Revolutionary Road, un dramma shakespeariano

Alessandra Stoppini

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revolutionary-road2Dietro la facciata dei vetri delle finestre di “Revolutionary Road“, nome che da il titolo al libro di Richard Yates (Minimum Fax, 2009), la vita scorre apparentemente tranquilla. E’ il 1995 e ci troviamo nel Connecticut occidentale, in un sobborgo residenziale di New York, dove le ville sono simili l’una all’altra. I giardini, curati da mani amorevoli, vedono i bambini rincorrersi felicemente e le giovani famiglie che vi abitano conducono una vita serena. CINEMA/Il trailer del film

Frank e April Wheeler, giovane coppia di trentenni con due figli piccoli, Michael e Jennifer, sono una famiglia come le altre. Sembrerebbe di assistere ad uno dei tanti film americani degli anni ’50 – ’60 protagonisti Rock Hudson e Doris Day, la classica middle-class americana dove la vita è un lungo fiume tranquillo. Invece no, perché Frank ed April si sentono ingenuamente diversi, superiori alle loro coppie di amici borghesi e conformisti. Si sono conosciuti in un ambiente bohemien e presto si vorrebbero trasferire a Parigi, città del cuore di April che coltiva sogni di gloria, diventare un’affermata attrice, sogni per ora frustrati partecipando alle recite della filodrammatica locale. Non vorrebbero  fare certo la fine dell’anziana coppia di vicini Helen e Howard Givings dove lui per non sentire le insulse chiacchiere della moglie chiude l’audio dell’apparecchio acustico.

Ma la perfezione non esiste, Frank in verità detesta il suo lavoro e ha una relazione con una sua collega, mentre la moglie sprofonda sempre di più verso l’infelicità. Le liti tra i due si fanno continue e il tanto agognato trasferimento a Parigi diventa un miraggio soprattutto per April, la quale rimane inaspettatamente incinta. Con queste premesse è naturale che il dramma dai contorni shakespeariani sia in agguato. L’unico che si rende conto del fuoco che cova sotto la cenere tra i due coniugi è il figlio dei Givings, John, il quale entra ed esce dal vicino manicomio a causa di un forte esaurimento nervoso.

Il lettore si domanda se sia proprio John l’unico personaggio del libro sano di mente, perché ha compreso tutto di come funziona l’esistenza umana e quindi non si fa più illusioni. Richard Yates in “Revolutionary Road“, pubblicato con successo per la prima volta negli USA nel 1961 e in Italia per i tipi della Garzanti nel 1964 con il titolo “I non conformisti“, fa una cronaca lucida e spietata dell’ipocrisia e del falso perbenismo della società americana anni Cinquanta e del naufragio di un matrimonio per noia, routine, mancanza di passione e spirito di sacrificio.

Il romanzo resta sempre attuale
, forse è anche per questo motivo che nel corso degli anni è diventato un classico. Onore al merito dunque a Minimum Fax che lo ha ristampato una prima volta nel 2003 e recentemente, all’inizio del 2009, nella collana I Quindici, con una prefazione di Richard Ford, in contemporanea con l’uscita nei cinema del film omonimo.

Richard Yates, scrittore, giornalista e sceneggiatore statunitense, è nato a Yonkers nel 1926 ed è morto a Birmingham, in Alabama nel 1992. Non ha frequentato nessuna università. Ha partecipato alla II Guerra Mondiale. Divorziato due volte ha avuto tre figlie. Ha scritto sette romanzi e due raccolte di racconti. “Revolutionary Road” è considerato il suo romanzo migliore (durante un’intervista dichiarò che la sua disgrazia era stata scrivere all’inizio il suo libro migliore), il cui realismo ha influenzato l’opera di scrittori quali Raymond Carver e Richard Ford.

Voto: 7
Autore: Richard Yates
Titolo: Revolutionary Road
Editore: Minimum Fax
Prezzo: 18 euro
Pagine: 426

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Alessandra Stoppini

One Comment

  1. arianna

    ho visto il film…mi ha davvero impressionata.spero di riuscire a leggere il libro molto presto.