrittura scorrevole e lucida di Cesarina Vighy un minimo accenno di pietas, di tristezza o di autocommiserazione. Solo grande ironia, causticità nel descrivere come la propria esistenza possa cambiare quando un evento di tale portata travolge la vita.

Si può essere ancora liberi, orgogliosi anche quando le forze vengono meno ed il proprio corpo non risponde più ai nostri comandi? Cesarina Vighy ci insegna che si può, anche se questa potrebbe essere l’ultima estate. È una libertà interiore che si acquista giorno dopo giorno attingendo ai propri ricordi, ripensando allo splendido rapporto con il padre, “uomo giusto e tollerante”, alle battaglie vinte. Il merito di questa scrittrice è quello di aver posto al centro del romanzo la sofferenza e la malattia, termini che nella società attuale incutono timore e per questo vengono evitati il più possibile. Ma la vita è anche questo e il libro, straordinario, ne è la consapevole testimonianza.

Cesarina Vighy è nata a Venezia ma vive a Roma dagli anni ’50. Sposata con un uomo che le è affettuosamente vicino e con una figlia, è stata responsabile di importanti biblioteche e ha scritto parecchio senza mai pubblicare nulla. Dopo essere stata colpita dalla malattia da pochi anni, malattia che le ha creato difficoltà nell’uso delle parole, scrive “L’ultima estate” che è il suo primo romanzo pubblicato e col quale ha ottenuto il Premio Campiello Opera Prima. Il libro è stato uno dei cinque finalisti al Premio Strega 2009 piazzandosi al quarto posto.

Voto: 8
Autore: Cesarina Vighy

Titolo: L’ultima estate

Editore: Fazi

Anno di pubblicazione: 2009

Prezzo: 18 euro

Pagine:190

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Alessandra Stoppini

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