Altra ottima prova per Andrea Carraro che con “Il gioco della verità” (Hacca, 2009) elabora una raccolta di racconti che, intersecandosi tra loro, riescono a mettere a nudo alcuni aspetti dell’animo umano.
Con un ritmo serrato e crudo, al tempo stesso iperrealista nei particolari e asciutto nell’essenza, lo scrittore ci conduce per mano davanti al male. Ma non è il male con l’iniziale maiuscola bensì quello quotidiano, insito nei nostri corpi e nelle nostre coscienze.
Personaggi e storie sono violenti ma di una violenza che non è mai “orrorifica” o adornata di effetti scenici prontamente splatter. C’è semmai del “pestifero” nel senso di un germe invisibile e impalpabile capace di penetrare con estrema facilità nei nostri “Io” anche quando sono diversissimi tra loro. Un male oscuro quindi che trova la sua rappresentazione in piccole malignità, incomprensioni sociali, comportamenti incomprensibili e feroci, incapacità di dialogo, lento logoramento della fiducia verso se stessi e verso il mondo circostante.
In questo gioco al massacro viene messa sotto scacco la piccola borghesia, colpevole di non riuscire a creare nuovi valori e nuove strutture ad una società che si evolve alle loro spalle. Cercare di dare nuove fondamenta a ciò che è stato destrutturalizzato in un insieme di parvenze e ritualità di costume ormai depauperate dalla loro essenza iniziale. Muoversi su questa linea non è affatto facile, si rischia un banale nichilismo vuoto a se stesso, ma Andrea Carraro è bravo a giocare tra le linee, dettare ritmi, disegnare luoghi e persone.
In tutti i racconti vige la regola del silenzio, laddove viene rielaborata o soverchiata c’è una rottura ancora più definitiva e totale. “Il gioco della verità” messo in campo nel frammento omonimo è il crollo finale, l’annientamento delle maschere e la vittoria del germe che si allarga ad una velocità anche fin troppo inarrestabile. Una metastasi incurabile che sbatte sulla realtà o sulle mille realtà che si possono creare, vivere, annientare.
Verità e finzione, essenza e parvenza, si sovrappongono, si respingono, si avvicinano nuovamente e si annientano come in un’esplosione primordiale ed irreparabile.
Andrea Carraro (Roma, 1959) è autore di A denti stretti (1990), Il branco (1994, inizialmente pubblicato per intero, unico caso dopo Le parrocchie di Regalpietra di Leonardo Sciascia, sulla rivista «Nuovi Argomenti»), L’erba cattiva (1996), La ragione del più forte (1999), La lucertola (2001), Non c’è più tempo(2002) e Il sorcio (2007). Da Il branco, nel 1994, Marco Risi ha tratto l’omonimo film. Carraro scrive anche per il cinema, la radio e i giornali, tra cui «Il Messaggero» e «la Repubblica».
Voto: 7,5
Autore: Andrea Carraro
Titolo: Il gioco della verità
Editore: Hacca
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 14 euro
Pagine: 214
Articoli correlati

"Monteverde" (Castelvecchi, 2009), uno dei più bei quartieri di Roma. Gianfranco Franchi ne parla in un libro piacevole e divertente, dove l'autore...

È con molto piacere che abbiamo intervistato il poeta Massimiliano Damaggio, autore di Poesia come pietra (Ensemble, 2012), un’opera intensa in...

Alla vigilia della deportazione degli ebrei nei campi di sterminio. Adolfine Freud vive nell’antica casa paterna insieme alle tre anziane sorelle...

"Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" (Garzanti, 2011), il romanzo più famoso di Carlo Emilio Gadda, non è un tipico giallo dalla trama...

Sono i particolari a suscitare le emozioni di Eva, la protagonista di questa breve raccolta di racconti di M. L. Sorrentino, "In un giorno come...

Roma, città protagonista sul palcoscenico mondiale, grazie alle sue innumerevoli meraviglie che l’accompagnano da secoli. Ma per ogni medaglia...

Ritratti e autoritratti degli scrittori della letteratura italiana. Il corpo e gli scrittori, meglio il corpo degli scrittori, visto da loro stessi...

"I canti di Maldoror" (Feltrinelli, 2010) sono un caposaldo della letteratura maledetta dell'ottocento. Si tratta di una raccolta di sei canti, poemi...

Alcuni scrittori sono capaci di creare una preziosa alchimia con il lettore non solo grazie ad un'efficace prosa né solamente per la propria...

“L'Aurelia è una fila di lamiere colorate. Sotto il sole d'agosto a mezzogiorno, carichi oltre ogni irragionevole possibilità, siamo fermi nel...















