“Come la madre”, ennesima prova di Mac Cullough

Elena Romanello

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come-la-madreAlla fine degli anni Settanta era diventata famosa come scrittrice di romanzi d’amore con”Uccelli di rovo“. In realtà Colleen Mac Cullough, australiana di origini scozzesi, ha poi saputo spaziare su tutti i generi, toccando i romanzi storici di ambientazione antica, il romanzo di formazione e questo thriller “Come la madre” (Rizzoli, 2007). In una cittadina del Connecticut, a metà anni Sessanta, vengono ritrovati tra i rifiuti di un laboratorio di sperimentazione animale i resti di una sedicenne di origini ispaniche.
Questo sarà solo il primo di una serie di omicidi analoghi, all’apparenza inspiegabili, e rivolti tutti verso giovanissime ispaniche e di colore, le due etnie al centro delle lotte per l’emancipazione dell’epoca.

Il protagonista è il tenente Carmine Delmonico, di origini italiane. Eroe solitario in cerca della verità, che si scontra con il microcosmo della clinica di esperimenti, un microcosmo multietnico, visto che ci lavorano l’indiano Chandra e il giapponese Sutsuki, dove non mancano reminescenze della tragedia nazista, con il personaggio di Kurt Schiller, omosessuale represso con l’ombra di un padre legato ad Hitler. Il tenente Delmonico, divorziato e con una figlia dall’età vicina a quella delle vittime, troverà un aiuto inaspettato e forse non solo quello in Desdemona Dupré, responsabile amministrativa del centro.

L’autrice si pone più vicina al moderno thriller statunitense e non solo. Da Thomas Harris a Stieg Larsson, che non ai classici anglosassoni del giallo, tra omicidi, ricerca del colpevole, dettagli realistici, regalando ai suoi lettori un intreccio avvincente, con un controfinale a sorpresa e non risolutivo, mescolando drammi familiari, antichi rancori, moderne battaglie per l’emancipazione, umanità e crudeltà.

L’umanità è il tratto che si evince nella storia, nel personaggio di Delmonico e della sua ricerca della verità, ma anche in quelli delle famiglie delle vittime, ennesime innocenti destinate ad una fine che non si riesce a sventare fino, e forse non del tutto, al finale.

Forse gli aficionados di “Uccelli di rovo” troveranno questo romanzo troppo lontano e troppo forte per i loro gusti, anche se il buon stile di scrittura dell’autrice è sempre quello. Per gli appassionati dei thriller ci si trova di fronte indubbiamente ad un libro onesto e interessante, che anche se riprende in mano tematiche in fondo già viste lo fa in maniera non banale, originale, senza tanti stereotipi e presentando bene un ritratto di luogo e d’epoca.

E questa cittadina del Connecticut in cui arrivano echi di lotte e di nuovi diritti è alla fine la coprotagonista di tutta la vicenda, una vicenda che ha le sue radici nell’epoca della Grande Depressione del 1929 per arrivare poi ad un epilogo agghiacciante e aperto.

Colleen McCullough è nata e vive in Australia. Dopo Uccelli di rovo ha scritto molti altri romanzi di grande successo, tutti pubblicati in Italia da Rizzoli e oggi disponibili in Bur. Tra i più recenti ricordiamo La casa degli angeli (2005), Come la madre (2006) e Cleopatra (2007).

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Elena Romanello

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